Si pensa di consentire il rilascio solo per chi ha fatto tutte e due le dosi, ma 13,7 milioni di italiani lo hanno già scaricato.

 

Secondo gli esperti è necessario completare il ciclo vaccinale, con le due dosi, per avere una copertura adeguata contro il virus, e in particolare contro la variante Delta, che durante l’estate diventerà quella più diffusa. Ma il governo ha stabilito che il Green pass italiano si può ottenere anche dopo la prima dose.

La decisione è stata presa in primavera per incentivare le vaccinazioni, quando la maggior parte dei cittadini era vaccinato soltanto con una dose, e tra questi molti erano stati vaccinati con AstraZeneca, per cui avrebbero dovuto attendere tre mesi prima di effettuare il richiamo.

Adesso, però, causa variante Delta, sarebbe molto più sicuro avere il Green pass a vaccinazione completa (due dosi). In Europa, infatti, è necessario essere immunizzati con le due dosi per poter viaggiare. Gli italiani con il Green pass Ue sono quelli completamente in regola. Perché, al momento, il Green pass italiano è carente. Secondo le regole italiane, infatti, dopo aver effettuato la prima dose è possibile scaricare il documento, che è valido già a partire dal quindicesimo giorno successivo alla somministrazione.

Prima dell’entrata in vigore del green pass, che consente gli spostamenti anche in eventuali zone rosse e arancioni, l’accesso ai matrimoni, le visite nelle Rsa, e a breve anche l’ingresso nelle discoteche all’aperto, si era appunto ipotizzato che la normativa italiana si uniformasse a quella europea – il pass italiano ha anticipato il pass europeo – e cioè che non sarebbe stato possibile avere un certificato vaccinale dopo la prima dose per circolare.

Fino ad ora non ci sono stati però aggiornamenti nel regolamento, e il pass continua a essere scaricato dopo la prima inoculazione. Ma se, come sembra, il governo è intenzionato a cambiare la norma in corsa, per scongiurare una nuova risalita dei contagi, cosa succederà a chi il Green pass per viaggiare e partecipare agli eventi lo ha già ricevuto? Dovrà restituirlo? L’esecutivo si troverà ad affrontare una situazione paradossale e a dir poco caotica.

Il punto è che già 13,7 milioni di persone lo hanno scaricato, secondo i numeri resi noti dal ministero della Salute. Ma ci sono 14 milioni di persone vaccinate con prima dose che sono ancora in attesa di richiamo. In Gran Bretagna si è deciso di vaccinare il maggior numero di persone possibile con prima dose, ma le autorità stanno adesso facendo i conti con un aumento dei casi. Per questo, fa notare anche il CTS italiano, è evidente che una sola dose non basta a proteggere dall’infezione da varianti.

Non solo gli scienziati, ma anche diversi membri del governo, sottolineano l’urgenza di modificare le tempistiche per il rilascio del Green pass. Il sottosegretario alla Salute, Sileri, afferma che “I criteri di concessione del green pass andranno rivisti se il CTS ci confermerà che la prima dose funziona poco contro la variante Delta”. Il ministro della Salute Speranza non esclude questa possibilità, ma avverte: “Le valutazioni verranno fatte passo dopo passo”. In ogni caso il governo potrebbe prendere tempo, e decidere tra una settimana, aspettando i dati aggiornati del monitoraggio ISS-ministero della Salute.

Al di là del corto circuito italiano le norme sul Green pass europeo potrebbero aggiornarsi. Per la commissaria Ue per la Cultura, Mariya Gabriel, il certificato verde potrebbe servire per rilanciare gli eventi culturali: “Incoraggiamo il settore e gli Stati membri ad utilizzare i nostri strumenti come il certificato Covid digitale per facilitare la riapertura”, dice presentando le linee guida per la riapertura coordinata del settore culturale europeo.

“La revoca di tutte le restrizioni dovrebbe avvenire in modo graduale”, si legge nel documento di Bruxelles, in cui si evidenzia che ai partecipanti agli eventi culturali “può essere richiesta la prova di negatività al test Covid-19, e/o la prova di vaccinazione, e/o la diagnosi” dell’avvenuta guarigione, come previsto nel Green pass Ue.

L’esecutivo comunitario raccomanda agli operatori della cultura di “avere un piano di preparazione che specifichi i protocolli di azione quando vengono rilevati casi di Covid-19”, nonché di “garantire che i dettagli del pubblico siano disponibili” per il tracciamento in caso di contagi. Tra le linee guida vi è anche “la vaccinazione delle persone che lavorano in contesti culturali per garantire la loro protezione e quella del pubblico”.

Nessun arretramento sulle misure restrittive anti Covid: secondo Bruxelles, le strutture del settore dovrebbero continuare a far rispettare il distanziamento sociale quando possibile, a mettere a disposizione strumenti come gli igienizzanti per il lavaggio delle mani, garantire una ventilazione adeguata dei locali e la pulizia frequente delle superfici. L’uso delle mascherine da parte dei partecipanti, in particolare, “è un’importante misura complementare”.