I ricercatori del Cancer Center dell’Università della Virginia (UVA) hanno identificato un gene responsabile delle metastasi e stanno studiando un modo per bloccarne l’attività.

 

Il carcinoma mammario triplo negativo (TNBC) è una forma aggressiva di cancro al seno che causa 40.000 decessi solo negli Stati Uniti ogni anno. In Italia non si sa con precisione (potrebbero essere 3.900 le morti collegate), anche se è noto che ogni anno si registrano circa 1.400-2.100 nuovi casi di carcinoma mammario metastatico triplo negativo. Il tumore al seno non è solo uno, ne esistono di diversi tipi e con differente gravità. Tra questi, il più grave e difficile da curare, è proprio il cancro al seno triplo negativo, forma molto aggressiva e mortale che rappresenta il 10-20% dei tumori al seno e colpisce soprattutto le donne più giovani.

La maggior parte dei decessi deriva dalla resistenza alla chemioterapia e dalle successive metastasi aggressive. Quindi i ricercatori dell’UVA hanno cercato di scoprire che cosa causa la metastasi di un tumore primario? Questa è una domanda importante nella biologia del cancro perché i pazienti con tumori metastatici hanno il più alto tasso di mortalità.

Sanchita Bhatnagar, di UVA e il suo team hanno scoperto che l’oncogene TRIM37 per il cancro al seno non solo causa la diffusione del cancro, ma lo rende anche resistente alla chemioterapia. Un nuovo approccio sviluppato da lei e dai suoi colleghi potrebbe forse riguardare entrambi.

“Nonostante le metastasi siano la ragione principale del fallimento delle terapie contro il cancro, rimane ancora poco conosciuta la caduta di eventi biologici che guida la crescita metastatica nei pazienti”, afferma Bhatnagar, che è stata la prima a identificare TRIM37 come oncogene del cancro al seno. “In generale, diversi geni vengono alterati durante la cancro-genesi. Tuttavia, resta ancora da capire se l’azione sugli stessi geni può impedire la transizione metastatica”.

Il team di Bhatnagar ha dimostrato che avere come bersaglio (targeting) TRIM37 previene le lesioni metastatiche nei modelli murini. Questi risultati costituiscono la base dell’attuale lavoro del suo laboratorio che esplora il ruolo di TRIM37 nelle disparità razziali nel cancro al seno triplo negativo. L’incidenza della malattia è sproporzionatamente più alta nelle donne afroamericane rispetto ad altre razze, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni nei pazienti afroamericani di solo il 14% rispetto al 36% nelle donne non afroamericane.

Targeting del cancro al seno triplo negativo. Bhatnagar e Jogender Tushir-Singh hanno sviluppato un nuovo approccio per fermare gli effetti del TRIM37 e, si spera, possa essere efficace nel prevenire o nel ritardare in modo significativo la diffusione del cancro al seno triplo negativo. Ciò potrebbe anche abbassare le difese della malattia contro la chemioterapia. Del “blocco” del gene potrebbe beneficiare circa l’80% delle pazienti con cancro al seno triplo negativo, stimano i ricercatori.

L’approccio di Bhatnagar e Tushir-Singh utilizza nanoparticelle (microscopiche sfere di “grasso”) per veicolare un trattamento capace di bloccare il TRIM37. Queste nanoparticelle vengono “accoppiate” con anticorpi appositamente progettati che si legano alle cellule cancerose ma non alle cellule sane. “Non appena l’anticorpo trova la cellula di cancro al seno triplo negativo, si lega al recettore e viene assorbito dalla cellula”, ha spiegato Tushir-Singh, del Dipartimento di biochimica e genetica molecolare di UVA. “È un bacio della morte – dice Bhatnagar -, che riduce selettivamente l’espressione di TRIM37 nelle cellule tumorali e ne previene la diffusione”.

L’approccio potrebbe essere utilizzato per fornire trattamenti mirati anche per molti altri tumori, riferiscono i ricercatori. “Questo non solo porterebbe il trattamento dove deve agire, e solo lì, ma, si spera, dovrebbe aiutare anche a prevenire gli effetti collaterali indesiderati. Oltre a prevenire le metastasi, aggiunge il meccanismo della selettività”, spiega Bhatnagar.

Ma come somministrare un trattamento con nanoparticelle ai pazienti? La maggior parte di queste nanoparticelle vengono eliminate dal fegato, quindi rischiano di non raggiungere il loro bersaglio. Spiegano i ricercatori: “Abbiamo aggirato questo problema fornendo nanoparticelle per via nasale, aumentando il tasso di assorbimento nei polmoni, uno dei siti target metastatici più comuni nei pazienti con TNBC”. E il fegato è stato così escluso.

Lo sviluppo del nuovo approccio è nelle sue fasi iniziali, ma i test sui topi di laboratorio hanno offerto indicazioni incoraggianti. “I polmoni hanno mostrato una drastica riduzione delle lesioni metastatiche dopo il trattamento rispetto ai topi che non hanno ricevuto alcun trattamento”, conferma Bhatnagar.

Clinicamente, la maggior parte delle donne nelle prime fasi del cancro al seno viene trattata con un intervento chirurgico, seguito da radioterapia o chemioterapia. Tuttavia, le metastasi rimangono un problema medico impegnativo. La ricerca della Bhatnagar ha come obiettivo proprio quello di prevenire, o colpire selettivamente, le metastasi. In laboratorio, sui topi, l’efficacia è stata raggiunta e dimostrata ma occorrono ulteriori conferme prima di arrivare a test sull’uomo. Ma c’è l’interesse al riguardo di diverse aziende farmaceutiche. Soprattutto sul vettore, le nanoparticelle di “grasso”, che potrebbe essere efficace anche in altri casi e per altri trattamenti.

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