Un anticorpo monoclonale già in sperimentazione sugli esseri umani negli Stati Uniti.
Era atteso. Un anticorpo di sintesi in grado di imitare gli anticorpi del plasma dei guariti, ma più sicuro ed efficace nei risultati perché dosabile con estrema precisione per quanto riguarda il numero di anticorpi e la loro “qualità”. E senza i rischi di altri virus che sfuggono ai controlli quando si usa plasma umano da guariti. Non un vero farmaco, non un vaccino, ma un’iniezione di immunità in grado sia di prevenire sia di curare. E comunque efficace nel tempo perché ancora oggi la scienza non ha idee chiare su quanto tempo dura l’immunità degli infettati, con sintomi o senza, malati gravemente o leggermente, guariti e negativizzati o guariti e ancora positivi.
Tante domande in cerca di risposte e una certezza: si avvicina una terapia efficace, attesa dai ricercatori e ora concreta. È già in sperimentazione sugli esseri umani negli Stati Uniti. Per essere precisi di anticorpi di sintesi in corso d’opera ce ne sarebbero tre, il primo di un italiano, uno israeliano che addirittura potrebbe essere già sperimentato e quello americano, al quale i media hanno dato ora la massima risonanza. Anche perché ha dietro i laboratori di un colosso farmaceutico statunitense, la Eli Lilly. L’importante però in questi casi è che arrivi presto, in modo da avere un’arma anche se il coronavirus causa della Covid-19 sembra si sia dimenticato della sua cattiveria.
Di che cosa si tratta?
I primi pazienti hanno ricevuto, in uno studio di Fase 1, l’anticorpo principale LY-CoV555 nato della collaborazione di Eli Lilly con AbCellera. Lo studio, controllato con placebo, valuterà la sicurezza e la tollerabilità nei pazienti ricoverati in ospedale con Covid-19. I risultati sono previsti entro la fine di giugno. Se i risultati della Fase 1 mostreranno che l’anticorpo può essere somministrato in modo sicuro, sarà avviato immediatamente uno studio di Fase 2 per valutare l’efficacia in popolazioni vulnerabili. Gli scienziati di Eli Lilly hanno sviluppato in soli tre mesi l’anticorpo, dopo che questo era stato identificato da AbCellera ed il Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti (NIAID) su un campione di sangue prelevato da uno dei primi pazienti statunitensi guariti da Covid-19. LY-CoV555 è il primo potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per combattere SarsCov2, il virus che causa la Covid-19. I primi pazienti nello studio sono stati trattati nei principali centri medici Usa.
Che cos’è la Fase 1 di una sperimentazione?
La prima fase della sperimentazione è quella che verifica se la terapia è sicura e ben tollerata; e questi risultati sono attesi a fine giugno. I primi pazienti Covid-19 in trattamento con la terapia sono ricoverati a Grossman School of Medicine della New York University a New York, Cedars-Sinai a Los Angeles e Emory University ad Atlanta, ha spiegato la compagnia farmaceutica alla Cnn.
E la Fase 2?
È quella sull’efficacia, ma in questo caso sarà molto rapida non solo per l’urgenza ma anche perché la Fase 1 riguarda pazienti con Covid-19 ricoverati e poi perché se funziona la plasma-terapia, tanto più un anticorpo sintetico copia di quelli delle reazioni difensive umane. Quindi, se il trattamento risulterà efficace, il farmaco potrà essere disponibile entro l’autunno. Fino ad ora, gli scienziati hanno cercato di riutilizzare medicine, farmaci sviluppati per altre malattie, vecchie e nuove, per vedere se funzionano anche contro il Covid-19. Diversa la strategia della Eli Lilly. “Non appena è iniziata questa epidemia, abbiamo dovuto lavorare per creare una nuova medicina contro questa malattia – dice Dan Skovronsky, vicepresidente senior e direttore scientifico di Eli Lilly -. Ora siamo pronti e lo testiamo nei pazienti”.
Grazie agli anticorpi di un paziente grave guarito?
Sì. Il trattamento è stato creato in collaborazione con AbCellera, una società di biotecnologie con sede in Canada. AbCellera aveva acquisito un campione di sangue da uno dei primi pazienti statunitensi che erano guariti dal Covid-19 e le aziende hanno sondato milioni di cellule del paziente per trovare centinaia di anticorpi. Gli scienziati di AbCellera e del Centro di ricerca sui vaccini dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive degli Stati Uniti hanno selezionato quelli che ritenevano più potenti e gli scienziati di Eli Lilly hanno progettato il trattamento, noto come terapia anticorpale monoclonale. Questo approccio ha funzionato per curare altre malattie; ci sono terapie anticorpali monoclonali che trattano l’Hiv, l’asma, il lupus, l’ebola e alcune forme di cancro. Spiega Mark J. Mulligan, direttore della divisione di malattie infettive e immunologia e direttore del Vaccine Center presso la NYU Langone Health: “I trattamenti con anticorpi, come quello qui studiato, promettono di essere contromisure efficaci contro questa infezione mortale. Si tratta del primo potenziale nuovo farmaco specificamente progettato per contrastare il virus. Le terapie con anticorpi come LY-CoV555 possono rivelarsi efficaci sia nella prevenzione che nel trattamento e possono essere particolarmente importanti per i gruppi più colpiti dalla malattia come gli anziani e le persone con sistema immunitario compromesso“.
Quindi pronto in autunno, quando potrebbe esserci una seconda ondata di Covid-19?
Entro “la fine del mese, esamineremo i risultati di questo primo studio sull’uomo e intendiamo avviare più ampi studi di efficacia”, dice Skovronsky. Che aggiunge: “Nel frattempo, stiamo anche avviando la produzione di questa potenziale terapia su vasta scala. Qualora LY-CoV555 si rivelasse parte della soluzione a breve termine vogliamo essere pronti metterla a disposizione dei pazienti il più rapidamente possibile, con l’obiettivo di rendere disponibili diverse centinaia di migliaia di dosi entro la fine dell’anno”.
Potrebbe rendere anche fuori tempo un vaccino?
LY-CoV555 è un anticorpo monoclonale IgG1 (mAb) diretto contro la proteina spike di Sars Cov 2 ed è progettato per bloccare l’ingresso del virus nelle cellule umane; grazie a questa neutralizzazione del virus, è potenzialmente utilizzabile sia nella prevenzione sia nella cura del Covid-19. Se ulteriori sperimentazioni dimostreranno la sua efficacia nel prevenire il Covid-19, certamente può essere un’alternativa efficace al vaccino ancora lungi dall’essere pronto. Anche perché la sperimentazione dell’efficacia di un vaccino ha tempi molto più lunghi. D’altra parte, il vaccino deve sviluppare anticorpi, che in questo caso vengono già somministrati. Certo occorre capire quanto dura un’immunità creata dall’infezione o da una vaccinazione. Anche qui c’è da studiare e sperimentare perché Covid-19 ha messo in crisi molte certezze.
Gli anticorpi monoclonali contro Covid-19 sono allo studio anche in Israele (di cui si sa poco) e hanno visto in Italia il primo “creatore”.
Sì. Un anticorpo risalente alla nota sindrome respiratoria Sars del 2003 è risultato efficace anche per combattere il coronavirus Sars-CoV-2, responsabile della pandemia di Covid-19. È lo ha scoperto un team di ricercatori internazionale guidato dall’italiano Davide Corti, che isolando e analizzando l’anticorpo monoclonale proveniente da un paziente guarito dalla Sars quasi vent’anni fa è riuscito a neutralizzare altre tipologie di coronavirus, compreso il Sars-CoV-2. Al momento la sperimentazione di Corti è ancora preliminare, ma i risultati ottenuti si inseriscono appieno nei traguardi raggiunti con la ricerca sugli anticorpi monoclonali. Davide Corti, direttore della ricerca alla Humabs Biomed Sa, spiega: “L’anticorpo S309 era risultato l’unico tra gli altri 25 sviluppati dal paziente guarito ad essere efficace contro il coronavirus Sars-CoV-2”.
Blocca l’ingresso del virus nelle cellule umane?
Distrugge la chiave d’accesso del virus. L’anticorpo selezionato va ad agire sull’ormai noto recettore Ace2, cioè la “porta d’ingresso” che il coronavirus utilizza per penetrare all’interno dell’organismo. Questo anticorpo riconosce una regione conservata della proteina spike. Una proteina del virus che resta stabile e immutabile anche se il virus dovesse mutare. LY-CoV555 è sulla stessa linea ed è in dirittura d’arrivo. Conclude Stefania Ruju, ricercatrice biomedica del CNR: “La strada era fin dall’inizio quella degli anticorpi monoclonali e ora finalmente sta trovando la realizzazione”.
