Se non conterremo le emissioni di anidride carbonica, facendo aumentare la temperatura media di oltre 1,5 °C rispetto all’epoca industriale, ci sarà un impatto drammatico per la nostra salute.
Oltre duecento riviste specializzate in materie sanitarie (tra le quali le prestigiose The Lancet, il British Medical Journal (BMJ), PloS Medicine, il New England Journal of Medicine, considerata la più autorevole rivista medica al mondo, l’European Heart Journal) hanno pubblicato un editoriale sulle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici.
Torniamo indietro nel tempo. Nell’accordo di Parigi sul clima firmato nel 2015 si indicò di ridurre le emissioni di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra in atmosfera al fine di contenere l’aumento della temperatura media entro i 2° C rispetto all’epoca preindustriale, sebbene fu sottolineato che contenerlo entro 1,5 °C sarebbe stato un obiettivo più virtuoso e preferibile, per molteplici ragioni.
In poco tempo gli scienziati affermarono che andare oltre gli 1,5 °C avrebbe avuto conseguenze catastrofiche per l’umanità. E ora, nel 2021, non superare tale soglia sarebbe non più un traguardo “desiderabile” bensì obbligatorio: l’unico possibile per evitare gli effetti più drammatici del riscaldamento globale catalizzato dai cambiamenti climatici. Innalzamento del livello del mare – in grado di far sprofondare sott’acqua intere isole, metropoli e regioni costiere -; perdita della biodiversità; siccità estrema; desertificazione; fenomeni atmosferici devastanti sempre più frequenti; incendi distruttivi; migrazioni di massa e carestie sono solo alcune delle conseguenze che ci attendono nel prossimo futuro se non fermeremo rapidamente e drasticamente le emissioni di anidride carbonica, metano e altri gas a effetto serra.
E per la salute dell’uomo? Impatto drammatico se la temperatura media dovesse innalzarsi di quel fatidico 1,5 °C. Lo affermano decine di studiosi in un editoriale pubblicato su oltre duecento riviste scientifiche specializzate in temi sanitari. Gli scienziati scrivono che i rischi per la salute sono una certezza, non una eventualità, con conseguenze irreversibili. Il costante aumento delle temperature registrato negli ultimi decenni, per esempio, ha comportato un aumento significativo dei morti (oltre il 50 per cento) tra la popolazione over 65 a causa delle ondate di calore sempre più frequenti. Ma sono in aumento anche la disidratazione; la perdita della funzionalità renale; i tumori maligni della pelle; il deterioramento della salute mentale; le complicazioni nelle gravidanze; allergie; morbilità e mortalità cardiovascolare e polmonare, è scritto sull’editoriale. A rischiare sono soprattutto i soggetti fragili, i bambini, gli anziani e chi vive in comunità più povere e svantaggiate (che per esempio non possono permettersi dei climatizzatori).
Oltre a incrementare ulteriormente queste effetti sulla salute, superare la temperatura di 1,5 °C rispetto all’epoca preindustriale comporterebbe un numero sempre maggiore di giornate caratterizzate da ondate di calore mortali (basti ricordare la bolla di calore che tra la fine di giugno e l’inizio di luglio ha ucciso centinaia di persone in Nord America), inoltre si verrebbero a creare le condizioni climatiche ideali per la diffusione di malattie infettive tropicali come quelle trasmesse dalle zanzare.
Con temperature più elevate, del resto, questi insetti possono raggiungere regioni precedentemente precluse e sopravvivere, diffondendosi assieme ai patogeni che trasportano. Come sottolineato dagli scienziati, inoltre, il riscaldamento globale sta contribuendo al calo dei raccolti, che hanno perso fino al 5,6 per cento della produttività negli ultimi 40 anni. A causa delle condizioni meteorologiche estreme più comuni e all’impoverimento del suolo è più difficile contrastare anche la malnutrizione. Il caldo eccessivo altera anche gli habitat naturali, catalizza la perdita della biodiversità e favorisce anche il rischio di nuove pandemie, come quella di Covid-19 che stiamo vivendo.
“Nonostante la necessaria preoccupazione del mondo per la Covid-19, non possiamo aspettare che passi la pandemia per ridurre rapidamente le emissioni”, hanno sottolineato gli autori dell’editoriale.
Per questo invitano i governi a stanziare fondi senza precedenti per promuovere le energie rinnovabili e avviarci verso l’addio ai combustibili fossili, che rappresentano il principale volano dei cambiamenti climatici.
L’editoriale è stato pubblicato prima di alcuni meeting internazionali in cui i leader del mondo discuteranno di crisi climatica e degli approcci da adottare, tra i quali l’imminente Assemblea generale delle Nazioni Unite la prossima settimana e una conferenza sulla biodiversità che si terrà a Kunming in Cina, ma soprattutto l’attesissima COP26 che avrà sede a novembre, a Glasgow (Scozia). Come indicato nel recente rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU la catastrofe climatica è opera dell’uomo ed è sempre più vicina. Bisogna agire e bisogna farlo subito, per non andare incontro a “indicibili sofferenze” e alla fine della civiltà finora conosciuta.
