L’analisi del corpo con la TAC ha evidenziato uno stato di salute cardiovascolare molto compromesso.

 

È stata imbalsamata così, con la testa reclinata all’indietro e la bocca aperta, come se emettesse un gemito di terrore. Per decenni è stata conosciuta come la mummia della “donna urlante”, proprio per la inusuale ed enigmatica postura con la quale gli imbalsamatori dell’antico Egitto l’hanno tumulata.

Si tratta del corpo di una donna, una principessa appartenuta alla 22esima dinastia, ritrovata nel 1881 in una tomba a Luxor, in Egitto, assieme ad altre mummie delle dinastie 21 e 22 esima sepolte in un luogo occultato tremila anni fa per sfuggire ai saccheggi dei tombaroli.

Lo spasmo stampato sul volto della donna e donato ai posteri dall’imbalsamazione è sempre stato un mistero per gli archeologi, ma adesso ricercatori dell’Università del Cairo hanno svelato l’enigma.

Hanno infatti sottoposto il corpo mummificato della principessa a una TAC e hanno quindi scoperto che la donna soffriva di aterosclerosi, malattia che causò il restringimento e irrigidimento delle arterie. Non solo. Secondo questo quadro clinico la principessa morì a causa di un infarto acuto.

Il corpo fu rinvenuto parecchie ore dopo il decesso, quando il rigor mortis era già sopraggiunto e per questa ragione fu imbalsamato così come si trovava nel momento della morte, con la testa reclinata e la bocca aperta, forse a lanciare un ultimo grido di dolore o di aiuto.

Dalla TAC è emerso anche che il cervello non fu rimosso, una pratica comune per i membri delle dinastie reali.

 

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