Nelle persone con una bassa predisposizione genetica per questa patologia abitudini salubri ne riducono ulteriormente il rischio.

Anche se non si conoscono ancora con certezza matematica le cause della demenza senile, gli scienziati concordano che sia fattori genetici sia legati allo stile di vita, come ad esempio la mancanza di attività fisica, contribuiscono all’insorgere della malattia.

Nelle persone che hanno una bassa o media predisposizione genetica per questa malattia, adottare uno stile di vita salutare può ridurre ulteriormente il rischio di esserne colpiti.

È quanto emerge da uno studio pubblicato il 26 agosto 2019 sulla rivista Nature Medicine.

Già precedenti lavori avevano mostrato questo legame, ma si erano focalizzati solo su singoli fattori protettivi, trascurando che la combinazione di questi porta a maggiori benefici rispetto alla mera somme di ciascuno di essi.

Ricercatori dell’University Medical Center di Rotterdam, in Olanda, hanno analizzato i dati di oltre seimila persone di età superiore ai 55 anni, attribuendo un punteggio a ogni individuo basato su indicatori di una buona salute, come ad esempio dieta salutare, attività fisica regolare, basso consumo di alcol e niente fumo di sigaretta.

Hanno così visto che, combinando i risultati con la predisposizione genetica, che le abitudini salutari contano eccome.

Nelle persone con un buon stile di vita, infatti, il rischio di demenza è apparso diminuire anche in presenza di un già basso livello di predisposizione, mentre in chi non segue le fondamentali regole per il benessere fisico è risultato un maggiore rischio.

Invece, negli individui con un’alta predisposizione familiare alla demenza senile seguire o meno uno stile di vita salutare non fa alcuna differenza nel diminuirne il rischio, evidenziando così quanto sia importante la componente genetica.

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