credits: Nasa

Dal 11 al 13 settembre a Roma scienziati discuteranno di una missione spaziale congiunta Nasa-Esa per deviare la traiettoria di un asteroide.

Il rischio che un asteroide di grandi dimensioni colpisca la Terra è raro ma non è nullo. Anche se si conosce l’orbita dei principali potenziali corpi spaziali pericolosi per il nostro pianeta, e per il momento non si prevedono impatti imminenti, esiste la possibilità non remotissima che un sasso spaziali di massa considerevole, non ancora monitorato, possa scontrarsi con la Terra.

Infatti gli asteroidi che potrebbero causare danni apocalittici, come la distruzione di intere città o maremoti devastanti, sono centinaia di migliaia, situati tra l’orbita di Marte e quella della Terra e il masso killer potrebbe essere scoperto solo quando è ormai in rotta di collisione con noi.

Per questo bisogna essere pronti, a livello globale, a intervenire con delle difese in caso si verifichi questo scenario. La cosa migliore da fare, secondo gli scienziati, è deviare la traiettoria dell’asteroide tramite l’impatto con una navicella spaziale.

E se si fa cilecca o se lo spostamento così procurato è insufficiente? Per non correre il rischio di sbagliare, la Nasa e l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) stanno lavorando congiuntamente a un progetto per testare questa tecnica.

Dall’11 al 13 settembre gli scienziati delle due agenzie si incontreranno a Roma per discutere i dettagli della missione di prova con due sonde: una colpirà l’asteroide e l’altra studierà gli effetti dell’impatto.

Esperimento su un asteroide binario

La “prova generale” si farà su Didymos, un asteroide collocato tra la Terra e Marte di 780 metri di diametro e con una piccola luna di 160 metri che ci orbita attorno.

Gli asteroidi binari sono abbastanza comuni (circa il 15% del totale) e permettono una migliore rilevazione della modifica orbitale.

Se l’esperimento avrà successo questa metodologia potrà essere impiegata a difesa del nostro pianeta.

La missione prevede il lancio della sonda DART della Nasa nell’estate del 2021 e l’incontro con l’asteroide nel novembre del 2022.

Missione con due sonde

DART colpirà Didymos alla velocità di 7 chilometri al secondo e a quel punto entrerà in gioco Hera, la sonda dell’Esa che raccoglierà dati sulla collisione tra DART e l’asteroide.

In particolare, oltre a misurare la deviazione dell’orbita, rileverà anche la grandezza e la profondità del cratere creatosi nell’impatto.

La sonda DART sarà inoltre accompagnata da un piccolo satellite di fabbricazione italiana, LICIACube, che registrerà il momento della collisione.

Hera sarà lanciato più tardi, nel 2024, e raggiungerà Didymos due anni dopo, analizzando tutte le caratteristiche dell’asteroide impattato dalla prima sonda.

Si saprà allora se deviare la traiettoria di un corpo celeste con una sonda è una buona idea per salvarci da un impatto catastrofico.

Anche Hera sarà accompagnata da sonde ausiliarie, due satelliti CubeSat, che eseguiranno scansioni radar dell’asteroide.

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