Colpisce ogni anno circa 2.400 donne in Italia e rappresenta il quinto tumore per incidenza nelle donne sotto i 50 anni. Le donne si sottopongono ai test, ma non sono sensibilizzate sulla malattia.

 

 

Quando si parla di salute, benessere e sicurezza femminile, sono ancora molte le sfide che l’Italia deve affrontare per raggiungere gli obiettivi dell’Ue. Il tumore della cervice uterina colpisce ogni anno circa 2.400 donne in Italia e rappresenta il quinto tumore per incidenza nelle donne sotto i 50 anni.

In Italia il 79% delle donne fra i 25 e i 64 anni di età si sottopone allo screening cervicale. Questo dato dimostra un’elevata attenzione all’autocontrollo, ma purtroppo non riflette una particolare sensibilità riguardo al problema.

Le donne, infatti, si sottopongono ai test in ambito privato durante visite ginecologiche più estese e, a volte, gli esami non vengono ripetuti negli anni successivi. Accompagnare le donne in un percorso di sensibilizzazione significa ridurre questi interventi spontaneistici senza controlli precisi, per guidarle verso uno screening organizzato e articolato nel tempo in strutture certificate, che ha come obiettivo combattere il cervico-carcinoma.

La predisposizione da parte delle donne italiane verso la prevenzione e gli screening è stata analizzata dall’Hologic Global Women’s Health Index, il primo studio comparativo globale che analizza lo stato di salute delle donne in 116 Paesi del mondo.

La ricerca mette in evidenza la diffidenza delle italiane nel partecipare ai programmi di prevenzione oncologica: solo il 16% dice di essersi sottoposto agli screening gratuiti del SSN per il cancro nell’ultimo anno. Un dato che in Italia si differenzia anche per fasce di reddito: le italiane con reddito medio (19%) sono le più attente, a differenza delle fasce più alte (11%) e più basse (13%).

In quest’ottica, è prioritario sensibilizzare la popolazione, in particolare la fascia di età adolescenziale (a cui è rivolta la vaccinazione contro il papilloma virus), riguardo a insorgenza della malattia, screening, igiene, corrette abitudini comportamentali e sessuali. Diventa quindi un intervento di medicina sociale che permette di capire lo sviluppo del tumore e di controllarlo facendo prevenzione sull’identificazione del virus che lo induce.

 

 

 

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