La tanto decantata “sanità migliore al mondo” ha fallito nell’appuntamento con l’emergenza eccezion fatta per l’eroico personale medico sanitario.

 

Siamo a 17 mesi di emergenza Covid e scusate ma al momento nessuno può contestare che medici, infermieri, tecnici, soprattutto ospedalieri (perché la sanità territoriale noi non l’abbiamo, a parte specialisti e volontari dell’emergenza), non si possano definire eroi.

Nessuna compiacenza, ma analisi dei fatti. Fatti che, a parte il Covid che si sta spegnendo, non sembrano aver cambiato la visione politica italiana rispetto alla sanità. Era troppo bello sentirla esaltare come una delle migliori, universalista e gratuita.

Sentire le lodi del resto del mondo. Forse alla nostra politica questo non andava bene, perché di tutto è stato fatto per arrivare impreparati alla prima pandemia, alla prima emergenza sanitaria vera, del Terzo millennio. E di tutto si sta facendo per non trarre insegnamento dagli errori, inanellati da tutti i partiti perché tutti rispetto alla sanità hanno agito allo stesso modo nei confronti della sanità, pubblica in particolare. Ammettere di aver sbagliato è da intelligenti…

Tiriamo le somme al 20 giugno 2021. Qual è la situazione? Il successo della campagna vaccinale è un commissariamento de facto del Ministero della Salute ed è tutto in mano a un generale. Perché prima è stato solo caos, mentre la gente moriva e gli operatori sanitari mal pagati entravano in burnout.

Ma i vaccini non sono tutta la sanità, e prima o poi i nodi verranno al pettine. I nodi dicono che il numero di posti letto per centomila abitanti in Italia è molto più basso della media europea: 314 contro 500. Che le terapie intensive non si sono raddoppiate, come aveva entusiasticamente annunciato Speranza il 13 maggio di un anno fa, ma sono cresciute solo di 922 unità.

Che i medici specialisti ospedalieri sono 130mila, 60mila in meno della Germania e 43mila meno della Francia. Che i ventimila neoassunti durante la pandemia sono specializzandi e talvolta neanche specializzandi. Che il numero chiuso nelle facoltà di Medicina è un assurdo ignorato dai ministri. Che la spesa per la Sanità è la più bassa tra i Paesi dell’Europa occidentale.

E da ultimo che la medicina di territorio è il punto più carente del sistema. Perché per i tre quarti della pandemia vissuta i camici bianchi convenzionati del territorio sono entrati nell’emergenza, facendo filtro tra malattia e ospedale, solo secondo la loro coscienza.

 

 

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