Una condizione cardiaca comune e potenzialmente mortale che spesso non viene diagnosticata.

 

Una nuova ricerca dell’università della Virginia (UVA) aiuterà i medici a identificare, trattare e prevenire quei battiti cardiaci irregolari potenzialmente pericolosi nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica (in inglese HCM, in italiano CMI), una condizione cardiaca comune in cui il cuore si ispessisce e fatica a pompare il sangue, entra sotto sforzo per riuscirvi. I ritmi cardiaci caotici sono noti come fibrillazione atriale.

La fibrillazione atriale può essere asintomatica, ma può portare a coaguli di sangue, ictus o persino insufficienza cardiaca. La nuova ricerca, condotta da un team internazionale di medici e scienziati, identifica i fattori di rischio per i principali esiti della fibrillazione atriale, come la necessità di procedure di salvaguardia o il ricovero per più di 24 ore, nei pazienti con cardiomiopatia ipertrofica.

L’età sembra essere l’indicatore predittivo dominante, dicono i ricercatori. Ma hanno anche identificato un elenco di altri fattori predittivi, inclusa l’obesità misurata dall’indice di massa corporea (BMI). L’obesità è risultata particolarmente importante nei pazienti più giovani.

“Quest’ultima scoperta sottolinea l’importanza della perdita di peso e dell’esercizio fisico nei pazienti con HCM”, afferma il ricercatore Christopher Kramer, capo della Divisione di Medicina Cardiovascolare presso UVA Health. E se fino a poco tempo fa si pensava che l’esercizio fisico fosse controindicato nell’HCM, dopo questa ricerca e altri studi recenti si può affermare il contrario: è indicato e non controindicato.

Come la fibrillazione atriale, la cardiomiopatia ipertrofica spesso non viene diagnosticata. È, tuttavia, la malattia cardiaca ereditaria più comune ed è la causa più comune di morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti. La fibrillazione atriale è una complicanza comune tra i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica.

Precedenti studi si sono concentrati sulla rilevazione della fibrillazione atriale, poiché i pazienti potrebbero aver bisogno di fluidificanti del sangue per prevenire l’ictus. Ma Kramer e i suoi colleghi hanno voluto esaminare gli esiti della fibrillazione atriale per identificare meglio coloro che necessitano di interventi precoci o su misura. I ricercatori hanno esaminato i dati di 2.631 pazienti, identificando 127 endpoint principali, come la necessità di ospedalizzazione o ablazione con catetere, in 96 pazienti.

I principali fattori di rischio per raggiungere un endpoint includevano l’età; indice di massa corporea; dimensione e funzione dell’atrio sinistro del cuore; insufficienza moderata o grave della valvola mitrale del cuore a chiudersi completamente; e storia di aritmia (battito cardiaco irregolare).

L’obesità era un fattore di rischio più forte nei pazienti più giovani rispetto a quelli più anziani. I restanti fattori di rischio erano fattori di rischio maggiori per i pazienti di mezza età e anziani. “I risultati dello studio aiuteranno i medici che trattano i pazienti con HCM, in quanto possono ‘indirizzare’ i fattori di rischio che portano alla fibrillazione atriale”, commenta alla fine Kramer.

 

 

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