Ha un tempo di incubazione più breve della Omicron 1 e non si sa ancora se può reinfettare chi ha già preso la prima, ma la copertura dei vaccini sembra buona.

 

 

La sottovariante Omicron nota come BA.2, e “volgarmente” chiamata Omicron 2, al momento già in circolazione in almeno 69 Paesi, inclusi gli Stati Uniti, il Regno Unito e l’Italia, avverte che la pandemia non è finita.

La velocità con cui si sta diffondendo potrebbe presto rendere questa forma virale la versione dominante del Sars-Cov-2, con il rischio concreto che possa ridare vitalità alle infezioni, il che significherebbe un rallentamento della tendenza al ribasso in Paesi come il nostro, dove la variante “sorella” Omicron 1 (BA.1) ha già fatto registrare un corposo aumento dei contagi, e un picco più elevato nei luoghi dove questo apice di infezioni non è ancora stato raggiunto.

Oltre all’effettiva possibilità che nei Paesi dove si sta abbandonando ogni limitazione, la sua circolazione incontrollata favorisca l’evoluzione virale e dunque l’emergere di nuove varianti.

Tutto questo perché BA.2 sembra essere ancora più contagiosa di BA.1, che a sua volta lo era già molto di più di Delta. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che si aspetta di vedere “la sottovariante BA.2 in aumento nel rilevamento in tutto il mondo”, ha affermato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico per l’emergenza Covid-19 dell’OMS, anche se non è ancora chiaro se possa reinfettare le persone che hanno contratto una precedente versione di Omicron.

Quella designata con la lettera greca Omicron dall’OMS non è una singola forma virale, ma comprende la variante Omicron “standard” B.1.1.529, tre sottovarianti – BA.1 (nota anche come B.1.1.529.1), BA.2 (B.1.1.529.2) e BA.3 (B.1.1.529.3) –, e la sub-sottovariante BA.1.1, che presenta un’ulteriore mutazione R346K, che si sospetta possa fornire ulteriore potenziale di fuga immunitaria.

BA.2 (Omicron 2), in particolare, condivide 38 mutazioni con BA.1 (Omicron 1) ma ha ulteriori 27 mutazioni uniche. Nello specifico, a livello della proteina Spike non presenta una mutazione che distingue le varianti Omicron B.1.1.529, BA.1 e BA.3, nota come delezione 69-70.

Questa differenza le è valsa l’appellativo di “stealth” Omicron non perché sia davvero “invisibile” ai test diagnostici ma perché uno degli espedienti utilizzato per identificare le altre versioni di Omicron prima del sequenziamento non funziona.

Questo espediente, che ha permesso ai ricercatori di sospettare un’infezione da Omicron già dal risultato del test molecolare, risiede nel fatto che uno dei tre geni bersaglio (il gene S) che indicano la presenza del virus nel campione, nel caso di Omicron standard e delle sue sottovarianti BA.1 e BA.3 non viene identificato.

Nel caso, invece, di infezione da Omicron BA.2 il gene S è correttamente rilevato, per cui per verificare quale sia il ceppo virale responsabile dell’infezione è necessario analizzare la sequenza genetica del virus.

Nonostante i dati evidenzino che i casi di Covid causati da Omicron 2 crescono molto più rapidamente rispetto a Omicron 1, la buona notizia è che gli attuali vaccini anti-Covid sono comunque efficaci.

Gli studi di neutralizzazione condotti dall’Università di Oxford mostrano infatti che, pur avendo un profilo mutazionale distinto da BA.1, i sieri di persone recentemente vaccinate con la terza dose sono in grado di bloccare la variante Omicron 2 in maniera simile a Omicron 1.

I dati epidemiologici, d’altra parte, non indicano “alcun cambiamento nell’efficacia della vaccinazione contro l’infezione sintomatica”, secondo quanto indicato nell’ultimo report dell’Agenzia per la sicurezza sanitaria (UKHSA) del Regno Unito.

Omicron 2 ha, però, un tempo di incubazione più breve. Tra le diverse versioni di Omicron, un’analisi preliminare dell’UKSA basata sui dati di tracciamento del Regno Unito ha indicato che il tempo medio di insorgenza dei sintomi nei contatti identificati è di circa mezza giornata più breve per BA.2 rispetto a BA.1, con un periodo medio che rispettivamente è di 3,27 giorni rispetto a 3,72 giorni, e che entrambi questi periodi sono più brevi dell’intervallo calcolato per Delta, pari a 4,09 giorni. “Questo suggerisce che il tempo tra le infezioni primarie e secondarie è più breve, il che potrebbe contribuire all’aumento del tasso di crescita di BA.2”, precisa l’UKHSA.

Omicron 2 può infettare chi ha già contratto precedenti versioni di Omicron? I ricercatori stanno ancora cercando di rispondere a questa domanda, in quanto non è ancora chiaro se la variante BA.2 sia sufficientemente diversa da causare reinfezioni in persone che sono state già infettate da altre versioni di Omicron.

In altre parole, gli studiosi non hanno ancora stabilito in che misura coloro che, per esempio, hanno già superato un’infezione da BA.1, siano o meno suscettibili a BA.2, in parte perché non è possibile prevedere il rischio di malattia semplicemente valutando i cambiamenti nel codice genetico o nella struttura fisica del virus.

Al momento, in considerazione anche della proporzione limitata di campioni che viene sequenziata, i dati dell’UKHSA indicano che “non è stata rilevata alcuna reinfezione da BA.2 confermata da sequenziamento in seguito a un’infezione da BA.1 in qualsiasi intervallo di tempo fino ad oggi valutato in Inghilterra”.

 

 

 

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