Tampone Covid-19

 

 

 

Con operatori sanitari che segnalano ritardi nella risposta dei governi alla crescente crisi.

 

A parte la Germania che su tracciabilità e terapie intensive ha investito, e molto. Negli Stati Uniti, in California, una delle regioni più colpite, c’è carenza endemica di test, così come in Texas.

L’impossibilità di testare ampiamente e rapidamente il nuovo coronavirus ha impedito finora agli Stati Uniti di frenare la diffusione del virus, affermano gli esperti. Senza test, i funzionari della sanità pubblica non sanno dove si sta diffondendo il virus e dove indirizzare gli sforzi per contenerlo.

E i morti aumentano. In totale ci sarebbero oltre 9.000 persone in California che sono recentemente tornate da Paesi in cui si sono verificati gravi focolai. Poi ci sono altri che potrebbero essere stati esposti all’interno della comunità e ora sono preoccupati di infettare le loro famiglie. Tutti dovrebbero essere sottoposti a test. 

In una lettera inviata al personale medico di un ospedale di Downey e pubblicata dal Times, un coordinatore del controllo delle infezioni ha incaricato i medici di dimettere i pazienti con lievi sintomi di coronavirus, chiedendo loro di auto-isolarsi a casa. A lungo termine, questa tattica renderà praticamente impossibile conoscere il numero totale di casi di coronavirus, almeno fino a quando non saranno disponibili test retrospettivi.  

Gli americani continuano a ripetere come un mantra “L’influenza ha ucciso molte più persone del coronavirus. Allora perché tutta la frenesia di Covid-19?”. Lo hanno visto sui social media, l’hanno sentito a una cena e forse l’hanno persino detto loro stessi. “L’influenza ha ucciso decine di migliaia di persone in più. Allora perché tutti impazziscono per il coronavirus?”. 

Si stima che 32 milioni di americani abbiano contratto l’influenza nella stagione influenzale 2019-2020, causando circa 18.000 morti, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) di Atlanta. 

L’attuale epidemia di Covid-19 causa, comunque, un notevole panico globale. Si sa molto di più, ma ancora troppo poco, sul virus e la disinformazione, in particolare veicolata dai social, ha avuto un impatto significativo sull’ansia popolare che circonda questa epidemia. Il mondo sta per entrare nel primo anno di questa emergenza sanitaria pubblica.  

Apprensione e ansia evidenziate in due sondaggi condotti da GlobalData. Il primo aveva chiesto quanto grave fosse la minaccia Covid-19 per la salute globale. Dei 1.803 intervistati, il 35% ha visto l’epidemia come estremamente grave, il 24% come una minaccia grave e il 22% come una minaccia significativa per la salute globale. 

Il secondo sondaggio ha chiesto se ritenessero le autorità sanitarie locali e globali in grado di combattere la situazione. Degli oltre 27.000 che hanno risposto online, il 55% non era sicuro che l’OMS e le autorità sanitarie nazionali potessero combattere questa epidemia. O meglio pandemia. Solo il 16%, all’inizio della pandemia, era estremamente fiducioso in queste organizzazioni, mentre il restante 29% era abbastanza fiducioso.  

 

La disinformazione ha un ruolo chiave nella diffusione del panico

Mentre l’ansia per un patogeno sconosciuto è completamente giustificata, l’allarme diffuso sembra stato gonfiato attraverso la disinformazione martellante sui social.   

Il motivo principale del panico è perché non si sa molto. Burton Paul, autore di “Is It Serious? Come cercare informazioni sulla salute su Internet “, spiega che questa paura dell’ignoto è aggravata dalla disinformazione sul tasso di mortalità di Covid-19. E sulla realtà delle cifre locali e globali. L’idea dell’”untore” trova sempre facile terreno di sviluppo in questi casi. Un articolo su The Economist lo ha definito “l’agente patogeno del pregiudizio” e ha fornito esempi di razzismo anti-cinese innescato dall’epidemia di Covid-19.

Nel Regno Unito, a maggio, ci sono state notizie di pendolari che evitavano attivamente di stare seduti o in piedi vicino a persone di origine cinese sui trasporti pubblici e la Chinatown di Londra ha visto un forte declino nell’affluenza ai ristoranti tipici. Altrove, anche in Italia ma sempre all’inizio della pandemia, sono stati segnalati casi di bullismo nei parchi giochi, nonché hashtag e petizioni online, che chiedevano ai cinesi di stare lontano da scuole, università e fuori da alcuni Paesi. 

Aumentate anche le proposte di cure finte, di cure truffa. Sebbene i media abbiano indubbiamente un ruolo nella diffusione della disinformazione in generale, Burton Paul ritiene che i social media siano i maggiori responsabili della situazione venutasi a creare dallo scoppio dell’epidemia da Covid-19. “I media vogliono attirare l’attenzione, ma se non forniscono informazioni affidabili, la loro credibilità diminuisce”, afferma l’esperto di fake. Gli utenti dei social media, d’altra parte, non devono conformarsi a questi standard di affidabilità nei loro post.

Paul nota che tra gli esempi più preoccupanti di disinformazione che ha visto ci sono quelli di cure e misure di prevenzione da denuncia. Due esempi: la convinzione che gli antibiotici e il vaccino anti-influenzale (che è invece fondamentale per non sommare due possibili infezioni) possano proteggere i pazienti da Covid-19. Tutto falso, ma circolante nei social soprattutto nord-europei e statunitensi. E i farmaci alternativi che aiutano a “salvare” le persone con Covid-19? Altro terreno minato, che va dalle compresse anti-tenia a tisane di semi di carom e finocchio in acqua calda, che è un rimedio che si ritiene possa aiutare l’allattamento al seno delle nuove madri e che non ha nulla a che fare con i virus.

Non solo la disinformazione può diffondere il panico, ma può anche peggiorare le epidemie, secondo un recente rapporto dell’Università inglese dell’East Anglia (UEA). Utilizzando un modello di simulazione al computer, che prevede la diffusione di una malattia infettiva in base al comportamento delle popolazioni, i ricercatori UEA hanno scoperto che ridurre la quantità di consigli dannosi circolanti online di appena il 10% riduce la gravità dell’epidemia.

Paul Hunter, infettivologo della UEA, commenta: “Quando si parla di Covid-19 ci sono speculazioni, disinformazione e notizie false circolanti su Internet: su come il virus ha avuto origine, su che cosa lo provoca e su come si diffonde. La disinformazione significa che i cattivi consigli possono circolare molto rapidamente e cambiare il comportamento umano verso le malattie in modo da correre maggiori rischi”. Di conseguenza, l’OMS ha definito la quantità di notizie false intorno all’epidemia di Covid-19 come “infodemia“. Una nuova pericolosa patologia. In una conferenza stampa, il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che la disinformazione “sta rendendo ancora più difficile il lavoro degli operatori sanitari”. 

In effetti Facebook, Twitter e Google stanno intervenendo. Covid-19 sta cambiando il flusso di notizie medico-scientifiche sui social. Oggi, quando si fa una ricerca su Google per il nuovo coronavirus, il primo link che appare è quello dell’OMS (prima compariva dopo 2-3 schermate). Twitter sta favorendo un approccio simile. Facebook sta lavorando per rimuovere post falsi o fuorvianti relativi all’epidemia. 

Tuttavia, l’OMS ha chiesto ai social media e ai giganti della tecnologia di lavorare ancora di più per combattere la disinformazione e le sue conseguenze negative. Tedros ha aggiunto: “All’OMS non stiamo solo combattendo il virus, stiamo anche combattendo i troll e le teorie della cospirazione che minano la nostra risposta”. In realtà esiste un’enorme quantità di disinformazione, che può diffondersi rapidamente sui social media e sui media tradizionali, minando pesantemente il lavoro della salute pubblica. È un virus, quello della disinformazione, che si diffonde più rapidamente di Covid-19. Diventa quindi prioritario cercare una cura a questa nuova epidemia globale: la ”infodemia” come l’ha definita il direttore generale dell’OMS, o meglio come la definirei io  la “disinfodemia”.  

 

LE FAKE NEWS SUL CORONAVIRUS 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha diffuso un report per fare chiarezza sul coronavirus 2019-nCoV: l’eccesso di informazioni reperibili in rete, infatti, possono generare confusione e creare inutili allarmismi. Ecco allora quali sono le principali fake news smontate dall’Oms. 

  • Il virus non è stato creato dalle case farmaceutiche per vendere i vaccini
    Al momento, infatti, non esiste ancora nessun vaccino per difendersi dal virus. I complottisti parlano di un brevetto che lo riguarda, ma non sanno che questo si riferisce a coronavirus precedenti, diversi da quello attuale. 
  • Il virus non è stato creato in un laboratorio del governo cinese
    Ad un certo punto qualcuno ha avanzato l’ipotesi di un contagio avvenuto in un laboratorio segreto del governo cinese, che poi si sarebbe diffuso anche all’esterno. A Wuhan esiste un laboratorio, ma non è segreto e inoltre il coronavirus non ha una mortalità  equiparabile a quella delle armi batteriologiche. L’origine naturale al momento è l’ipotesi più accreditata nel mondo scientifico. 
  • Il coronavirus non è pericoloso come la peste o il colera
    Il virus viene gestito come una malattia di classe A, equiparabile alla peste o al colera, ma questo non riguarda la sua pericolosità, che non è paragonabile alle malattie precedenti. 
  • I migranti che arrivano in Italia non portano il coronavirus
    Non c’è nessuna prova che gli sbarchi abbiano qualcosa a che vedere con la diffusione del virus. Inoltre, tutti i migranti venivano sottoposti a controlli rigorosi al loro arrivo anche prima della diffusione del coronavirus. 
  • Non si combatte il coronavirus con metodi casalinghi
    Si è diffusa la voce che aglio, olio di sesamo o soluzioni saline possano allontanare il virus. Falso: l’unica prevenzione possibile riguarda la riduzione dei contatti con persone malate o con il loro ambiente, e anche con gli animali selvatici o di fattoria. In genere, è buona norma lavarsi sempre le mani 
  • Non bisogna evitare i cinesi e i ristoranti cinesi
    Il contagio non avviene attraverso il cibo ma per via respiratoria. Inoltre, anche un italiano può aver contratto il virus in viaggio, mentre una persona cinese potrebbe non essere mai stata in Cina, o non andarci da anni. 
  • Il virus non passa dagli animali domestici
    Non ci sono prove che il contagio possa accadere con gli animali domestici. 
  • Lettere e pacchi dalla Cina non sono pericolosi
    Anche se le superfici dovessero essere venute a contatto con il virus, il tempo che passa durante il viaggio è sufficiente per scongiurare il rischio di un contagio. 
  • Attenzione alle foto e ai video falsi
    Sono circolati molti video e foto falsi: alcuni, ad esempio, ritraggono persone dai tratti orientali che perdono i sensi per strada. I fact-checker hanno smontato la bufala: si trattava di persone ubriache, e non malate. Quindi meglio controllare e soprattutto mantenere la calma. 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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