È alto il rischio che in questi pazienti compaia un tumore negli anni successivi all’ictus, specialmente del tratto respiratorio inferiore, tumori ematologici e tumori gastrointestinali.

 

 

Ci sarebbe un legame tra l’ictus nei giovani e il cancro. È alto il rischio che in questi pazienti compaia un tumore negli anni successivi all’ictus. Un nuovo studio ipotizza anche che l’ictus possa essere la prima manifestazione di un cancro sottostante.

I dati sono stati presentati da Jamie Verhoeven, del Radboud University Medical Centre, Olanda, alla recente European Stroke Organisation Conference 2022.

Verhoeven ha osservato che il 10% di tutti i casi di ictus si verifica in individui di età inferiore ai 50 anni. Negli ultimi decenni, l’incidenza di ictus nei giovani è aumentata costantemente, mentre l’incidenza di ictus negli anziani si è stabilizzata o diminuita.

“L’ictus nei giovani differisce dall’ictus nei pazienti più anziani, e una delle principali differenze è che nei giovani c’è una percentuale più elevata di ictus senza una causa chiara in oltre un terzo dei pazienti”. Inoltre, avere un cancro attivo è noto per essere un fattore di rischio per la trombosi. Questa associazione è più forte nella trombosi venosa ed è stata meno studiata nella trombosi arteriosa, ha riferito Verhoeven.

Il suo gruppo mirava a indagare se in alcuni pazienti con ictus criptogenico (senza una causa chiara), questa potesse essere la prima manifestazione di un cancro sottostante. “Se questa ipotesi è vera, allora sarebbe più ovvia nei pazienti giovani che hanno una maggiore incidenza di ictus criptogenico”.

Hanno eseguito uno studio di coorte osservazionale basato sulla popolazione utilizzando codici ICD diagnostici del registro nazionale delle dimissioni ospedaliere nei Paesi Bassi e del registro della popolazione olandese dal 1998 al 2019.

Sono stati esclusi i pazienti con una storia di cancro prima del loro ictus e quelli con tumori del sistema nervoso centrale al momento dell’ictus o tumori della pelle non melanoma (che hanno dimostrato di non avere effetti sistemici).

I dati di riferimento provengono dalla Netherlands Comprehensive Cancer Organisation, che raccoglie dati su tutte le diagnosi di cancro nel Paese. I ricercatori hanno identificato 27.616 giovani pazienti con ictus (fascia di età 15-49 anni; età mediana, 45 anni) e 362.782 pazienti con ictus più anziani (fascia di età, 50 anni e oltre; età mediana, 76 anni).

L’incidenza cumulativa di qualsiasi tumore a 10 anni è stata del 3,7% nel gruppo più giovane e dell’8,5% nel gruppo più anziano.

I dati sono stati confrontati con i coetanei abbinati della popolazione generale. Le principali misure di esito erano l’incidenza cumulativa del primo tumore in assoluto dopo l’ictus (stratificata per sottotipo di ictus, età e sesso) e i tassi di incidenza standardizzati.

I risultati hanno mostrato che il rischio di cancro era più alto nella fascia di età più giovane rispetto alla popolazione generale. In questa fascia di età, il rischio di qualsiasi nuovo cancro entro un anno era 2,6 volte superiore dopo ictus ischemico e 5,4 volte superiore dopo emorragia intracerebrale rispetto ai coetanei della popolazione generale.

Al contrario, nei pazienti con ictus di età superiore ai 50 anni, il rischio ad 1 anno per qualsiasi nuovo cancro era 1,2 volte superiore alla popolazione generale dopo ictus ischemico o emorragico.

“I pazienti più giovani hanno un aumento del rischio di cancro più elevato rispetto ai pazienti più anziani, e questo aumento del rischio è più evidente nei primi 1 o 2 anni dopo l’ictus, ma rimane statisticamente significativo fino a 5-8 anni dopo”, dice Verhoeven.

I tumori che sono stati maggiormente coinvolti in questo aumento del rischio sono stati quelli del tratto respiratorio inferiore, tumori ematologici e tumori gastrointestinali.

Il principale punto di forza di questo studio è stato l’uso di database nazionali che hanno permesso una dimensione del campione molto ampia, ma questo porta con sé il pericolo di una classificazione errata degli eventi e la mancanza di dati clinici, osserva Verhoeven.

“Non è possibile confermare alcuna relazione causale da questo disegno di studio, ma è stata dimostrata una chiara associazione. Abbiamo bisogno di ulteriori studi in questo campo per esaminare quali fenotipi clinici sono associati a possibili tumori sottostanti per identificare quali pazienti sono più a rischio. Stiamo già lavorando su questo – conclude -. Quindi resta da indagare se lo screening per un cancro sottostante debba essere aggiunto al work-up diagnostico nei giovani pazienti con ictus”.

 

 

 

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