I ricercatori dell’Università di Vienna, dell’Università di Costanza e dell’Albert Einstein College of Medicine scoprono un potenziale fattore scatenante ambientale per il morbo di Parkinson.
Pubblicato su Environment International, uno studio innovativo dell’Istituto di Chimica Biologica e del Centro per la Microbiologia e la Scienza dei Sistemi Ambientali (CeMESS) dell’Università di Vienna, in collaborazione con l’Università di Costanza e l’Albert Einstein College of Medicine, rivela il ruolo di un metabolita microbico nell’indurre sintomi simili al Parkinson.
Questa scoperta potrebbe rimodellare la nostra comprensione dei fattori scatenanti ambientali del morbo di Parkinson.
Le cause alla base del morbo di Parkinson, una condizione neurodegenerativa debilitante, non sono ben comprese.
Alcune mutazioni genetiche sono note per causare il Parkinson, ma uno sbalorditivo 90% dei casi sono sporadici, senza una chiara origine genetica.
Gli scienziati sospettano che i fattori ambientali potrebbero svolgere un ruolo e sostanze come pesticidi e prodotti chimici industriali sono stati studiati per potenziali collegamenti con la neurodegenerazione. Tra i possibili colpevoli ci sono anche i metaboliti microbici.
Studi recenti evidenziano l’importanza dell’asse intestino-cervello, suggerendo che il nostro microbioma potrebbe influenzare le malattie neurodegenerative.
In particolare, il microbiota intestinale dei pazienti affetti da Parkinson differisce da quello degli individui sani.
Alcuni metaboliti microbici hanno anche dimostrato di colpire specificamente i neuroni che producono dopamina, che sono danneggiati in modo cruciale nella malattia di Parkinson.
Motivati da questi risultati e dal potenziale ruolo di uno specifico metabolita batterico nell’indurre sintomi simili al Parkinson, i ricercatori dell’Università di Vienna, dell’Università di Costanza e dell’Albert Einstein College of Medicine hanno intrapreso uno studio completo.
Si sono concentrati su un metabolita prodotto dal batterio Streptomyces venezuelae, che ricerche precedenti hanno suggerito potrebbe causare danni selettivi ai neuroni che producono dopamina.
Il team ha isolato e identificato questo metabolita e vi ha esposto i neuroni umani che producono dopamina. I risultati sono stati chiari: il metabolita ha avuto un effetto distruttivo, rispecchiando la perdita neuronale osservata nella malattia di Parkinson.
Per convalidare ulteriormente le loro scoperte, i ricercatori hanno introdotto questo metabolita batterico nei vermi, che poi hanno mostrato difficoltà di movimento e modelli neuronali specifici simili a quelli osservati nei pazienti umani affetti da Parkinson.
Marcel Leist dell’Università di Costanza e Thomas Böttcher dell’Università di Vienna hanno collaborato alla guida di questo studio pionieristico che collega i regni della biochimica microbica e delle neuroscienze molecolari.
Gli scienziati hanno osservato: “La nostra ricerca fornisce un legame tangibile tra uno specifico metabolita batterico e sintomi simili al morbo di Parkinson. È un passo avanti nella comprensione di come il nostro ambiente, fino ai microbi che ci circondano, possa influenzare l’insorgenza o la progressione di tali malattie”.
Questa scoperta non solo offre una nuova prospettiva sui fattori scatenanti del Parkinson, ma apre anche nuove strade per la ricerca.
Altre sostanze microbiche possono influenzare le malattie neurodegenerative? In che modo queste sostanze interagiscono con i nostri neuroni? E soprattutto, questa conoscenza può portare a nuovi trattamenti o misure preventive?
Sebbene lo studio sia solo l’inizio, è un passo promettente verso la svelata dei misteri del Parkinson e di altre malattie neurodegenerative.
