Le notizie urlate come sensazionali danneggiano sia gli scienziati coinvolti sia le aziende farmaceutiche.
Il coronavirus è un virus intelligente che farà in modo di evitare che chi specula sulla salute si arricchisca sui mali altrui… la mia sensazione è che continuerà a circolare senza fare più danni annullando la corsa a un farmaco o a un vaccino. Ma l’intera vicenda dovrà servire a riesaminare ciò che è accaduto: molti dogmi della virologia si sono sbriciolati, la scienza ha litigato al suo interno, l’OMS ha dato certezze poi contraddette, il virus ha attraversato il Paese, ha attraversato il mondo, contrastato solo da armi antiche che vedono l’essere umano e la sua etica al centro (parlo di medici e infermieri prodigatisi fino allo sfinimento prima ancora di avere le protezioni previste) e di persone che hanno applicato regole antiche anti-contagio, buone per la peste come per i virus.
Coraggio oltre i limiti da parte di alcuni, responsabilità civile consapevole di altri. Così il contagio è stato controllato, resistendo agli errori politici e ai teleimbonitori scientifici, ragionando con la coscienza personale e la capacità critica di chi ascolta tutto ma decide indipendentemente.
Ora è il momento critico, come quando dopo un terremoto c’è la ricostruzione: qualcuno vuole guadagnarci e chi dovrebbe controllare mette il paraocchi.
E purtroppo è anche il momento in cui molti colleghi giocano sull’enfasi delle notizie e non sui dati, rendendo a volte ridicoli gli stessi medici o scienziati che dovrebbero trarre vantaggi da quell’enfasi e non dai fatti. E mi dispiace dirlo questo aspetto dell’informazione medico-scientifica è molto più latino che anglosassone. D’altra parte, non esistono riviste medico scientifiche e di prestigio, molte nate nei primi decenni del 1800, se non in Inghilterra o negli Stati Uniti.
Eppure, alla fine del 1800 solo The Lancet godeva di autorevolezza e poteva competere con riviste europee poi dissoltesi. Quindi prestigio e autorevolezza conquistati sul campo, grazie a rigide verifiche, zero enfasi, e bocciature di ciò che è incompleto. Qualche vota sbagliano, ma poi fanno sempre rapida “mea culpa” e mantengono alta la fama.
Nel giornalismo di diffusione popolare e sui social occorre che anche le aziende farmaceutiche prendano le distanze dalle notizie urlate ed enfatizzate, tipo: “… scienziato da Nobel”, “… la prima volta al mondo”, “… eccellenza internazionale”, “… risultati eccezionali” (quando si parla di uno o due casi), “… scoperta senza precedenti”, “… un luminare” (quando il periodo dei lumi è finito da quel dì e non sembra avere ancora un momento assimilabile nella storia).
Vero, dietro vi sono affari milionari, giochini politici, primari da “pompare” perchè i loro titoli politici superano di gran lunga i meriti scientifici… Ma credetemi se si esagera con l’enfasi questi personaggi rischiano il ridicolo e aumentano i dubbi e le aziende farmaceutiche entrano nel tourbillon delle inchieste giornalistiche a posteriori, escono dalla cronaca scientifica e entrano in quella dei sospetti.
