Un team di astronomi ha eseguito un’analisi per scoprire se una civiltà tecnologicamente evoluta può aver piazzato trasmettitori nel nostro sitema. Ecco cosa hanno trovato.
Non ci sono alieni nei pianeti attorno le tre stelle di stelle di Alfa Centauri, a soli quattro anni luce da noi. O almeno non forme di vita con intelligenza superiore alla nostra, in grando di inviare sonde interstellari nel nostro sistema.
O magari ci sono, ma non hanno inviato sonde, oppure quei mondi sono disabitati e altre civiltà ancora più lontane non li hanno usati come avamposti per comunicare con queste fantomatiche sonde. Insomma, da lì non ci stanno spiando con tecnologie aliene.
È questa la conclusione a cui giunge uno studio pubblicato sull’ultimo numero di The Astronomica Journal, effettuato da un pool di astronomi con lo scopo proprio di rilevare l’eventuale presenza nel Sistema Solare di artefatti extraterrestri, mandati qui per fungere da “ponti radio” per trasmettere ai loro creatori i dati raccolti da sonde esplorative o come ripetitori per le comunicazioni.
Invece di cercare tracce di attività tecnologica, chiaro segno di presenza di intelligenza extraterrestre, direttamente attorno ad altre stelle, l’idea è quella di vedere se gli alieni hanno mandato qualcosa nei nostri paraggi, “artefatti materiali che possono essere stati inviati durante uno sforzo di esplorazione galattica a lungo termine”.
Già negli anni ’60 dello scorso secolo gli scienziati avevano ipotizzato che “comunità superiori avrebbero inviato sonde materiali ai sistemi stellari vicini ai fini della comunicazione”.
E che “se ci sono sonde all’interno del Sistema solare collegate a una rete di comunicazione interstellare, potremmo rilevarle intercettando le loro trasmissioni”.
Se abitanti di altri mondi volessero esplorare la galassia con sonde automatizzate, dovrebbero affrontare il problema delle telecomunicazioni a lunga distanza.
Le comunicazioni tra le sonde aliene e la loro base attraverso distanze interstellari richiederebbero potenze di trasmissione straordinariamente elevate, per garantire che una parabola ricevente distante possa ricostruire in modo affidabile i pacchetti di informazioni trasmesse.
Queste sonde dovrebbero quindi essere enormi, per avere a bordo strumenti e fonti di energia per trasmettere così lontano. E, se fossero qui, non sarebbero sfuggite ai nostri telescopi, naturalmente.
Ma extraterrestri in grado di costruire oggetti che arrivano da noi dai più remoti anfratti della Galassia avrebbero ovviamente pensato preventivamente alla soluzone per miniaturizzare le loro navicelle esplorative: usare il Sole e altre stelle lungo il percorso che li separa da noi per amplificare la trasmissione dei segnali.
Oggetti massicci come le stelle, infatti, curvano lo spazio-tempo, creando delle “lenti gravitazionali”, che sono in grado di amplificare le radiazioni elettromagnetiche che passano nelle loro vicinanze.
Noi usiamo questo effetto per vedere galassie molto distanti, inaccessibili con gli attuali telescopi: la luce che emettrono viene distorta da altre galassie (molto massicce) che si trovano più vicino a noi, ma sulla stessa linea visuale e in questo modo la loro immagine ci giunge ingrandita, come se passasse attraverso una lente.
Navi spaziali extraterrestri che esplorano la Galassia, al fine di comunicare attraverso queste distanze interstellari, avrebbero creato una rete di sonde sfruttando le stelle come lenti gravitazionali, per amplificare il segnale delle loro trasmissioni. Una sorta di network galattico, dove i nodi sono sonde e stelle, proprio come in una rete intertet terrestre.
Se il Sole fa parte di questo internet spaziale, allora ci devono essere delle sonde nel nostro sistema. Tali dispositivi non sarebbero probabilmente rilevabili attraverso l’osservazione ottica diretta, ma il monitoraggio a più lunghezze d’onda potrebbe rilevare segnali che trapelano da questo sistema di comunicazione.
Tutto quello che dobbiamo fare per cercare sonde aliene nel Sistema Solare, quindi, è provare a intercettare le loro trasmissioni. Come, dove e cosa cercare però non è banale.
Nel lavoro appena pubblicato gli astronomi si sono concentrati nella ricerca di una sonda ipotetica a contatto con Alfa Centauri, che è la stella a noi più vicina. Dato che il lavoro descritto è molto specialistico, anche se non di difficile comprensione, tralasciamo di riportarlo.
Arriviamo alla conclusione. Nei luoghi ipotizzati e nelle bande di comunicazone analizzate, tuttavia, non hanno trovato nulla che fosse di origine “artificiale”.
Già che c’erano, i ricercatori hanno fatto la stessa analisi per HD 13908, una stella un po’ più grande del Sole distante 230 anni luce nella costellazione di Cassiopea e che ha almeno due esopianeti. Anche se non era l’obiettivo principale della loro indagine, anche in questo caso l’esito è stato inconcludente.
Significa che non ci sono sonde aliene nel Sitema Solare? Non è detto. Il lavoro si basa su ipotesi, più che plausibili, su come e cosa cercare, ma queste potrebbero essere supposizioni errate.
Altri team di ricerca potrebbero ipotizzare altri metodi di ricerca o supporre premesse completamente diverse e in quel caso una eventuale indagine potrebbe portare a risultati interessanti.
Non dimentichiamo che per andare a trovare qualcosa bisogna prima definire i parametri di ricerca, che non sono assoluti.
E poi, la premessa principale, è che supponiamo che gli alieni ragionino come noi e abbiano fatto quello che noi faremmo se fossimo al posto loro. E se fossero molto più evoluti di noi e avessero scoperto altri sistemi per esplorare sistemi planetari molto più efficienti? Magari c’è effettivamente qualche sorta di sonda nascosta tra Mercurio e il Sole o dietro una luna di Giove o che vaga nella sterminata fascia di Kuiper di asteoridi al di là di Nettuno, ma se non sappiamo cosa cercare, allora resterà una supposizione, un’ipotesi, una suggestiva fantasia e nulla di più.
