Sono i più piccoli a fare le spese degli effetti dei mutamenti climatici che colpiscono il nostro pianeta.

 

 

In Australia, nel 2019, incendi senza precedenti hanno emesso circa 400 milioni di tonnellate di carbonio, ucciso almeno 25 persone e distrutto 2.000 case. In Indonesia, una terribile alluvione ha ucciso almeno 67 persone e causato l’abbandono delle case da parte di 400.000 persone. La perdita di ghiaccio nell’Artico sta restringendo l’accesso alle risorse alimentari che sono state per generazioni di sostegno a numerose comunità indigene.

Ma gli effetti sulla salute dei cambiamenti climatici vanno oltre le conseguenze più immediate, ovvie e visibili, di incendi, inondazioni e scioglimento dei ghiacci fino a poco tempo fa definiti perenni.

Un rapporto del Lancet accende i riflettori sugli effetti per la salute dei cambiamenti climatici, su ciò che non è subito visibile ma che è ugualmente dannoso per l’umanità. Primo punto: i danni per i bambini. I loro sistemi immunitari e organici si stanno ancora sviluppando, bevono relativamente più acqua e respirano più aria rispetto agli adulti e tendono a trascorrere più tempo all’aperto.

Comprendere l’intera portata delle conseguenze sulla salute pubblica di un clima che cambia, quindi, implica esaminare come i rischi influenzeranno i corpi dei giovani. Secondo il rapporto Lancet, l’inquinamento atmosferico, in particolare l’esposizione a particelle fini note come PM 2.5, rappresenta il più grande fattore di rischio ambientale per decessi prematuri in tutto il mondo.

Quando le persone pensano agli effetti sulla salute pubblica dell’inquinamento atmosferico, spesso immaginano gli scenari peggiori. Come il fumo degli incendi in Australia: è stato calcolato che una giornata trascorsa a inalare l’aria nella zona est di Sydney mentre i roghi erano in atto è da considerare pari al fumo di 19 sigarette. Con effetto sommatorio nei fumatori.

Allo stesso modo, il rapporto di The Lancet rileva che i bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti del calore. In particolare, i più piccoli sono maggiormente a rischio di sviluppare squilibrio elettrolitico, febbre, malattie respiratorie e renali durante i periodi di caldo estremo. Le percentuali di decessi correlati al calore sono quattro volte più elevate tra i bambini di età inferiore a un anno rispetto alle persone di età compresa tra 1 e 44 anni.

Il cambiamento dei modelli di temperatura e di precipitazione influenza anche la trasmissione della malattia dagli insetti all’uomo. In particolare, la malaria e la dengue sono diffuse dalle zanzare e l’idoneità climatica alla trasmissione di queste malattie è in aumento in numerose parti del mondo. Nel 2017, i bambini hanno rappresentato il 61% di tutti i decessi per malaria in tutto il mondo e il cambiamento climatico li sta mettendo a rischio ancora di più.

La siccità e gli incendi, inoltre, minacciano i raccolti agricoli e aumentano l’insicurezza alimentare. L’aumento del biossido di carbonio, poi, sembra diminuire la qualità dei nutrienti negli alimenti cruciali come grano e riso. Insieme, queste tendenze potrebbero esacerbare il già grave problema di malnutrizione globale della salute che attualmente rappresenta quasi un quinto dei decessi prematuri e delle cattive condizioni di salute a livello globale.

Le conseguenze della malnutrizione sono particolarmente gravi tra i bambini. Nel 2018, il 22% dei bambini di età inferiore ai cinque anni pativa gli stenti, il che significa che hanno avuto una crescita e uno sviluppo compromessi. Secondo i Centers for Disease Control, i bambini sono particolarmente a rischio di stress dopo un disastro perché spesso comprendono meno ciò che sta accadendo, si sentono meno in grado di controllare gli eventi e hanno meno esperienza nell’affrontare situazioni difficili.

Scrive il rapporto: “La protezione dei bambini dall’inquinamento atmosferico, dai decessi dovuti al calore, dalle malattie infettive, dalla malnutrizione e dagli effetti sulla salute mentale associati ai cambiamenti climatici comporterà la mobilitazione di tutti i settori della società per ridurre drasticamente le emissioni e investire in sistemi e infrastrutture sanitari”.

La nota positiva, per Lancet, è che si registrano alcuni segnali promettenti, come un maggiore impegno pubblico e politico e un aumento della spesa per l’adattamento alla salute a un clima che cambia. Sfortunatamente, tuttavia, gli sforzi attuali sono molto al di sotto di quanto necessario per ridurre significativamente le emissioni di carbonio sulla scala necessaria per affrontare la minaccia alla salute umana. Secondo un rapporto delle Nazioni Unite del 2019, le emissioni di gas a effetto serra devono iniziare a diminuire del 7,6 per cento quest’anno per raggiungere gli obiettivi più ambiziosi stabiliti nell’accordo di Parigi del 2015 sul clima. Ma il mondo non è affatto vicino a questo obiettivo e molti Paesi stanno andando nella direzione opposta. In particolare, nel 2018, le emissioni di biossido di carbonio legate all’energia sono aumentate del 2,7% negli Stati Uniti. Le Nazioni Unite hanno avvertito che ogni anno di ritardo «comporta la necessità di tagli più rapidi, che diventano sempre più costosi, improbabili e poco pratici». Aspettare che l’azione diventi più difficile, o forse addirittura impossibile, ha conseguenze morali spaventose.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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