Andrea Borini, Past President Società Italiana di Fertilità e Sterilità-Medicina della Riproduzione: urgente intervenire sulla formazione dei giovani sin dalle scuole medie.
Qual è lo scenario della natalità in Italia?
Il Rapporto Istat sulla situazione del Paese del luglio 2020, aveva indicato un trend molto chiaro: il Paese si trovava di fronte ad una continua e significativa diminuzione del numero dei nuovi nati per anno in Italia, che sarebbe potuta anche peggiorare, anche come conseguenza della pandemia Covid-19.
Il Rapporto 2021 conferma purtroppo le ipotesi e il trend dell’anno precedente: le nascite 2020 hanno mostrato una ulteriore diminuzione delle nascite; si va che va dal – 2.7% nei primi 10 mesi dell’anno sino al -8.2% nel mese di novembre e al -10.3% del mese di dicembre, corrispondenti ai concepimenti dell’inizio della pandemia 2020. Si è arrivati dunque a registrare il minimo storico delle nascite per anno, dall’Unità d’Italia ad oggi: i nuovi nati sono stati 404.104 (-3.8% rispetto all’anno precedente).
Se a questo aggiungiamo la diminuzione costante del numero medio di figli per donna, che oggi si attesta a 1,29, e l’ipotesi dell’Istat di avere dal 2020 nell’arco di due anni fino a 30.000 nuovi nati in meno, se oltre agli effetti indotti dall’incertezza e dalla paura legati alla pandemia consideriamo quelli derivanti dal calo occupazionale e dalle conseguenti difficoltà economiche delle famiglie, il quadro complessivo della demografia del nostro Paese è davvero preoccupante.
A fronte di una fecondità reale in costante calo da almeno 10 anni, tuttavia, l’Istat rileva che gli italiani continuano a desiderare di avere due figli, in tutto il Paese in modo omogeneo e marcato. È evidente, dunque, uno scarto tra quanto si desidera e quanto si riesce a realizzare.
Parlando di natalità, l’attenzione ai giovani per gli aspetti della salute riproduttiva è un aspetto molto importante del quale tenere conto: quanto sono informate le giovani generazioni in materia di fertilità e di problemi connessi?
In un Paese caratterizzato da tempo da un trend demografico negativo, che segna ogni anno un nuovo record di calo delle nascite, è fondamentale accrescere la formazione e la cultura dei giovani sul tema della fertilità, a tutela della salute immediata e futura delle giovani generazioni e per mantenere integre le loro opportunità di future scelte riproduttive.
Recentemente, SIFES e MR – Società Italiana di Fertilità e Sterilità, ha condotto un’indagine tra i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 26 anni, dal titolo “I Giovani e la Fertilità”. Il quadro che ne esce è in parte scoraggiante: il tema della fertilità è totalmente sdoganato e familiare ai giovani, ma l’informazione in materia è superficiale e inesatta. La ricerca delinea lacune significative, evidenziando ad esempio che il web è per il 37,4% dei ragazzi intervistati la prima fonte di informazione su questi temi.
Se un’ampia maggioranza degli intervistati (circa l’87%) dimostra di conoscere la correlazione tra invecchiamento della donna e diminuzione della fertilità, vi è molta più confusione sull’età a partire dalla quale le donne diminuiscono drasticamente la loro capacità di ottenere una gravidanza: il 47% degli intervistati risponde “oltre i 50 anni”. Così come quasi l’80% dei ragazzi coinvolti nell’indagine sovrappone erroneamente la fine del ciclo mestruale e la fine della fertilità.
Se la maggioranza dei giovani intervistati ha già sentito parlare di fertilità e sterilità e mostra una certa attenzione al tema, questo non si traduce automaticamente in comportamenti virtuosi: quasi il 73% del campione intervistato non ha mai pensato di fare un controllo medico per assicurarsi della propria salute riproduttiva.
Dovremmo riuscire a parlare con i più giovani, con un linguaggio che sappia avvicinarli e parlar loro senza moralismi. Non ci sono dubbi, a mio avviso: l’insegnamento della biologia della riproduzione dovrebbe essere materia di studio delle scuole medie.
