La nuova classe è costituita da pianeti caldi e completamente ricoperti da oceani, ma con un’atmosfera di idrogeno. E sono molto più numerosi e osservabili rispetto a quelli simili al nostro.
Trovare “biofirme” di esseri viventi in altri pianeti al di fuori del Sistema Solare entro pochissimi anni sembra essere davvero possibile. Almeno così la pensano gli astronomi dell’Università di Cambridge, che hanno scoperto una nuova classe di pianeti extrasolari dove, secondo loro, sarebbe possibile lo sviluppo della vita.
Finora i possibili candidati erano pianeti con massa, dimensioni e atmosfera simili alla Terra, sui quali puntare i futuri telescopi spaziali ultrapotenti e in grado di scrutare la loro atmosfera alla ricerca di segni della presenza della vita.
I gemelli della Terra però sono rari, rispetto alla moltitudine di pianeti che si scoprono ogni giorno e alle migliaia già identificati attorno ad altre stelle.
Adesso però, come spiegano gli autori dell’articolo apparso su The Astrophysical Journal, c’è tutta una nuova pletora di pianeti su cui indagare, che sono molto più numerosi e osservabili rispetto ai cloni del nostro mondo.
Li hanno battezzati Hycean, perché sono completamente ricoperti di oceani e hanno un’atmosfera ricca di idrogeno, adatti ad ospitare forme di vita microbica come quella che si trova in alcuni ambienti acquatici qui sulla Terra.
Hanno anche un altro vantaggio: possono orbitare in una zona molto più ampia della normale “fascia di abitabilità”, vale a dire la distanza dalla stella madre alla quale l’acqua in superficie rimane liquida. Significa aumentare la probabilità che questi corpi celesti possano ospitare vita.
La scoperta nasce dagli studi fatti su K2-18b, un pianeta della classe mini-Nettuno, cioè con dimensioni intermedie tra quelle delle Terra e Nettuno: più piccoli di quest’ultimo (che è completamente gassoso) ma troppo grandi per poter avere un nucleo roccioso come la Terra.
In certe condizioni però, è emerso dagli studi, possono supportare la vita. Gli Hycean possono essere grandi fino a due volte e mezzo la Terra e avere temperature atmosferiche anche di 200 gradi.
Gli astronomi cercheranno tracce di ossigeno, ozono, metano e protossido di azoto, che sono tutti presenti sulla Terra. Ci sono anche una serie di altri biomarcatori, come il cloruro di metile e il dimetil solfuro, che sono meno abbondanti sulla Terra ma possono essere indicatori promettenti della vita su pianeti con atmosfere ricche di idrogeno dove l’ossigeno o l’ozono potrebbero non essere così abbondanti.
E inoltre le atmosfere sarebbero facilmente rilevabili con osservazioni spettroscopiche nel prossimo futuro. Le dimensioni maggiori, le temperature più elevate e le atmosfere ricche di idrogeno dei pianeti Hycean rendono infatti le loro biofirme atmosferiche molto più rilevabili rispetto ai pianeti simili alla Terra.
Il team di Cambridge ha identificato numerosi potenziali mondi Hycean, che saranno i primi candidati per uno studio dettagliato con telescopi di prossima generazione, come il James Webb Space Telescope (JWST), che dovrebbe essere lanciato entro la fine dell’anno.
Questi pianeti orbitano tutti intorno a nane rosse a una distanza di 35-150 anni luce, vicini per gli standard astronomici. Le osservazioni JWST già pianificate del candidato più promettente, K2-18b che si trova a soli 110 anni luce, potrebbero portare alla rilevazione di una o più molecole considerate biofirme.
