Dai dati della navicella spaziale New Horizon nuove ipotesi sulla formazione del nostro sistema.

 

L’oggetto che vedete nell’immagine è un asteroide nella Fascia di Kuiper, una zona all’estrema periferia del Sistema Solare oltre l’orbita di Nettuno, situata a una distanza pari da 30 a 50 volte quella tra noi e il Sole,  dove si trovano oltre centomila corpi celesti di piccole dimensioni e i residui dei “mattoni” che hanno formato i pianeti.

Scoperto nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble, ha subito attirato l’attenzione degli astronomi per la sua particolare forma, risultato della collisione e poi fusione di due asteroidi di 21 e 15 chilometri di diametro, tanto che è diventato un target della missione della sonda spaziale New Horizon, lanciata per vedere che cosa c’è al di là dei più lontani pianeti del nostro sistema.

Nel 2019 la sonda ha effettuato un passaggio ravvicinato ad Arrokoth, battezzato così in onore di una tribù di nativi americani, e ha raccolto preziose informazioni su questo oggetto, lontano 45 volte la distanza Terra-Sole.

I dati sono stati analizzati e studiati da tre team di ricercatori che hanno adesso, a distanza di un anno, pubblicato i risultati delle loro indagini sulla rivista Science.

Il primo articolo si occupa della genesi di Arrokoth. Secondo gli scienziati i due lobi dell’oggetto erano in precedenza due corpi celesti indipendenti, che si sono fusi in uno solo, ma in modo delicato. Proprio come si suppone sia successo 5 miliardi di anni fa ai tanti corpi rocciosi, chiamati planetesimi, che si sono aggregati per formare corpi sempre più grandi fino ad arrivare ai pianeti.

Secondo i risultati delle analisi dei dati Arrokoth si sarebbe formato in una zona ben precisa del Sistema Solare e non, come vorrebbe la attuale teoria, chiamata dell’accrescimento gerarchico, da tanti oggetti provenienti dalle più disparate parti del sistema.

Nel secondo articolo un altro gruppo di scienziati giungono alla stessa conclusione sull’origine di Arrokoth, ma ci arrivano dall’analisi della superficie dell’asteroide. Che si presenta diversa da quella di tutti gli altri corpi simili nel Sistema Solare, con meno crateri da impatto, testimonianza che è rimasta pressoché invariata dall’epoca della formazione planetaria, 4 miliardi di anni fa.

Il terzo articolo infine riguarda la composizione chimica dell’oggetto. Che è freddo e coperto da metanolo ghiacciato ed altre molecole organiche complesse non ben identificati, che gli conferiscono un colore rossastro.

Secondo gli scienziati il metanolo potrebbe essersi formato dall’irradiazione di acqua e metano ghiacciati da parte dei raggi cosmici, anche se l’acqua non è stata rilevata dagli strumenti a bordo della sonda New Horizon. Potrebbe essere presente ma non rilevabile. La composizione e il colore di Arrokoth supportano anch’essi l’ipotesi che l’oggetto si sia formato in una regione precisa del Sistema Solare, smentendo così l’attuale teoria di formazione planetaria.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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