Anticorpi in nanoparticelle di gel raggiungono il tumore e mettono KO l’oncogeno Lcn2 arrestando la crescita del cancro nei topi.

Con l’editing genetico chiamato CRISP, trasportato nel tumore in nano capsule iniettate nel corpo, si può fermare la progressione del tumore alla mammella triplo negativo, il più letale dei tumori al seno.

Lo affermano ricercatori del Boston Children’s Hospital che hanno condotto esperimenti con questa tecnica in cellule tumorali umane e in topi da laboratorio.

Lo studio, pubblicato il 27 agosto sulla rivista PNAS, rappresenta il primo impiego con successo della tecnica CRISP per questo tipo di tumore e utilizza antibiotici in tutta sicurezza per riconoscere in modo selettivo le cellule tumorali sparse nei tessuti.

È stato dimostrato, in colture di cellule tumorali in vivo e nelle cavie, che l’editing ha un’efficienza dell’81% nel tessuto tumorale e, mettendo fuori uso il gene Lipocalin 2 legato alla progressione del tumore, permette di fermare lo sviluppo del cancro.

Precisamente questo approccio ha attenuato la crescita del tumore del 77% nei tessuti colpiti senza scatenare tossicità.

 

Che cos’è il tumore triplo negativo

Questo tumore, che costituisce circa il 15% di tutti i tumori al seno, è caratterizzato dal non avere recettori per gli estrogeni, per il progesterone né per HR2, il che, a differenza degli altri che sono positivi ad almeno uno di questi, lo rende molto difficile da trattare.

Al momento non esiste ancora una cura specifica per il triplo negativo, che è fortemente metastatico e ha un alto tasso di mortalità. Sono colpite di più le donne over 50 e che hanno la mutazione del gene BRAC1.

Chemioterapia, radioterapia e chirurgia sono attualmente le armi a disposizione per combattere questo cancro, in attesa di scoprire un trattamento più efficace dato che non sempre questi approcci terapeutici sono risolutivi.

 

Il problema del trasporto della CRISP alle cellule tumorali

Trasformare questa tecnica di editing del genoma in una terapia anticancro è molto complesso perché limitato dalla mancanza di un sistema per far arrivare la CRISP in modo preciso nelle cellule che si vogliono modificare.

Si può usare un virus come “mezzo di trasporto”, ma questo non può trasportare con sé un grosso carico e poi c’è il rischio di effetti collaterali nel caso infetti cellule sane.

Un altro metodo consiste nell’incapsulare la CRISP in polimeri o particelle di lipidi, anche se queste possono essere tossiche e spesso il contenuto viene espulso dal corpo prima che arrivi a destinazione.

 

Nanoparticelle di lipidi e idrogel

È la soluzione trovata dai ricercatori americani: hanno incapsulato il sistema CRISP in soffici nano particelle composte da molecole di grasso e idrogel (che al 99% è fatto di acqua).

A guidarlo alle cellule cancerogene ci pensa un anticorpo attaccato alla superficie di gel, che riconosce una particolare molecola, chiamata ICAM-1, che nel 2014 è stata scoperta essere un bersaglio per i farmaci contro il triplo negativo.

Inoltre, essendo morbide e flessibili, le nano particelle entrano più facilmente nelle cellule cancerose, fondendosi con la loro membrana e consegnando il proprio carico di CRISP dento la cellule stesse.

 

Come agisce la CRISP

Una volta all’interno delle cellule tumorali il sistema CRISP fa fuori l’oncogene noto come Lipocalin 2, che promuove la progressione del cancro e delle metastasi.

il trattamento così arresta la crescita del tumore e ne limita le metastasi, in modo del tutto non tossico e sicuro, come hanno mostrato gli esperimenti sui topi.

 

 

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