Può trasmettere l’encefalite da zecca (TBE), una malattia potenzialmente grave che colpisce il sistema nervoso centrale: cos’è e come prevenirla.
Per tutti gli amanti del trekking, del camping o di mountain bike e di altre attività all’aperto, è bene ricordare che bisogna fare attenzione ed essere preparati al rischio di imbattersi in piccoli parassiti come le zecche, che in alcune regioni d’Italia e d’Europa possono essere infettate da batteri o virus e, mordendo gli esseri umani, possono trasmettere malattie gravi come l’encefalite da zecca (TBE).
La TBE è una malattia infettiva virale potenzialmente grave che nei casi più critici può coinvolgere il sistema nervoso centrale e provocare problemi neurologici a lungo termine e, in alcuni casi, anche la morte; si manifesta con sintomi quali febbre, stanchezza, mal di testa, dolore muscolare e nausea.
La TBE è causata da un virus (genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae) che include tre sottotipi, di cui quello europeo, trasmesso dalla zecca Ixodes (I.) ricinus, che può trovarsi nelle zone rurali e boschive d’Europa.
Depositari del virus della TBE sono principalmente piccoli roditori (arvicole, topi) e insettivori (topo-ragni)
Altri ospiti che supportano indirettamente la circolazione del virus favorendo la moltiplicazione delle zecche sono diverse specie di mammiferi selvatici e domestici (in particolare lepri, cervi, cinghiali, pecore, bovini, capre).
Il virus TBE viene trasmesso dal morso di zecche infette. Gli esseri umani possono acquisire l’infe-zione anche attraverso il consumo di latte e prodotti del latte non pastorizzati infetti.
Il virus TBE non è direttamente trasmesso da un essere umano all’altro, a parte la possibilità della trasmissione verticale da una madre infetta al feto.
Il periodo di incubazione della TBE è in media di 7 giorni, ma sono stati riportati casi di incubazione fino a 28 giorni. Circa 2/3 delle infezioni da TBE non sono sintomatiche. Nei casi clinici, la TBE segue un corso bifasico.
La prima fase viremica dura cinque (intervallo 2-10) giorni ed è associata a sintomi non specifici (febbre, affaticamento, mal di testa, mialgia, nausea). Questa fase è seguita da un intervallo asintomatico della durata di sette (intervallo 1–33) giorni che precedono la seconda fase, quando è coin-volto il sistema nervoso centrale (meningite, meningoencefalite, mielite, paralisi, radicolite).
Il sottotipo europeo è associato alla malattia più lieve, con il 20-30% dei pazienti che sperimentano la seconda fase, mentre il tasso di mortalità è dello 0,5-2% e problemi neurologici gravi si riscontrano fino al 10% dei pazienti1
Nonostante l’Italia nella sua totalità sia considerata un paese a basso rischio per la TBE, l’incidenza di questa malattia ha registrato un trend di crescita sin dai primi anni 2000 soprattutto in alcune zone, cosiddette endemiche, in cui l’incidenza della patologia risulta elevata: tutta la regione del Triveneto con particolare riferimento al Friuli Venezia Giulia, alle provincie autonome di Trento e Bolzano e al Veneto, soprattutto Belluno e provincia.
Dai 12 casi registrati nel nostro Paese nel 2000 si è passati ai 55 casi del 2020 e su un totale di 103 casi notificati dal 2017 al 2020 (dato cumulato), 100 si sono verificati nel Triveneto.
Significativa la situazione della provincia di Belluno che, con un tasso di casi pari a 5.95 per 100.000 abitanti, è stata classificata come area ad alto rischio (> 5 casi per 100.000 abitanti) sulla base dei criteri definiti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Per questo L’OMS e l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) raccomandano la vaccinazione contro la TBE per chi vive o si reca nelle zone in cui questa malattia è maggiormente diffusa (endemica).
La vaccinazione è la forma di prevenzione più efficace contro la TBE3, si tratta di una profilassi raccomandata nell’attuale Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale soprattutto per coloro che risiedono o si recano nelle aree considerate più a rischio, offerta gratuitamente ai residenti della regione Friuli Venezia-Giulia, nelle province autonome di Trento e Bolzano, e nella provincia di Belluno e, con costo agevolato, nel resto del Veneto. Il ciclo vaccinale prevede 3 dosi ed è necessario effettuare i richiami in modo da assicurarsi un’adeguata protezione contro l’infezione.
Ad aumentare la preoccupazione, però, quest’anno contribuiscono anche i dati di uno studio condotto dalla Fondazione Edmund Mach (FEM), secondo il quale la quantità di polline di alcune specie di alberi, in particolare faggio, carpino nero e quercia, registrata nel corso di un certo anno dalle stazioni di monitoraggio aerobiologico, è legata ai casi di TBE osservati due anni dopo.
Dal momento che la quantità di polline registrata nel corso del 2020 è risultata molto elevata, il 2022 potrebbe rivelarsi un anno particolarmente intenso per la circolazione del virus.
Secondo lo studio, la quantità di polline nell’aria è un indicatore della produzione di semi da parte delle piante che sono un cibo importante per alcuni roditori selvatici diffusi nei boschi trentini, come il topo selvatico dal collo giallo e l’arvicola rossastra, animali vettori del virus.
La prevenzione
• La vaccinazione contro la TBE è considerata il mezzo più efficace per prevenire la TBE nei paesi endemici;
• Indossare indumenti protettivi con maniche lunghe, pantaloni lunghi e stivali sui quali va spruz-zato un insetticida appropriato;
• Ispezionare bene il proprio corpo dopo aver effettuato attività all’aria aperta per escludere la presenza di zecche e, nell’eventualità, rimuoverle utilizzando delle pinzette dalla punta sottile;
• Evitare, nelle aree a rischio, anche il consumo di latte e di prodotti del latte non pastorizzati.
