Nel nostro Paese la situazione va un po’ meglio, con un picco massimo del 15%. Cosa si può fare per fermare questa epidemia? Le risposte degli esperti dell’Auxologico di Milano.

 

 

 

Il rapporto europeo sull’obesità del 2022 firmato dall’Oms, rivela che i tassi di sovrappeso e obesità hanno raggiunto proporzioni epidemiche in tutta la regione europea e che sono in continuo aumento. C’è di più, nessuno dei 53 Stati membri ha imbroccato la strada giusta per raggiungere l’obiettivo prefissato dall’Oms per limitare le malattie non trasmissibili (Ncd) e fermare il costante incremento di peso entro il 2025.

Il dossier rivela che nella Regione Europea il 59% degli adulti e che quasi un bambino su 3 (29% dei maschi e 27% delle femmine) è in sovrappeso o obeso. Questa situazione fa sì che il nostro continente venga collocato al secondo posto nel mondo dietro gli Stati Uniti.

Più precisamente il Regno Unito è al quarto posto dietro Israele, Malta e Turchia. Ormai la questione viene considerata tra le principali cause di morte e disabilità, con stime che indicano 1,2 milioni di decessi all’anno, corrispondenti a oltre il 13% della mortalità totale.

Che cos’è l’obesità? La definizione è: un eccesso di sovrappeso. Avere un indice di massa corporea (Bmi) da 25 a 29,9 è classificato come sovrappeso, mentre 30 o superiore è definito obeso. Il rapporto ha rilevato che gli uomini europei avevano maggiori probabilità di essere in sovrappeso o obesi in generale, sebbene più donne convivessero con l’obesità (24%) in Europa rispetto agli uomini (22%).

L’obesità aumenta il rischio di molte malattie non trasmissibili, inclusi tumori, problemi cardiovascolari, diabete di tipo 2 e malattie respiratorie croniche. C’è di più. Il problema è considerato una causa di almeno 13 diversi tipi di cancro ed è probabile che sia direttamente responsabile di almeno 200 mila nuovi casi di cancro all’anno, destinati a crescere ulteriormente.

Purtroppo, le persone in sovrappeso e obese sono state colpite in modo negativo dalla pandemia di Covid-19. Durante questo periodo ci sono stati cambiamenti sfavorevoli nel consumo di cibo e nei modelli di attività fisica e tutto ciò avrà effetti negativi sulla salute della popolazione nei prossimi anni.

Anche i fattori ambientali che caratterizzano la vita in una società altamente digitalizzata sono elementi negativi. Il rapporto prende in esame il marketing digitale di prodotti alimentari malsani per i bambini e la proliferazione dei giochi online sedentari che contribuiscono alla crescente ondata di sovrappeso.

Per contro, si potrebbero utilizzare le piattaforme digitali per promuovere le tematiche su salute e benessere. Hans Kluge, direttore regionale dell’Oms per l’Europa, ha affermato che è ancora possibile invertire l’epidemia di obesità in Europa: “Creando ambienti più abilitanti, promuovendo investimenti e innovazione nella salute e sviluppando sistemi sanitari forti e resilienti”.

Per affrontare l’epidemia, il rapporto raccomanda una serie di interventi che gli Stati membri dovrebbero prendere in considerazione. Qualsiasi politica nazionale che miri ad affrontare i problemi del sovrappeso e dell’obesità deve avere alle spalle un impegno politico di alto livello. Si dovrebbero mettere a punto programmi in grado di raggiungere le persone lungo tutto il corso della vita e prendere di mira le disuguaglianze.

Gli sforzi devono considerare quali sono i fattori determinanti della malattia, mentre le opzioni politiche dovrebbero allontanarsi da approcci incentrati sugli individui e affrontare gli elementi strutturali dell’obesità.

Il rapporto evidenzia alcune politiche specifiche utili per raggiungere lo scopo. Attuazione di interventi fiscali (come la tassazione delle bevande zuccherate o i sussidi per cibi sani); restrizioni alla commercializzazione di alimenti malsani per i bambini; miglioramento dei servizi di gestione dell’obesità e del sovrappeso nell’assistenza sanitaria di base; sforzi per migliorare la dieta e l’attività fisica nel corso della vita, compresi il pre-concepimento e la cura della gravidanza, la promozione dell’allattamento al seno, gli interventi a scuola e gli interventi per creare ambienti che migliorino l’accessibilità e l’accessibilità dei cibi sani e le opportunità per l’attività fisica.

 

La situazione in Italia

I dati relativi all’obesità in Europa diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non sorprendono i medici e i ricercatori italiani che si occupano ormai da molti decenni del fenomeno e di tutte le sue conseguenze cliniche e sociali.

È il caso dell’Auxologico che del problema obesità ha fatto uno dei suoi punti di forza da oltre mezzo secolo, tanto da essere tra l’altro ideatore e realizzatore del periodico Rapporto sull’obesità in Italia di cui, proprio lo scorso anno, è uscita la nona edizione dedicata allo stato dell’arte nella ricerca, nella clinica e nella terapia dell’obesità, curata da oltre 40 autori tra i maggiori specialisti nazionali e internazionali del settore.

“I dati OMS sulla prevalenza dell’obesità – spiega Simona Bertoli, Direttore del Centro Ambulatoriale Obesità di Auxologico e Professore ordinario di scienze dietetiche all’Università di Milano -, sono molto preoccupanti ma non stupiscono gli esperti. Da ormai molti anni si parla di pandemia dell’obesità con profonde ricadute sulla qualità e sull’aspettativa di vita.

E il Covid 19 ha fatto emergere quanto il soggetto obeso sia più fragile e vulnerabile rispetto ai soggetti normopeso. Come riportato nel rapporto obesità 2021 pubblicato da Auxologico, i dati Istat italiani sono solo poco più confortanti rispetto a quelli generali europei mostrando una prevalenza media di obesità dell’11%, con un marcato gradiente Nord-Sud e un significativo aumento della prevalenza nel sesso maschile e nei soggetti più anziani. Intorno ai 50 anni, infatti, almeno la metà della popolazione adulta risulta in eccesso di peso, e nella fascia di età 65-74 anni questa supera il 60%, con la stima più elevata di obesità pari al 15,6%”.

“Prevenzione e terapia sono le parole chiave – prosegue la Bertoli -, per sconfiggere l’obesità. Nel 2019 L’Aula della Camera ha approvato una mozione volta a riconoscere l’obesità come vera e propria patologia cronica e questo passaggio probabilmente favorirà la svolta. Non siamo di fronte alla sconfitta della ‘dieta’, essa insieme all’esercizio fisico continua a rappresentare una valida strategia d’intervento ma non da sola. L’obesità è una patologia complessa e multifattoriale e per sconfiggerla serve una terapia integrata nutrizionale, psico-comportamentale e motoria che può avvalersi anche di trattamenti farmacologici e approcci chirurgici quando necessario. La nostra esperienza clinica nella cura dell’obesità e le numerose evidenze scientifiche raccolte negli ultimi decenni dimostrano che stiamo andando ‘dall’obesità’ alle ‘obesità’, ossia forme di obesità diverse per cause e conseguenze, per ciascuna delle quali è necessario un percorso diagnostico e terapeutico altamente specializzato”.

L’obesità grave è una malattia cronica che necessita di essere seguita per tutto l’arco della vita dei pazienti e che ha rilevanti costi personali e sociali. “Per l’Italia si può stimare che i costi sociali dell’obesità rappresentino almeno il 4% della spesa sanitaria italiana e che il complesso dei costi sociali valga qualche punto percentuale di Pil – sottolinea Giovanni Fattore, docente di Health Policy presso SDA Bocconi School of Management e Università Bocconi, tra gli autori del Rapporto Obesità –. Pertanto, non solo l’obesità causa una drammatica perdita di anni di vita attesa e di qualità di vita, ma impoverisce le persone interessate e la società in generale sia a causa dei maggiori costi sanitari (principalmente per i rischi correlati all’obesità) sia a causa dei suoi effetti sulla capacità delle persone obese di produrre economicamente. Infatti, l’obesità, essendo fattore di rischio di numerose patologie, impatta sulla perdita di giornate lavorative, sulla produttività per ora lavorata e sul prepensionamento. Dal punto di vista delle attività di ricerca è però fondamentale andare oltre. Anche rispetto alla dimensione economica, occorre individuare e testare gli interventi che funzionano, che effettivamente permettono una riduzione dell’incidenza e della prevalenza dell’obesità. Dati gli straordinari costi sanitari e sociali dell’obesità è sconvolgente la scarsa quantità di risorse destinata a contrastarla. È veramente irrazionale investire così poco per una condizione, l’obesità appunto, che è così importante per la salute e l’economia”.

 

 

 

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