Possono causare l’encefalite da zecca (TBE): in Europa negli ultimi 30 anni i casi sono aumentati del 400% e anche le aree a rischio.
Sono parassiti di dimensioni molto piccole che vivono succhiando il sangue agli animali, ma possono anche mordere gli esseri umani che praticano attività all’aria aperta o che vivono nelle zone maggiormente a rischio.
Le zecche non sono pericolose di per sé, ma in alcune regioni possono essere infettate da batteri, virus e parassiti e, mentre si nutrono del sangue umano, possono trasmettere gravi malattie come la TBE tramite i loro morsi.
La TBE si manifesta con sintomi quali febbre, stanchezza, mal di testa, dolore muscolare e nausea e, nei casi più gravi, può coinvolgere il sistema nervoso centrale e provocare problemi neurologici a lungo termine, perfino il decesso, anche se molto sporadicamente.
La vita all’aria aperta: benessere e rischi
Quindi, per gli amanti degli sport outdoor come il trekking, le arrampicate, la mountain bike, o chi pratica campeggio, orienteering e attività all’aria aperta, è bene non abbassare la guarda rispetto al rischio di incontrare queste pericolose compagne di viaggio.
E poi ci sono le imminenti vacanze: mai come quest’anno si sente il bisogno di staccare dal quotidiano ma, complice l’attuale emergenza sanitaria, le abitudini degli italiani probabilmente cambieranno. L’allentarsi della morsa delle restrizioni al movimento, infatti, sembra non illudere troppo i cittadini che dichiarano di tardare nella prenotazione delle prossime vacanze e viaggi a causa della situazione in corso. Solo il 23% mette tra le priorità l’acquisto di pacchetti vacanza e molte meno (il 7%) l’acquisto di voli aerei. In generale, il 65% degli italiani afferma che prenoterà le vacanze solo quando si sentirà effettivamente sicuro di potersi spostare.
Una situazione che porta a riconsiderare il concetto tipico di vacanza, se è vero che per il 32% degli italiani quest’anno ciò significherà viaggi brevi e prevalentemente in zone vicine alla propria residenza.
Dopo tanti giorni di chiusura la voglia di uscire rimane tanta e la priorità è quella di stare all’aria aperta: il 40% degli italiani dichiara infatti che la prima cosa che farà nella prima vacanza possibile sarà immergersi nella natura.
E allora via libera a lunghe passeggiate, brevi gite fuoriporta, con la voglia di riappropriarsi di quei luoghi che regalano benessere come parchi, prati e percorsi tra i boschi e in montagna. Ma che ci possono anche mettere a rischio di incontrare lo sgradevole parassita.
“La vita all’aria aperta diventa, oggi più che mai, fondamentale per il benessere psicofisico delle persone costrette per tanti giorni a non poter uscire o a limitare gli spostamenti” – dichiara il Dott Alberto Tomasi, Presidente della Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) – “Tutelare la nostra salute deve rimanere però la nostra priorità anche nei brevi percorsi, tra prati o in montagna ed è necessario salvaguardarci da tutte le potenziali occasioni di rischio. Quindi go-diamoci la vita all’aria aperta ma con un occhio vigile alle insidie di piccole dimensioni, come le zecche, che possono provocare gravi patologie come l’encefalite da zecca, prevenibile attraverso una semplice vaccinazione, efficace e sicura, una profilassi consigliata a bambini e adulti che risiedono o si recano nelle aree endemiche”.
TBE: pericolosa e poco conosciuta, ma prevenirla si può
Ma quanto ne sanno gli italiani della TBE e di come evitarla? È una patologia ancora poco nota ed esiste poca consapevolezza dei rischi e delle forme di prevenzione attuabili.
La diffusione delle zecche è un fenomeno che non ha ancora una spiegazione scientifica; una delle ipotesi è che l’aumento delle temperature abbia determinato alcune condizioni favorevoli allo sviluppo di questo parassita per un maggior periodo dell’anno. Per questo motivo e per l’avvicinarsi della stagione estiva, le occasioni di entrare a contatto con la natura, e dunque con le zecche, crescono sensibilmente.
Già da una ricerca svolta in 20 Paesi europei da GfK SE per conto di Pfizer, era emerso un grado variabile di conoscenza sia della malattia che delle forme di prevenzione. Tra i Paesi fortemente endemici (come la Finlandia, l’Austria, la Repubblica Ceca) e quelli parzialmente endemici (come l’Italia, la Germania e la Svezia) i dati evidenziano uno scostamento rilevante: nel primo caso, è dell’80% la percentuale di quanti conoscono la malattia (vs il 59%) e il 70% sa dell’esistenza del vaccino (vs il 37%).
In particolare, in Italia 1 intervistato su 3 conosce la TBE, 1 su 2 nel Triveneto, zona fortemente endemica; 1 su 10 è a conoscenza sia della patologia che dell’esistenza di un vaccino per prevenirla e, tra questi, il 2% conosce e ha effettuato la vaccinazione, percentuale che sale al 4% nelle zone endemiche del Paese.
Quando si tratta della cura, sia in Italia che nel resto d’Europa, gli intervistati ritengono, erronea-mente, che la TBE possa essere trattata con gli antibiotici e che questi siano senz’altro almeno parte del percorso terapeutico.
Tra quanti sono consapevoli della malattia e dei suoi rischi, il 6% pensa, correttamente, che non ci sia nessuna cura per la TBE, mentre il 45% non sa quali siano i trattamenti necessari.
Pfizer e la campagna di prevenzione
Si muove in questa direzione la campagna informativa di Pfizer sulla prevenzione dell’Encefalite da zecca (TBE), che con una serie di video pillole ripercorre situazioni potenzialmente a rischio per la possibilità di trasmissione della TBE, perché ci si comporta con leggerezza o per mancanza di informazioni, come ad esempio una partita tra amici al “campetto”, lo jogging tra i boschi, un tranquillo pic-nic di famiglia o la partenza per sessioni di trekking in zone endemiche (aree in cui la TBE è costantemente presente) che, in Italia, corrispondono attualmente alle aree del Triveneto.
Sviluppata con un linguaggio divertente e dal tono leggero, pur mantenendo rigore scientifico e veicolando le informazioni corrette, la campagna sarà attivata su molteplici canali di comunica-zione per sensibilizzare sui rischi e la prevenzione della TBE, che vede proprio in questo periodo il picco della sua trasmissione.
Parlarne col proprio medico è necessario per conoscere le forme di prevenzione (1 persona su 3 di quelle che si sono vaccinate lo ha deciso dopo aver parlato con il proprio medico; tra i non vacci-nati, invece, circa il 25% ha dichiarato di non sentirsi a rischio o di non vivere in zone considerate a rischio come motivazione principale, mentre il 15% non si vaccina perché non è solito visitare zone endemiche) e alla fine di ogni video pillola Pfizer rinnova l’invito a farlo.
“Vorrei per inciso far presente come la pandemia in atto abbia riportato attenzione e consapevo-lezza sul grande valore della prevenzione individuale e collettiva.” – riprende Tomasi – “Nel caso specifico, abbiamo ad esempio sperimentato sulla nostra pelle come l’assenza di un vaccino per malattie gravi ed inedite possa comportare misure straordinarie che possono inficiare anche la libertà individuale. In realtà, ciò vale in linea generale a chiarire e rafforzare un concetto fondamentale e sempre valido: la vaccinazione va vista come un’opportunità per tutti, per un futuro libero da malattie che oggi possono essere prevenute proprio grazie ai vaccini. E tra queste, seppur con le dovute differenze dovute alle modalità di trasmissione della malattia, mi preme ricordare anche l’importanza che riveste il vaccino contro l’insidiosa Encefalite da zecca, soprattutto per chi svolge attività all’aria aperta – anche di tipo lavorativo – e si reca nelle zone endemiche.”
TBE: come si trasmette e come evitarla
L’encefalite da zecca, seppur poco diffusa, rimane una malattia molto pericolosa e in crescita: negli ultimi 30 anni i casi di TBE sono aumentati del 400% in Europa.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) raccomandano la vaccinazione contro l’encefalite da zecca alle persone che vivono o visitano le zone in cui questa malattia è endemica. Si tratta di una profilassi raccomandata nel Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019, la vaccinazione è offerta gratuitamente ai residenti della regione Friuli Venezia Giulia, nelle province autonome di Trento e Bolzano, e nella provincia di Belluno.
La TBE è causata da un virus (genere Flavivirus, famiglia Flaviviridae) che include tre sottotipi: europeo, trasmesso dalla zecca Ixodes (I.) ricinus, che possono trovarsi nelle zone rurali e boschive d’Europa; siberiano, trasmesso da zecca I. persulcatus, endemico nella regione degli Urali, Siberia
e la Russia dell’estremo oriente, e anche in alcuni paesi del Nordest europeo e il sottotipo dell’Estremo Oriente, trasmesso principalmente da zecca I. persulcatus, endemico nell’estremo oriente della Russia e nelle regioni boscose di Cina e Giappone.
Depositari del virus della TBE sono principalmente piccoli roditori (arvicole, topi) e insettivori (topo-ragni). Altri ospiti che supportano indirettamente la circolazione del virus favorendo la moltiplicazione delle zecche sono diverse specie di mammiferi selvatici e domestici (in particolare lepri, cervi, cinghiali, pecore, bovini, capre). Gli esseri umani possono acquisire l’infezione anche attraverso il consumo di latte e prodotti da latte non pastorizzati infetti.
Il virus TBE non è direttamente trasmesso da umano a umano, a parte la possibilità della trasmissione verticale da una madre infetta al feto.
Il periodo di incubazione della TBE è in media di 7 giorni e due terzi delle infezioni non sono sintomatiche. Nei casi clinici, la TBE segue un corso a due fasi: la prima fase virologica dura cinque giorni ed è associata a sintomi non specifici (febbre, affaticamento, mal di testa, mialgia, nausea). Questa fase è seguita da un intervallo asintomatico della durata di sette giorni che precedono la seconda fase, quando è coinvolto il sistema nervoso centrale (meningite, meningoencefalite, mielite, paralisi, radicolite).
Il sottotipo europeo è associato alla malattia più lieve, con il 20-30% dei pazienti che sperimentano la seconda fase, mentre il tasso di mortalità è dello 0,5-2% e problemi neurologici gravi si riscontrano fino al 10% dei pazienti5.
Accorgimenti per la prevenzione
- La vaccinazione contro la TBE è considerata il mezzo più efficace per prevenire la TBE nei paesi endemici;
- Indossare indumenti protettivi con maniche lunghe, pantaloni lunghi e stivali sui quali va spruzzato un insetticida appropriato;
- Ispezionare bene il proprio corpo dopo aver effettuato attività all’aria aperta per escludere la presenza di zecche e, nell’eventualità, rimuoverle utilizzando delle pinzette dalla punta sottile;
- Evitare, nelle aree a rischio, anche il consumo di latte e di prodotti del latte non pastorizzato.
