La situazione aggiornata in Italia e nel mondo: casi, decessi, novità sulle cure e sui tamponi.

 

 

 

Diario Coronavirus. 6 marzo 2020. Continua ad aggravarsi il numero delle persone contagiate dal Covid-19 in Italia, ormai seconda a livello mondiale. E indicata come focolaio europeo in un ampio servizio della rete americana CNN. Anche se il focolaio iniziale europeo sembra essere stato identificato in Germania, a Monaco, a ottobre.

Il vero problema è che le misure anti-contagio sono partite con qualche mese di ritardo, sia in Cina sia in Italia. Il virus circolava e ha colpito probabilmente già da ottobre 2019. Al bando le polemiche, che vedono anche uno scontro tra Donald Trump e l’OMS sulla mortalità da Covid-19: bassa per il presidente degli Stati Uniti, alta per l’OMS. L’1% per Trump, oltre il 3,5 per l’OMS. Ma Trump teme che scoppi la pandemia negli Stati Uniti, favorita dal suo smantellamento del progetto di Obama di una sanità con assicurazione obbligatoria per tutti.

E il tampone per scoprire il Covid-19 finora lo pagava il cittadino di tasca propria: 3.300 dollari a tampone, il che ha significato pochissimi tamponi fatti e rischi di contagio molto alti. Ora è scattata l’emergenza, è stata attivata una task force federale e il governo ha stanziato qualche miliardo di dollari per contrastare il virus. Ora i tamponi sono gratuiti e obbligatori. Di conseguenza si prospetta un’impennata dei casi. Che nel frattempo non danno segni di pausa in Italia.

La cifra dei nuovi contagiati è destinata a crescere e Palazzo Chigi sta valutando misure più efficaci. Fino ad oggi in Italia sono stati eseguiti oltre 32mila tamponi (su una popolazione di 60 milioni, mentre negli Stati Uniti finora sono stati 9 mila su oltre 300 milioni di abitanti), la maggior parte in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, le tre Regioni più colpite dal virus. I numeri: 3.700 i casi confermati, 450 i guariti, 174 i morti. Tutte persone positive al tampone anche se non si ha la certezza che la morte sia stata causata dal Covid-19. “Finora – ha detto Angelo Borrelli in conferenza stampa – i guariti sono il 10,7% del totale di coloro che hanno contratto il coronavirus, i deceduti il 3,8%”. Il sistema, al momento, regge: “Non ci sono situazioni di criticità nei nostri ospedali, compresi quelli della Lombardia che sono oberati di lavoro“.

Si è registrato ieri il primo decesso sospetto a Roma. Una persona di 87 anni è morta all’ospedale San Giovanni con un quadro clinico molto grave. Al momento nel Lazio i casi sono 41 oltre ai tre guariti. Un numero destinato a crescere nelle prossime ore.

Novità scientifiche dai ricercatori italiani. Dallo studio sulle sequenze genetiche del virus Covid-19. Quando è arrivato in Italia? Difficile stabilire una data certa, non parliamo di un viaggiatore che ha preso un treno o un aereo. Grazie agli studi scientifici però si può risalire a un periodo abbastanza preciso. E con ogni probabilità ha iniziato a diffondersi nel nostro paese già settimane prima rispetto al caso di Codogno, quello del paziente 1 dal quale di fatto è iniziata la fase emergenziale nel nostro Paese. Comunque, sono stati anche isolati tre ceppi del virus circolante in Italia.

Gli studi in corso sono dell’Università Statale di Milano e dell’Ospedale Sacco. La scoperta è che il coronavirus realisticamente era in Italia settimane prima il caso del paziente di Codogno. Già prima del provvedimento con il quale il governo ha chiuso il traffico aereo con la Cina. A quel punto qualcuno poteva già essere in fase di incubazione rendendo vani gli sforzi di difendere i confini dalla minaccia esterna. Una o più persone già contagiate, magari asintomatiche o con sintomi trascurabili, potrebbero aver condotto la propria vita quotidiana entrando quindi in contatto con diverse decine di altre persone.

Le indagini sul Covid-19 potrebbero contribuire a tracciare un quadro preciso del contagio, contribuendo magari a rintracciare il famoso paziente zero che il nostro Paese non è ancora riuscito a individuare. Forse, si sta ipotizzando in questi giorni che il focolaio europeo sia stato a Monaco, un tedesco.
I numeri mondiali. Casi confermati: 99.000. Morti: 3.910. Ricoverati: 57.532. Paesi colpiti: 89.

Tornando al quando realmente è comparso Covid-19 in Italia, come detto prima, c’è la prima prova che il coronavirus circolasse da noi “diverse settimane” prima del 21 febbraio, giorno nero per Codogno. Lo dimostrano le tre sequenze genetiche del virus in circolazione in Lombardia, isolate e studiate al Sacco di Milano. L’analisi di ulteriori genomi, ancora in corso, potrà dare stime più preciso sul momento in cui il virus è arrivato in Italia e sulle possibili vie di diffusione.

Anche negli Stati Uniti, come sembra essere successo in Italia, il coronavirus probabilmente circolava già da settimane prima di venire trovato in un paziente. Lo afferma una analisi condotta dalla Washington University di Seattle, come riporta il New York Times, sui primi due casi registrati nello Stato di Washington. L’analisi riguarda il primo paziente isolato, reso noto lo scorso 20 gennaio, e un altro caso che risale a pochi giorni fa, che all’inizio non si credeva correlato al primo. Le due persone vivono nella stessa Contea, spiega Trevor Bedford, che ha condotto lo studio, ma non hanno avuto contatti diretti. Inoltre, il secondo caso si è verificato a diversi giorni di distanza, quando ormai il primo non era più infettivo. “Quindi i risultati dei test genetici suggeriscono che il virus si sia diffuso attraverso altre persone nella comunità per quasi sei settimane – spiega Bedford – era possibile che i due casi non fossero correlati, ma improbabile perché entrambi i virus contengono delle varianti genetiche rare”. Se la teoria fosse giusta, aggiunge Mike Famulare, uno degli autori delle analisi, ci potrebbero essere stati tra i 150 e i 1.500 casi a Washington dalla metà di gennaio.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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