È stato osservato per la prima volta quel che rimane di una fusione tra due stelle.

 

 

Nel 2004 la sonda della Nasa GALEX individuò un oggetto nel cosmo molto strano. Si trattava di un grande alone di gas con al centro una stella. Invisibile all’occhio umano, al telescopio della sonda, che scrutava nell’ultravioletto, l’oggetto compariva come una nebulosa di colore blu. La chiamarono perciò “nebulosa blu ad anello”, anche se della nebulosa non aveva proprio niente.

Infatti queste strutture si formano dai detriti espulsi dalle esplosioni stellari che decretano la morte dell’astro che le ha originate. Ma al centro della nebulosa blu vi è ancora una stella viva, segno che la sua genesi non è stata di quel tipo.

Allora che cosa ha formato quell’oggetto? La domanda è rimasta senza risposta per 16 ani. Dapprima, grazie a decine di osservazioni sia con telescopi terrestri sia spaziali, era emersa l’ipotesi che vi fosse un pianeta gigante gassoso nei pressi della stella e che la nebulosa di gas fosse quindi formata da materiale strappato a quel corpo celeste. Ma ulteriori osservazioni avevano rivelato un disco di polvere attorno all’astro centrale, il che escludeva la possibilità di questo scenario.

Furono persino passate in rassegna foto della stella in questione registrate in passato, indietro fino al 1895, per vedere se c’erano indizi sull’evoluzione della nebulosa intorno ad essa. Ma invano. Finché, nel 2017, un nuovo team di astrofisici accettò la sfida di risolvere il mistero.

E l’hanno fatto. Con un articolo apparso on line il 18 novembre hanno spiegato l’origine della nebulosa. Si tratta dei resti di una grande fusione spaziale, quella tra due stelle che orbitavano l’una attorno all’altra.

Un astro era simile al Sole e l’altro dieci volte più piccolo. Il primo, arrivato a un certo punto del suo ciclo vitale, cominciò a gonfiarsi fino a catturare la stella più piccola, che iniziò a sfaldarsi prima di finire inghiottita completamente. Col passare dei millenni il gas così formatosi si condensò in polvere e molecole e per l’interazione con il mezzo interstellare – gli atomi che riempiono lo spazio tra due stelle – iniziò ad emettere nell’ultravioletto. Ecco risolto e spiegato il mistero. Si ritiene che eventi del genere capitano mediamente nella nostra galassia ogni dieci anni.

 

 

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