Allarme per l’erbivoro africano: le mutazioni genetiche, da cui l’insolito manto, mettono in pericolo la specie.

 

“Una zebra a pois…” così faceva la famosa canzone riferendosi a un’inusuale livrea del mammifero che popola gran parte dell’Africa.  Oggi, però’, questa strana colorazione del manto dell’erbivoro non è più tanto insolita; oltre alle macchie al posto delle strisce sono sempre più in aumento gli esemplari con strani disegni e perfino con le strisce color oro.

Per capire meglio il fenomeno, alcuni ricercatori dell’università della California hanno analizzato il DNA di 140 esemplari provenienti da nove parchi nazionali africani alla ricerca delle mutazioni genetiche che producono queste alterazioni.

Hanno quindi scoperto che queste variazioni avvengono in mandrie isolate a causa dell’endogamia, cioè degli incroci tra esemplari strettamente imparentati e consanguinei. Questa mancanza di diversità genetica, oltre a produrre colorazioni così fantasiose, può portare anche alla diffusione di difetti genici, responsabili di malattie e infertilità, che a loro volta potrebbero condurre la specie all’estinzione.

Infatti l’impoverimento del corredo genetico, causato dalla mancanza di possibilità di incrociarsi con un gran numero di simili, porta inevitabilmente all’accumularsi nel DNA di geni responsabili di malformazioni e sterilità. Si capisce quindi che se il fenomeno aumenta la possibilità per la specie di sopravvivere diventa a rischio.

Non è un’ipotesi: dal 2002 la popolazione di zebra si è ridotta infatti del 25%. Ma da cosa è causata l’endogamia? L’invasione dell’habitat da parte degli insediamenti umani ne provoca la frammentazione in aree sempre più ristrette, dove le opportunità di incrociarsi con animali non consanguinei è quindi molto ridotta.

Il fenomeno non riguarda solo le zebre: si è osservato anche nelle giraffe in cattività. L’endogamia ha infatti prodotto giraffe nane, con collo più corto e arti anteriori e posteriori di lunghezza inferiore al normale.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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