Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 la stella della costellazione di Orione aveva mostrato un drastico calo di luminosità che aveva lasciato perplessi gli astronomi.

Polvere si stelle: è stata questa la responsabile, secondo gli esperti del calo di luminosità di Betelgeuse avvenuto tra il 2019 e il 2020, visibile anche a occhio nudo.

L’astro, a 650 anni luce nella costellazione di Orione, è nella fase di gigante rossa e questo aveva fatto pensare a una sua imminente esplosione. Le giganti rosse sono stelle instabili che poi terminano la loro esistenza come supernove.

Tuttavia, sebbene studiate teoricamente, non si sono viste supernove nella nostra galassia dal 1600 e quindi gli astronomi non sapevano con certezza se quella brillantezza improvvisamente calata fosse un’avvisaglia di imminente esplosione.

Invece nuove osservazioni hanno permesso di capire cosa è successo davvero. Dalla superficie della stella è stata emessa una bolla di gas incandescente e questo ha portato a un calo della temperatura superficiale. Che a sua volta ha raffreddato il gas inrorno alla stella condensandolo in polvere solida.

La polvere ha quindi oscurato parzialmente alcune zone della stella, causandone di fatto la luminosità ridotta.

Una volta tanto, abbiamo visto l’aspetto di una stella cambiare in tempo reale su una scala di settimane”, afferma Montargès, dell’Observatoire de Paris, Francia, e KU Leuven, Belgio.

“Abbiamo assistito direttamente alla formazione della cosiddetta polvere di stelle”, aggiunge Montargès, il cui studio fornisce la prova che la formazione di polvere può avvenire molto rapidamente e molto vicino alla superficie di una stella. “La polvere espulsa dalle stelle fredde evolute, come l’espulsione a cui abbiamo appena assistito, potrebbe continuare fino a diventare uno dei mattoni costitutivi dei pianeti terrestri e della vita”, dice Emily Cannon, di KU Leuven, anch’essa coinvolta nello studio.

L’equipe ha utilizzato lo strumento Spectro-Polarimetric High-contrast Exoplanet REsearch (SPHERE) installato sul VLT dell’ESO per visualizzare direttamente la superficie di Betelgeuse, insieme con i dati dello strumento GRAVITY installato sull’Interferometro del VLT (VLTI) dell’ESO, per monitorare la stella durante l’oscuramento. I telescopi, situati presso l’Osservatorio dell’ESO al Paranal nel deserto di Atacama in Cile, sono stati uno “strumento diagnostico vitale per scoprire la causa di questo evento di attenuazione“, afferma Cannon. “Abbiamo potuto osservare la stella non come un singolo punto di luce, abbiamo potuto risolvere i dettagli della sua superficie e monitorarla durante l’evento“, aggiunge Montargès.

Montargès e Cannon sono impazienti di sapere cosa porterà il futuro dell’astronomia, in particolare cosa porterà nel loro studio su Betelgeuse l’Extremely Large Telescope (ELT) dell’ESO. “Con la capacità di raggiungere risoluzioni spaziali senza precedenti, l’ELT ci consentirà di visualizzare direttamente Betelgeuse con dettagli notevoli“, conclude Cannon. “Espanderà anche in modo significativo il campione di supergiganti rosse per le quali possiamo ottenere immagini dirette della superficie con buona risoluzione, aiutandoci ulteriormente a svelare i misteri della produzione dei venti in queste stelle massicce“.

 

 

 

Immagine:  ESO/M. Montargès et al.