Le persone con diabete presentano un rischio di infarto o ictus doppio rispetto a chi non è affetto dalla patologia. I risultati di una nuova analisi dello studio VESALIUS-CV dimostrano che nelle persone con diabete ad alto rischio evolocumab riduce del 29% il rischio di primi eventi cardiovascolari maggiori.
Amgen ha annunciato nuovi dati presentati durante l’86° Sessione Scientifica dell’American Diabetes Association (ADA), che rafforzano il proprio impegno a beneficio dei pazienti diabetici dislipidemici con patologie cardiovascolari.
I dati comprendono i risultati di una nuova analisi dello studio di Fase 3 VESALIUS-CV relativi a evolocumab in pazienti con diabete ad alto rischio (malattia microvascolare, utilizzo di insulina o durata del diabete ≥10 anni) e livelli elevati di colesterolo LDL (colesterolo cattivo), ma senza precedenti infarto miocardico o ictus.
Questa nuova analisi dello studio di Fase 3 VESALIUS-CV ha valutato l’efficacia di evolocumab in pazienti con diabete ad alto rischio cardiovascolare e livelli elevati di colesterolo LDL, ma senza precedenti episodi di infarto o ictus.
L’analisi, condotta su 6.002 pazienti, ha mostrato che l’aggiunta di evolocumab alla terapia ipolipemizzante standard è associata a una riduzione del 29% del rischio di morte coronarica, infarto miocardico o ictus ischemico rispetto al placebo.
Lo studio ha inoltre evidenziato una riduzione del 21% del rischio di morte coronarica, infarto miocardico, ictus ischemico o rivascolarizzazione coronarica guidata dall’ischemia.
I pazienti trattati con evolocumab hanno raggiunto livelli mediani di colesterolo LDL pari a 45 mg/dL, rispetto ai 106 mg/dL osservati nel gruppo placebo.
Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano che inibisce la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 (PCSK9).
Legandosi alla PCSK9, evolocumab ne impedisce l’interazione con il recettore delle lipoproteine a bassa densità (LDLR), prevenendone la degradazione e consentendone il riciclo sulla superficie delle cellule epatiche.
Questo meccanismo aumenta il numero di recettori disponibili per la rimozione del colesterolo LDL dal sangue, contribuendo così alla riduzione dei livelli di LDL-C.
Circa un terzo e un quinto dei pazienti hanno assunto rispettivamente un inibitore del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) o un agonista del recettore GLP-1 durante lo studio.
Benefici simili sono stati osservati indipendentemente dall’utilizzo di queste terapie, evidenziando l’importanza di gestire contemporaneamente più fattori di rischio nei pazienti con diabete ad alto rischio, incluso il trattamento ipolipemizzante con evolocumab.
“Le persone con diabete presentano un rischio di infarto o ictus doppio rispetto a chi non è affetto dalla patologia. Questi risultati dello studio VESALIUS-CV dimostrano che una riduzione precoce e intensiva del colesterolo LDL fino a 45 mg/dL con evolocumab è fondamentale per contribuire a prevenire eventi cardiovascolari potenzialmente invalidanti nei pazienti con malattia ad alto rischio”. Afferma Jay Bradner, M.D., Executive Vice President, Research and Development, Artificial Intelligence and Data di Amgen.
Condizioni come il diabete e livelli elevati di colesterolo LDL spesso coesistono, aumentando il rischio complessivo e portando a esiti clinici avversi.
Nelle persone con diabete, la gestione del rischio cardiovascolare richiede un approccio sempre più integrato e personalizzato.
Una corretta identificazione del profilo di rischio del paziente consente infatti di intervenire tempestivamente sui principali fattori che contribuiscono alla progressione della malattia aterosclerotica, tra cui il colesterolo LDL, modificando il decorso del rischio cardiovascolare lungo il continuum della malattia.
“I risultati con evolocumab in questa nuova analisi dello studio VESALIUS-CV confermano quanto sia importante valutare correttamente il rischio cardiovascolare nelle persone con diabete anche senza evento pregresso. Essendo il colesterolo LDL il fattore causale della malattia aterosclerotica, queste evidenze rafforzano la necessità di identificare precocemente i pazienti a più alto rischio e di intervenire in modo efficace sui livelli di LDL per ridurre la probabilità di futuri eventi cardiovascolari”, afferma Salvatore De Cosmo, Direttore della Struttura Complessa di Medicina Interna-Endocrinologia IRCCS “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo (FG) e Presidente Nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD).
“Poiché il rischio cardiovascolare dipende infatti non solo dai livelli di colesterolo LDL, ma anche dal tempo di esposizione a valori elevati, anticipare la mossa è fondamentale per ridurre il carico cumulativo di colesterolo LDL nel corso della vita e contribuire a modificare il percorso del rischio cardiovascolare, a favore della salute futura dei pazienti”.
VESALIUS-CV è uno studio clinico globale di Fase 3, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, progettato per valutare l’impatto della riduzione del colesterolo LDL-C mediante evolocumab sugli eventi cardiovascolari maggiori (MACE) negli adulti ad alto rischio cardiovascolare che non avevano precedenti di infarto miocardico o ictus.
I risultati, pubblicati nel novembre 2025 sul New England Journal of Medicine, hanno dimostrato che evolocumab ha ridotto del 25% il rischio relativo di un endpoint composito comprendente morte per cardiopatia coronarica (CHD), infarto miocardico o ictus ischemico (3-point MACE), e del 19% il rischio di un endpoint composito più ampio che includeva anche qualsiasi procedura di rivascolarizzazione arteriosa correlata all’ischemia (4-point MACE). Evolocumab ha inoltre ridotto del 36% il rischio di infarto miocardico.
Lo studio VESALIUS-CV ha arruolato oltre 12.000 pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) nota o diabete ad alto rischio, senza precedenti di infarto miocardico o ictus, con livelli di colesterolo LDL-C ≥90 mg/dL, oppure di colesterolo non-HDL ≥120 mg/dL, oppure di apolipoproteina B ≥80 mg/dL, in trattamento con la massima dose tollerata di statina e/o ezetimibe.
Il valore mediano di LDL-C al basale, misurato dai laboratori locali, era pari a 122 mg/dL (intervallo interquartile [IQR]: 104–149 mg/dL). I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere evolocumab o placebo in aggiunta a una terapia ipolipemizzante ottimizzata e sono stati seguiti per una durata mediana di circa 4,6 anni.
Evolocumab è uno degli inibitori di PCSK9 più studiati, con evidenze provenienti sia da studi clinici sia dalla pratica clinica reale, in popolazioni eterogenee e con differenti profili di rischio cardiovascolare.
I benefici clinici e il profilo di sicurezza di evolocumab sono stati valutati nell’arco di 15 anni attraverso 51 studi clinici che hanno coinvolto oltre 57.000 pazienti.
Evolocumab è l’unico inibitore di PCSK9 ad aver dimostrato una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari sia nella prevenzione primaria ad alto rischio sia nella prevenzione secondaria, consentendo ai pazienti di ottenere e mantenere importanti riduzioni del colesterolo LDL con una sola somministrazione ogni due settimane.
Approvato per la prima volta nel 2015, evolocumab è stato utilizzato da oltre 8 milioni di pazienti nel mondo.
Nell’agosto 2025 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha ampliato le indicazioni autorizzate includendo gli adulti a rischio aumentato di eventi cardiovascolari maggiori a causa di livelli non controllati di colesterolo LDL. Attualmente evolocumab è approvato in 74 Paesi, inclusi Stati Uniti, Giappone, Canada e tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.
