Pur essendo noi il popolo dalla cultura alimentare migliore facciamo di tutto per mangiare male.

 

“Dimmi come mangi e ti dirò chi sei”. Antichi proverbi, realtà moderne delineate dall’analisi sociologica dei comportamenti alimentari raccolti nei Test della Piramide di Curare la Salute e presentato da Ketty Vaccaro, responsabile area salute dell’istituto di ricerca Censis. Sì perché l’analisi è firmata Censis.

Sempre attuale, anche se di qualche anno fa ma probabilmente non letta attentamente dagli italiani. Perché, pur essendo noi il popolo dalla cultura alimentare migliore e per questo definibile elisir di lunga vita, facciamo di tutto per mangiare male, imitando in chiave esterofila i “tossici” del cibo spazzatura.

La ricercatrice, elaborando i dati raccolti dal Test della Piramide (quasi 30 mila dati, un campione riponderato e ritenuto statisticamente attendibile) presente sulla rivista www.curarelasalute.com, ha potuto identificare cinque gruppi omogenei connotati da determinate abitudini alimentari.

 

Le quarantenni sempre a dieta (proteica) 31,6% – Le donne sono tradizionalmente più attente alla salute, trovandosi spesso nella responsabilità naturale di prendersi cura di sé e del resto della famiglia.

Viene individuata peraltro questa peculiare categoria di donne, diversa dalla tradizionale categoria delle casalinghe; all’opposto si tratta di donne lavoratrici, spesso in carriera, orientativamente quarantenni. Mostrano una specifica attenzione alla propria salute, maggiormente indirizzata alla salute del corpo: fanno attività fisica (di solito palestra), amano il cibo e gli alcolici, fanno uso prevalente di proteine, ma sono carenti in molti altri cibi, soprattutto nei cereali.

 

Le salutiste 22.5% – La fascia di età di questo profilo è più elevata. Si tratta prevalentemente di donne, di educazione culturale medio-elevata, in età perimenopausale. Sono molto impegnate nella protezione della salute: fanno attività fisica, mangiano pesce e carni bianche, legumi, pochi cereali, frutta, ma poca verdura (anche se sono convinte di consumarne molta). Si concedono qualche dolce.

 

Le sobrie 13.8% – Le donne più anziane di questo profilo sono in buona parte laureate e hanno una concezione molto elitaria della propria salute. Fanno attività fisica, mangiano prevalentemente cereali e legumi, pochissima carne, uova, latte e derivati. Consumano frutta e verdura, ma meno di quanto ritengono di assumere.

 

I maschi onnivori 14% – Questo profilo accomuna prevalentemente maschi dai 30 anni in su, con titolo di studio medio. Sono di solito caratterizzati da attività volutamente salutistiche: fanno attività fisica anche sostenuta, consumano frutta e verdura, ma si concedono gratificazioni alimentari anche ampie: bevono più di un bicchiere di vino al giorno, mangiano pasta e pane anche in porzioni abbondanti, nonché carni di tutti i tipi, occasionalmente pesce, latticini e uova.

 

I giovani voraci 18.1% – Maschio e giovane uguale vorace; questo profilo risulta abbastanza ben caratterizzato: è composto prevalentemente da maschi, di età al di sotto di 30 anni, fanno attività fisica e mangiano di tutto (ma raramente il pesce) in porzioni abbondanti. Indulgono facilmente, per non dire eccedono, negli alcolici e nei dolci.

 

Quindi, maschi più voraci, donne più attente, buona attenzione allo sport: ma rimangono importanti aree carenziali. Complessivamente si desume che il consumatore ideale, in fatto di corretta alimentazione, probabilmente non esiste. Anche nei migliori profili, dove risulta una adeguata attenzione al consumo di frutta e verdura, all’attività fisica, rimangono aree carenziali che andrebbero corrette allo scopo di garantire una adeguata protezione della salute.

Inoltre emerge che, anche se il nostro paese è considerato la culla della Dieta Mediterranea, va sempre considerato il rischio di sviluppare carenze alimentari di una certa rilevanza, soprattutto in periodi di maggiore necessità nutrizionale dovuta a stress, impegni lavorativi e di studio, età particolari, come l’infanzia, la gravidanza, la maturità e la terza età.

Va segnalato peraltro un aspetto preoccupante: il consumatore spesso ha una errata percezione dei propri consumi alimentari, in termini di qualità e quantità. L’analisi del Censis ha infatti evidenziato una discrepanza fra i consumi dichiarati e il giudizio individuale sulle proprie abitudini nutrizionali: un problema in più da risolvere per i professionisti della salute, impegnati a offrire strumenti di rieducazione alimentare per ricondurre la popolazione a consumi più sani.

Il quadro emerso dall’analisi è abbastanza sorprendente e ci racconta di una popolazione, quella italiana, in cui risulta la crescente tendenza a consumare poca frutta, verdura e pesce, pochi legumi, addirittura poca pasta. Soltanto l’olio – un alimento elettivamente tipico del mediterraneo – mantiene stabilmente il suo consumo.

«È un segno del paradosso alimentare di questi tempi», dice Michele Carruba, direttore del centro studi e ricerche sull’obesità dell’Università di Milano. «L’abbondanza dei cibi oltre al cambiamento dello stile di vita e abitudini alimentari hanno portato a un impoverimento nella qualità dei consumi – spiega – e all’abbandono di quegli alimenti più semplici ma nutrizionalmente più nobili che appartengono da sempre alla nostra cultura mediterranea».

Più colpite da questo paradosso alimentare sono le popolazioni esposte a rischi carenziali: bambini, donne in gravidanza, anziani, ma anche tutte le persone impegnate in attività fisiche e psichiche stressanti.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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