Senza il coinvolgimento della Cina, ma anzi suggerendo di “rivelare informazioni che consentirebbero di smentire l’ipotesi di laboratorio” una volta per tutte. “

 

L’indagine condotta dal team di esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità in Cina sull’origine della pandemia di Covid-19 non ha portato risposte esaurienti e servono analisi più rigorose o senza il coinvolgimento di Pechino. È quanto ha chiesto un gruppo di scienziati per fare chiarezza sulla nascita del virus che ad oggi ha provocato la morte di oltre due milioni e ottocentomila persone in tutto il mondo. Si tratta di 24 esperti, provenienti da Europa, Stati Uniti, Australia e Giappone che in una lettera aperta, pubblicata per intero anche dal New York Times, hanno accusato lo studio condotto “contaminato dalla politica”.

“Il loro punto di partenza è stato quello di trovare tutti i compromessi necessari per ottenere una minima collaborazione dalla Cina”, ha detto al NYT Jamie Metzl, senior fellow del think tank del Consiglio Atlantico, che ha redatto la lettera. Il riferimento è allo studio congiunto, pubblicato la scorsa settimana, secondo il quale la via di trasmissione più probabile per SARS-CoV-2, cioè il virus che causa COVID-19, ha coinvolto pipistrelli e altri animali selvatici in Cina e nel sud-est asiatico, escludendo la possibilità che il virus stesso fosse uscito da un laboratorio. Accuse che il Paese del Dragone ha sempre respinto. Per altro, sottolineano gli scienziati, “tutti i campioni biologici” restano inaccessibili.

Metzl ha anche aggiunto che il mondo potrebbe dover condurre un’ulteriore indagine “nel modo più sistematico possibile” senza il coinvolgimento della Cina, ma anzi suggerendo a quest’ultima di “rivelare informazioni che consentirebbero di smentire l’ipotesi di laboratorio” una volta per tutte. “La Cina ha database che riportano esattamente quali virus erano conservati, ci sono note di laboratorio del lavoro che veniva svolto – ha concluso -. Ci sono tutti i tipi di scienziati che stanno effettivamente facendo il proprio lavoro e non abbiamo accesso a nessuna di quelle informazioni o di quelle persone”.

 

 

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