Scoperto nel 2019, sembrava l’oggetto più grande mai individuato, ma nuove osservazioni hanno svelato il suo segreto.

 

 

LS V+22 25 è una stella che dista tredici anni luce nella direzione della costellazione dell’Auriga, proprio nel verso opposto alla linea ideale che congiunge il Sole con il centro della galassia.

Scoperta nel 2019 ha fatto subito scalpore perché dalle osservazioni era emerso che ruotava ogni 80 giorni attorno una compagna invisibile, che dai calcoli risultava avere una massa 70 volte quella del Sole. Un buco nero di tali dimensioni non solo non era mai stato individuato, ma la sua esistenza metteva in crisi la teoria dell’evoluzione stellare.

I buchi neri che si formano dal collasso di stelle normalmente hanno massa fino a dieci volte quella del Sole e non di più. La compagna di LS V+22 25 era quindi un buco nero extralarge dalla genesi ignota.

Il che ha messo subito in subbuglio la comunità degli astrofisici, impreparati ed allibiti nel trovarsi di fronte una scoperta simile. Sono subito partite quindi nuove osservazioni e ricerche nei database stellari per meglio comprendere la natura di LS V+22 25.

Un team di astronomi del Friedrich-Alexander-Universität Erlangen-Nürnberg e dell’Università di Potsdam ha infine trovato la quadra. Gli studiosi hanno infatti analizzato gli elementi chimici presenti sula superficie stellare. E hanno trovato abbondanza di elio, carbonio, azoto e ossigeno.

Questi elementi sono le “ceneri” della fusione dell’idrogeno, che avviene però nel cuore delle stelle e non sulla loro superficie. Hanno perciò dedotto che gli strati più esterni di LS V+22 25 sono stati strappati via dalla sua compagna, il presunto buco nero gigante.

Ma facendo i conti sulla massa di questi strati gli astronomi hanno determinato che LS V+22 25 è appena un po’ più grande del Sole (solo del 10%) e di conseguenza la sua compagna non è un grande buco nero ma una stella “normale”, probabilmente una stella di neutroni due otre volte il Sole, ultimo stadio di stelle molto massicce e che non emettono luce visibile ma sono raggi X, gamma e onde radio.

Il buco nero atipico è quindi svanito e la teoria sull’evoluzione stellare e quindi salva. Per il momento.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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