Andrea Ammon, direttore del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), fa il punto al 27 aprile: 200 casi nel mondo.

 

 

La Gran Bretagna è il Paese più colpito (o quello che sta facendo un monitoraggio migliore) con 111 infettati, altri 40 casi sono stati identificati nell’Unione Europea, ma segnalazioni arrivano anche da Stati Uniti, Israele e Giappone.

In Italia ci sarebbero meno di 10 casi, definiti probabili. L’attuale focolaio ha portato a livello globale ad almeno 17 trapianti di fegato in pazienti di età inferiore ai 16 anni e a un decesso, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La causa? Ancora in fase di studio. Esclusa la correlazione con i vaccini anti Covid, perché si parla di una popolazione colpita che, per definizione, non è vaccinata (i casi nella media riguardano bambini sotto ai 5 anni), o ha tassi di vaccinazione molto bassi (fascia 6-11 anni).

Le altre due ipotesi virologiche sono essenzialmente: un virus noto che per qualche ragione è diventato più aggressivo, o un virus noto che ha modificato un pochino le sue caratteristiche genetiche ed è diventato più pericoloso.

Nel primo caso, al momento più probabile, parliamo di un virus che il nostro organismo per qualche ragione (mascherine, distanziamento e misure anti Covid) non ha visto per due anni: il nostro sistema immunitario non si è “indebolito”, ma è diventato un po’ più disattento, con il risultato che anche un virus già noto può diventare più infettivo e potenzialmente pericoloso.

L’adenovirus è stato riscontrato in circa la metà dei casi studiati, però gli adenovirus ci sono anche nelle persone sane. Quindi bisogna capire innanzitutto se c’è davvero un aumento della circolazione di questi virus, poi, nel caso, bisognerebbe dimostrare la correlazione causa effetto, cioè capire se questi adenovirus siano in gioco in qualche maniera in queste epatiti, dato che normalmente non le provocano se non in soggetti gravemente immunodepressi.

Nel report inglese sulle epatiti si punta l’attenzione su un tipo di adenovirus, chiamato F41. Potrebbe essere un adenovirus mutato diventato più pericoloso la causa? Verifiche sono in corso in vari laboratori, in particolare in Gran Bretagna dove vi sono più colpiti.

 

 

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