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Ce l’hanno più di trenta milioni di americani.

 

C’è un parassita che può annidarsi nel nostro cervello e avere un ruolo protettivo rispetto ad alcune malattie. È il toxoplasma, causa di una malattia che si chiama toxoplasmosi. La scoperta è che se viene bloccato dai meccanismi difensivi, la sua presenza nel cervello aiuta le difese dell’organismo verso altre malattie, come le infezioni cerebrali e le neurodegenerazioni.

Più di 30 milioni di americani sono infettati da questo parassita diffuso da gatti e carne contaminata, ma la maggior parte di loro non mostrerà mai sintomi nella vita. Convivono con il parassita annidato nel cervello, senza però avere la malattia che può essere anche molto grave. In Italia numeri non ci sono ma è stato calcolato che circa il 60% delle gestanti affronti una gravidanza senza essere protetta contro la toxoplasmosi. Nel mondo l’incidenza è molto variabile: dal 3% al 70% della popolazione. E la variabilità dipende anche dalla diagnosi della presenza del parassita: come detto, molti ne sono infettati senza avere alcun segnale della sua presenza.

Ora però una scoperta della Scuola di Medicina (School of Medicine) dell’Università della Virginia (UVA) lascia ipotizzare un’utilità del parassita.

I ricercatori UVA hanno scoperto che il parassita, il Toxoplasma Gondii, è tenuto sotto controllo dalle cellule della microglia. Che cos’è la microglia? Le cellule della microglia sono un tipo di cellule della glia che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale (SNC). Le microglia costituiscono il 20% della popolazione totale di cellule gliali all’interno del cervello.

La microglia rilascia una particolare molecola immunitaria, IL-1-alfa, che recluta cellule immunitarie dal sangue per controllare il parassita nel cervello. Questo processo funziona così bene che pochissime persone sviluppano la toxoplasmosi sintomatica, cioè la malattia causata dal parassita.

Comprendere il ruolo delle cellule della microglia è essenziale perché normalmente le uniche difese immunitarie all’interno del cervello. Gli scienziati sono riusciti a “vedere” come lanciano messaggi di SOS e come reclutano aiuto quando necessario. Un meccanismo che potrebbe applicarsi a qualsiasi condizione cerebrale con una componente immunologica, tra cui lesioni cerebrali, morbo di Alzheimer, ictus, sclerosi multipla e altro.

“La microglia muore per salvare il cervello dall’infezione – spiega la ricercatrice Tajie Harris, del Dipartimento di Neuroscienze dell’UVA e condirettore del Center for Brain Immunology and Glia (BIG) -. Altrimenti l’IL-1-alfa rimane bloccato all’interno della microglia e non avviserebbe il sistema immunitario che qualcosa non va”.

Per decenni, i libri di testo hanno insegnato che il cervello era disconnesso dal sistema immunitario. La ricerca UVA, tuttavia, ha dimostrato con vari studi che non è così. E le implicazioni di queste scoperte potrebbero essere molto importanti. Soprattutto quelle relative alla microglia e al suo ruolo nella difesa del cervello. Peraltro, sapendo ora che le sue cellule sono strettamente correlate ad altre cellule immunitarie in altre parti del corpo.

La microglia “scoppia”, rilascia IL-1-alfa che a sua volta recluta le cellule immunitarie chiamate macrofagi per controllare l’infezione da Toxoplasma Gondii. Questa scoperta aiuta a spiegare perché la maggior parte delle persone non ha problemi a controllare il parassita, mentre alcuni – specialmente le persone immunocompromesse – possono ammalarsi gravemente.

Comprendere questo meccanismo può aiutare a capire che cosa accade e che cosa non funziona in altre malattie neuroinfiammatorie. Oppure aiutare a capire come agire quando è necessaria una maggiore presenza immunitaria nel cervello, come nel caso di infezioni o tumori. E anche se inibire questa molecola potrebbe essere utile nelle malattie causate da troppa neuroinfiammazione, come la sclerosi multipla. I ricercatori UVA si concentreranno ora nel comprendere come la microglia rileva i parassiti nel cervello. La microglia potrebbe riconoscere direttamente la presenza del parassita, o potrebbe riconoscere il danno al tessuto cerebrale, un fenomeno che si verifica in molte malattie. Il sistema immunitario che blocca il parassita però sembra aumentare le difese del cervello verso le varie patologie prima elencate.

“Il sistema immunitario deve accedere al cervello per combattere le infezioni pericolose – afferma Harris -. Ora sappiamo come la microglia emette un allarme per proteggere il cervello. Sospettiamo che segnali simili vengano persi o male interpretati nella malattia di Alzheimer, aprendo una nuova entusiasmante strada di ricerca in laboratorio”.

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