Facciamo due esempi: i numeri di contagi e morti e che cosa ci attende per il Natale 2020.

 

C’è una cosa che a molti sfugge ed è la tempistica dei numeri del Covid. Il bollettino di ogni giorno in realtà riporta i numeri del giorno prima, anche di giorni prima, e sulla carta stampata sarà letto con altre 24 ore di ritardo. Le analisi dell’Istituto superiore di sanità (ISS) che ci dicono dell’Rt eccetera si riferiscono a numeri di una settimana prima, i morti spesso non sono pazienti ricoverati al momento o da pochi giorni ma riguardano persone ricoverate in rianimazione da tempo.

E questo dato manca. Ed ecco che cosa accade con le analisi sui numeri fatte con “calma”. Il giorno dopo il cambio dei colori delle Regioni, l’informazione diventa dissonante: “Una buona notizia arriva dal monitoraggio dell’Iss che segnala un calo dell’indice Rt a 1.43”. Locatelli, ISS: “Chiara decelerazione della curva dei contagi”.

Annuncio positivo ma poteva anche essere dato con la stessa “calma” con cui vengono dati i numeri perché poi la gente si chiede, mancando spiegazioni comprensibili anche alla cosiddetta “casalinga di Voghera”, perché la mia Regione diventa rossa o arancione se c’è una decelerazione della curva dei contagi (che poi non significa calo dei contagi, ma subito nessuno lo spiega)?

E, male italiano, la scienza perde di credibilità attraverso i suoi rappresentanti impegnati in una rincorsa al presenzialismo tele-informativo. Basta mettere insieme le varie dichiarazioni giornaliere per avere un quadro della situazione che mina la stessa credibilità scientifica. E attenzione, i giornalisti (sempre chiamati in causa) c’entrano ben poco. Qui c’è un’etica dell’informazione che viene meno da parte delle fonti e che fa più danni del Covid. Quell’infodemia di cui parlò subito il direttore generale dell’OMS. Il che non significa censurare, ma essere consapevoli di ciò che si dice.

Compreso ciò che avverrà per l’atteso Natale. Oggi (ieri per chi legge) in un commento, Aldo Grasso scrive sul Corriere della Sera: “… ci sarà pure una via di mezzo tra chi suggerisce di non drammatizzare e chi ti getta nell’angoscia! Spingono alla depressione perché con il lockdown non sipotrà nemmeno uscire a prendere una boccata d’ansia”.

Si riferisce ai vari virologi, infettivologi, componenti del CTS che, seppur scienziati, ipotizzano che cosa accadrà a Natale. Per lo più a tinte fosche. Riporto solo ciò che ha detto il più pacato, Ranieri Guerra, direttore generale dell’OMS: “La curva dei contagi in Italia sta rallentando ma bisogna essere pazienti perché la seconda ondata durerà molto più della prima.

Assistiamo a rallentamento della rapidità della trasmissione che non equivale alla diminuzione dei casi. Semplicemente la crescita è meno ripida. Il Natale? Dovrà essere sobrio”. Ed è una delle dichiarazioni più corrette tra quelle ascoltate. L’ansia corre tra l’opinione pubblica, pensando anche al primo Natale della loro vita in quarantena, senza messa né feste, anche se non si è positivi. E così anche a Capodanno.

La disinformazione ha un ruolo chiave nella diffusione del panico. Mentre l’ansia per un patogeno sconosciuto è completamente giustificata, l’allarme diffuso sembra stato gonfiato attraverso la disinformazione martellante, non solo sui social. 

In effetti Facebook, Twitter e Google stanno intervenendo. Covid-19 sta cambiando il flusso di notizie medico-scientifiche sui social. Oggi, quando si fa una ricerca su Google per il nuovo coronavirus, il primo link che appare è quello dell’OMS (prima compariva dopo 2-3 schermate). Twitter sta favorendo un approccio simile. Facebook sta lavorando per rimuovere post falsi o fuorvianti relativi all’epidemia. Quello che invece è emerso è la contraddizione dei messaggi cosiddetti scientifici, un grave danno. Non solo in Italia

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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