Il problema sarebbe collegato ai coaguli di sangue che il Covid-19 potrebbe provocare.
Il coronavirus può provocare gravi ictus, secondo il Washington Post che in un articolo parte dalla situazione di un ospedale locale che sta avendo pazienti con sintomi simili dai 30 ai 40 anni e tutti positivi al tampone. Si tratta del Mount Sinai Beth Israel Hospital di Manhattan che lamenta anche una carenza di medici per curare tutti i pazienti con ictus, tutti tra i 30 e i 40 anni e tutti infettati dal coronavirus. Il neurochirurgo Thomas Oxley ha riferito alla CNN che solitamente sono solo due i pazienti sotto i 50 anni colpiti da ictus, ma che nelle ultime settimane ha appurato un incremento dei casi con appunto ben cinque pazienti giovani affetti da Coronavirus e che hanno subito un ictus improvviso nonostante stessero bene: “Il virus sembra causare un aumento della coagulazione nelle grandi arterie, portando a un grave ictus”. Nelle ultime due settimane c’è stato un aumento di incidenza di ictus di ben sette volte e sempre in giovani pazienti in gran parte sani o a casa con sintomi lievi legati al virus (in due casi senza alcun sintomo).
Nei prossimi giorni lo stesso istituto medico universitario dovrebbe pubblicare dei dati raccolti dai cinque casi analizzati, ma il problema sarebbe collegato ai coaguli di sangue che il Covid-19 potrebbe provocare. Casi simili sono stati registrati anche in Italia. A Brescia gli ictus di 8 pazienti su 10 sono legati al coronavirus. Riscontrati anche danni neurologici legati al virus. Gianmarco Trivelli, direttore generale degli Spedali Civili di Brescia, fa il punto: “Stanno aumentando i casi di ictus collegati al Coronavirus, che ormai riteniamo una malattia multi organo.
Si registrano crisi del sistema nervoso che portano, per esempio, a un improvviso blocco respiratorio, anche se il quadro polmonare non è compromesso“. Uno stato confusionale o le convulsioni possono rispondere ad altrettante manifestazioni dell’infezione da nuovo coronavirus, che può esordire anche così. E in tante città del Nord-Italia sono state attivate delle unità Neuro Covid-19. Non si hanno delle stime precise, con l’Istituto Superiore della Sanità che annuncia un approfondimento nelle prossime settimane. E, comunque, al termine di questa fase calda dell’emergenza verranno effettuati numerosi studi per capire i reali effetti del Covid-19.
I problemi neurologici, quindi, vanno ad aggravare il quadro clinico che non solo diventa più complesso ma compromette anche la possibilità di guarire più velocemente. Il racconto da Manhattan: giovani o persone di mezza età morti per ictus, erano positivi al coronavirus e non si erano nemmeno accorti di essere malati. I medici: “Con sintomi da ictus, correre in ospedale”. Perché lo dicono? Perché da quando c’è l’emergenza Covid-19 molti temono di rischiare il contagio andando in ospedale.
Il dottor Mocco, direttore del Mount Sinai’s Cerebrovascular Center, ha dichiarato al Washington Post che il numero di pazienti arrivati con coaguli di sangue nel cervello è raddoppiato durante le tre settimane dell’ondata di Covid-19. Più della metà erano positivi, giovani e per lo più senza fattori di rischio. In una lettera che sarà pubblicata sul New England Journal of Medicine la prossima settimana, il team del Mount Sinai espone in dettaglio cinque casi studio di giovani pazienti di 33, 37, 39, 44 e 49 anni che hanno avuto un ictus probabilmente da Coronavirus.
Le analisi suggeriscono che questi pazienti hanno sviluppato il tipo più mortale di ictus “da occlusione dei grandi vasi”, che colpisce persone di età media di 74 anni. Sembrerebbe essere collegato al problema di coaguli di sangue che il virus provoca in tutto il corpo. Un coagulo iniziato nei polpacci potrebbe migrare verso i polmoni, causando un blocco chiamato embolia polmonare, coaguli vicino al cuore possono causare un attacco di cuore (altra causa di morte nel Covid-19), un coagulo sopra al cuore probabilmente andrebbe al cervello.
Uno studio cinese sostiene che sintomi neurologici (eventi cerebro-vascolari, alterazioni dello stato di coscienza e alterazioni muscolari) sono presenti nel 36% dei pazienti con infezione da coronavirus. I sintomi neurologici nei pazienti Covid-positivi possono manifestarsi come ictus nel 6% dei casi (il virus influenza profondamente i meccanismi della coagulazione), come alterazioni dello stato di coscienza (confusione, stato soporoso, eccetera) nel 15% e come danno muscolare nel 19%. Altri pazienti presentano uno strano e persistente formicolio alle mani e ai piedi (acroparestesia) e sintomi da encefalite.
Da una prima analisi dei casi del Mount Sinai Beth Israel Hospital di Manhattan, che coincide con ipotesi fatte in Italia, la maggior parte dei quadri di Covid-19 con interessamento neurologico sembrano attribuibili alla tempesta citochinica, cioè al meccanismo base di azione descritto per il Covid-19 che, nei casi gravi, scatena una reazione esagerata e fuori controllo del sistema immunitario che provoca i danni peggiori: dalla sindrome da distress respiratorio acuto, alle miocarditi. Ictus, convulsioni, delirio sono tra i sintomi registrati in diversi casi clinici nel mondo e anche al centro Neuro-Covid di Brescia attivo dallo scorso 23 marzo e che ospita degenti che hanno avuto sintomi da disturbi mentali, crisi epilettiche o forti mal di testa e sono risultati poi positivi al virus. Gli scienziati che hanno studiato la SARS avevano già visto che il virus poteva infiltrarsi nel cervello di alcuni pazienti. Un articolo pubblicato sul Journal of Medical Virology sosteneva che non è da escludere la possibilità che il nuovo coronavirus possa essere in grado di infettare alcune cellule nervose. Quindi reazione abnorme del sistema immunitario e il problema di coaguli di sangue. “Il numero di problemi di coagulazione che vedo in terapia intensiva, tutti legati al Covid-19, è senza precedenti”, dichiara Jeffrey Laurence, ematologo presso la Weill Cornell Medicine di New York.
Per questo si sta sperimentando l’eparina che ha un potere antinfiammatorio e capacità anticoagulante. Esiste infatti l’evidenza che l’infezione possa, fin nelle sue fasi iniziali, ridurre la disponibilità di eparina endogena, poiché il virus si lega in prima istanza a questa sostanza (che interviene nella regolazione del processo di coagulazione del sangue), inattivandola e favorendo così fenomeni trombo-embolici. I medici sono spesso in grado di riaprire i vasi sanguigni bloccati attraverso varie tecniche ma deve essere fatto rapidamente, idealmente entro sei ore, ma non più di 24 ore. Il messaggio che viene dai medici è chiaro: chi ha sintomi compatibili con un ictus (vertigini, difficoltà a camminare, perdita di equilibrio e della coordinazione; debolezza o intorpidimento di viso, braccia o gambe; formicolio di un lato del corpo; confusione, difficoltà nel parlare e nel capire; problemi di vista a uno o entrambi gli occhi; fortissimo mal di testa senza causa apparente) non deve aspettare e chiamare l’ambulanza con urgenza.
Infine, uno studio scozzese ci dice quanti anni in più avrebbero vissuto i morti da coronavirus. Precisamente per un periodo compreso tra i 2 e i 13 anni. L’approccio standard per il calcolo degli anni di vita persi è quello di applicare la distruzione delle età tra coloro che sono morti per una causa specifica ad una tabella standard. Per quanto riguarda gli uomini, il Covid-19 ha portato a cinque anni di vita in meno anche se si trattava di anziani e di malati. “Rispetto ai parametri di riferimento – precisano gli autori – la mortalità Covid-19 rappresenta un gravissimo danno per ogni tipo di individuo in qualsiasi età e condizione di salute“.
