Zanzare, zecche, pappataci possono trasmettere a noi e ad altri animali patogeni in grado di causare malattie fastidiose e potenzialmente gravi. L’AMCLI ETS, raccomanda pochi semplici accorgimenti che possono minimizzare i rischi.
L’estate è la stagione dei viaggi, delle attività all’aperto, delle vacanze al mare, delle gite in campagna e sui monti. Ma l’estate è anche il periodo dell’anno nel quale più frequenti sono i casi di malattie infettive causate dalle punture di insetti.
Per questo motivo l’AMCLI, Associazione Microbiologi Clinici Italiani, che da oltre 50 anni promuove la ricerca e la diagnosi delle malattie infettive, ritiene utile fornire ai cittadini un promemoria dei rischi più frequenti che si corrono in questo periodo dell’anno e di come ci si possa difendere.
Nel caso di viaggi all’estero, soprattutto verso destinazioni tropicali, la prima precauzione da prendere è quella di rivolgersi, prima della partenza, ad un centro specializzato nella medicina dei viaggi, che sarà in grado di suggerire tutte le precauzioni più opportune, comprese eventuali misure di profilassi.
E al rientro a casa, se si notano febbre o altri malesseri, sarà opportuno rivolgersi tempestivamente a un reparto di malattie infettive.
Ma ci sono rischi anche per chi rimane in Italia. L’effetto combinato dell’aumento degli spostamenti delle persone e dei cambiamenti climatici ha fatto sì che molti patogeni un tempo confinati nelle regioni tropicali si siano ambientati anche alle nostre latitudini.
“I nemici da cui guardarsi – sottolinea Concetta Castilletti, coordinatore del Gruppo di Lavoro sulle Infezioni Virali Emergenti (GLIVE) dell’AMCLI e responsabile della UOS di Virologia e Patogeni Emergenti, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria Hospital IRCCS, Negrar di Valpolicella (Verona) – sono essenzialmente tre: le zanzare, i flebotomi o pappataci, le zecche.
La zanzara, e più specificamente la culex pipiens, la più diffusa nel nostro paese, è uno dei serbatoi del Virus del Nilo Occidentale (WNV, West Nile Virus), ormai endemico in molte aree dei paesi Europei e del bacino mediterraneo, tra cui l’Italia”.
Chi viene punto da una zanzara infettata da WNV nella maggior parte dei casi (80%) non sviluppa alcun sintomo, ma in un caso su cinque potrebbe sviluppare febbre, mal di testa, eruzioni cutanee, dolori articolari e muscolari; in rari casi, circa uno su 150, il virus raggiunge il sistema nervoso centrale, causando encefalite o meningite, accompagnate da sintomi quali rigidità del collo, stato stuporoso, disorientamento.
Le persone più a rischio di questa forma severa sono gli anziani e i soggetti fragili, immunodepressi o con patologie come tumori, diabete, ipertensione, malattie renali.
Dopo l’elevato numero di casi verificatisi nel 2018 e nel 2022, è di pochi giorni fa la notizia del primo caso di infezione nell’uomo, un donatore di sangue in provincia di Parma, il caso è stato riscontrato durante le normali attività di sorveglianza dei donatori dopo i rilievi di circolazione del virus nelle zanzare in quattordici province di cinque regioni italiane: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Sardegna e Sicilia (ISS-CESME, Bollettino N. 4 del 13 luglio 2023).
“Il flebotomo o pappatacio (Phlebotomus perniciosus e Phlebotomus perfiliewi) è invece – prosegue Giada Rossini segretario del Gruppo di Lavoro GLIVE-AMCLI e Virologa del Centro di Riferimento Regionale CRREM-UO Microbiologia, IRCCS Policlinico S. Orsola, Bologna – il vettore del virus Toscana (TOSV), così chiamato perché isolato in Toscana all’inizio degli anni 70 ma presente in altre regioni italiane e in altri paesi del bacino del mediterraneo”.
“Nella maggior parte dei casi questo virus provoca una lieve forma febbrile, ma nelle forme più gravi può causare mal di testa, febbre, nausea, vomito e dolori muscolari, eritemi cutanei maculo-papulari, sino a meningiti e meningoencefaliti. Tra il 2016 e il 2022 sono stati riportati in Italia 152 casi di infezioni neuroinvasive da TOSV con un decesso, l’85% delle quali concentrate in Toscana ed Emilia-Romagna”.
“Quest’anno prosegue Rossini – la sorveglianza è iniziata il primo maggio e in Emilia-Romagna, a oggi, sono stati esaminati 89 pazienti con sintomi più o meno severi riferibili potenzialmente a un’infezione da Toscana Virus”.
“Di questi pazienti, 10 (11.2%) sono risultati positivi alla ricerca del genoma virale nel campione di liquido cefalo-rachidiano e presentavano sintomi riferibili a una malattia neuro-invasiva”.
Oltre al TOSV, i pappataci trasportano altri patogeni, in particolare la Leishmania, un protozoo parassita che causa la leishmaniosi, malattia particolarmente pericolosa per i cani ma che può colpire anche l’uomo, specialmente i bambini, gli anziani e i soggetti fragili.
“Il terzo artropode vettore – spiega Luisa Barzon, referente del Laboratorio di Riferimento della Regione Veneto per gli arbovirus e altri patogeni emergenti e componente Gruppo di Lavoro GLIVE-AMCLI – è la zecca, che nei suoi stadi di larva, ninfa e adulto assume dimensioni comprese tra pochi millimetri a un centimetro e con il suo apparato boccale provvisto di rostro può perforare la cute e succhiare il sangue dell’ospite”.
“Le zecche, soprattutto la zecca dei boschi (Ixodes ricinus), sono in grado di trasmettere virus, batteri e protozoi patogeni per l’uomo”.
“Tra le affezioni batteriche causate dalla puntura delle zecche vanno segnalate la malattia di Lyme, la rickettsiosi, la tularemia, l’ehrlichiosi. Nel nostro Paese il pericolo maggiore è costituito dal virus dell’encefalite da zecche (TBEV, tick-borne encephalitis virus), un virus simile a WNV”.
“Dopo il morso di una zecca infetta, circa il 70% delle persone sviluppa un’infezione asintomatica o paucisintomatica. Il restante 30% sviluppa sintomi simil-influenzali con febbre alta, mal di testa, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni della durata di una settimana”.
“Questi sintomi scompaiono per circa 5-7 giorni, per poi ripresentarsi in forma più grave, con coinvolgimento del sistema nervoso centrale e comparsa di encefalite o paralisi flaccida a esito mortale nell’1% dei casi”.
Nel quinquennio tra il 2018 e il 2022 in Veneto sono stati segnalati 165 casi d’infezione da TBEV, oltre la metà dei quali con quadro clinico grave; – prosegue Barzon – nei primi sei mesi del 2023, a livello nazionale, i casi confermati casi di encefalite da zecche sono 7, secondo quanto riportato dal bollettino periodico prodotto nell’ambito delle attività del Sistema Nazionale di Sorveglianza delle Arbovirosi”.
Come difendersi? Maria Rosaria Capobianchi, consulente per la ricerca, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria IRCCS, Negrar di Valpolicella (Verona) e componente Gruppo di Lavoro GLIVE-AMCLI, sottolinea l’importanza di pochi semplici accorgimenti: “trattare le caditoie di propria pertinenza con prodotti larvicidi, evitare ristagni d’acqua, mettere al riparo dalla pioggia tutto ciò che può raccogliere acqua, introdurre pesci in vasche e fontane così da poterle bonificare, chiudere ermeticamente i recipienti che non possono essere spostati, svuotare giornalmente i sottovasi ed altri recipienti, tagliare periodicamente l’erba e controllare lo sviluppo della vegetazione”.
Prosegue Capobianchi: “La prevenzione più efficace consiste nel ridurre la probabilità di subire punture: è buona norma dunque proteggere gli ambienti di casa, per esempio usando le zanzariere alle finestre, ed utilizzare repellenti che abbiano una significativa concentrazione di principio attivo in modo da poter essere efficaci per parecchie ore”.
Per la TBE esiste un vaccino per l’adulto (da somministrarsi a partire dai 16 anni) e uno pediatrico. Il vaccino non protegge contro altri virus e batteri che possono essere trasmessi da punture di zecca, pertanto è necessario adottare comunque tutte le precauzioni possibili per evitare punture di zecca nelle zone a rischio, come l’utilizzo di apposite calzature, coprendo gambe e braccia con indumenti adeguati.
In Italia è attivo da molti anni un sistema di sorveglianza speciale che, accanto a West Nile, encefalite da zecca e infezioni neuro-invasive da Toscana Virus, tiene sotto controllo altre arbovirosi come Chikungunya, Dengue, Zika, Usutu – spiega Pierangelo Clerici, Presidente AMCLI ETS. Questo sistema è coordinato dal Ministero della Salute attraverso l’Istituto Superiore di Sanità, e nel caso delle sorveglianze dei virus West Nile e Usutu dall’Istituto zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise (Izs-AM), e si basa su un approccio “One Health”, di sanità globale dell’uomo, degli animali e dell’ambiente, coinvolgendo le regioni, gli istituti zooprofilattici regionali e i laboratori di riferimento, con l’obiettivo di garantire un’individuazione precoce dei casi e ridurre il più possibile una eventuale diffusione sia tra gli uomini che tra gli animali suscettibili di infezione”.
AMCLI svolge un ruolo fondamentale all’interno di questo sistema di sorveglianza: “Il nostro impegno – sottolinea Clerici – è quello di promuovere e sostenere le attività dei laboratori di Microbiologia Clinica dedicate alla diagnosi di conferma delle infezioni, che devono essere eseguite ricercando direttamente la presenza del virus nel sangue o in altri fluidi biologici come il liquor e le urine, o indirettamente, attraverso l’uso di test sierologici per la ricerca di anticorpi virus-specifici. La diagnosi microbiologica precoce e corretta – conclude Clerici – è uno dei punti cardine del sistema sorveglianza”.
