Cosa sappiamo dell’universo. Di Amedeo Balbi.

 

Che cosa sappiamo, oggi, dell’universo? Tutto e niente. Tutto, perché sappiamo quanto pesa, cosa contiene, che forma ha. Niente, perché del 95% della sua materia ed energia non conosciamo l’origine né la sua intima essenza.

E, soprattutto, ci sono ignoti i suoi limiti: sia spaziali, sia temporali. Abbiamo dedotto quanto è vecchio, ma non possiamo sapere – né probabilmente sapremo mai – cosa c’era prima. E cosa ci sarà dopo. Se ci sarà un dopo: al momento sembra che il nostro universo sia destinato ad espandersi per sempre.

Se sarà così – e i dati a nostra disposizione non dicono il contrario – arriverà un giorno in cui ogni abitante di ogni galassia non potrà più vedere le altre, distanziatesi così tanto tra loro che la luce non riuscirà mai ad arrivare da una all’altra.

I futuri abitanti dell’universo non potranno così capire quel poco o tanto che oggi noi conosciamo sulla sua natura, perché non vedranno, in cielo, altro se non le stelle della propria galassia, e basta.

E neanche in passato, 9 miliardi di anni fa, per chi ha abitato l’universo a quell’epoca, era possibile scoprire quei segreti che oggi conosciamo: fino ad allora, infatti, l’universo si stava comportando in maniera completamente opposta a ciò che sta facendo ora.

Viviamo in un’epoca fortunata, da questo punto di vista. Ma ci sono orizzonti che non potremo mai valicare, perché non possiamo guardare indietro nel tempo abbastanza: c’è una barriera che ci impedisce di scrutare cosa c’era all’origine dell’universo e possiamo solo vedere l’ombra (anzi la debole luce) di quel periodo nell’eco delle sue vestigia diluite nel cosmo.

C’è dunque un orizzonte che la fisica non può trascendere? In realtà sono tanti, quando si parla dell’universo. Forse un giorno capiremo e “vedremo” le entità “oscure” che lo costituiscono quasi per intero e che si rivelano a noi in modi indiretti; ma sappiamo, fin da ora, che certi limiti non sono e non saranno mai alla nostra portata.

Ecco che allora gli scienziati invocano astrazioni matematiche e concetti metafisici per superarli, come il multiverso. Anzi, alcune teorie, purtroppo ancora in voga, non solo prevedono l’esistenza di infiniti universi, ma la esigono!

E, sebbene l’autore si professi laico sin dall’inizio e lo postilli anche alla fine, leggendo questo libro si ha proprio la sensazione che l’universo statico, immutabile, perenne ed eterno, che non ha bisogno di altre entità e che tanto piaceva ad Einstein e ad altri fisici dello scorso millennio, non abbia ragione d’esistere.

La lettura è facile e scorrevole, quindi è consigliato anche a chi è a digiuno di astronomia e astrofisica, ma per gli appassionati costituisce un interessante ed appassionante approfondimento che offre notevoli spunti di riflessione.

 

 

UTET

EAN: 9788851171308