È responsabile di epidemie ospedaliere e può persistere per mesi nei pazienti, nei quali può infettare il sangue, il sistema nervoso centrale, gli occhi, le ossa diversi organi.

 

Per la prima volta nella storia il fungo patogeno Candida auris è stato trovato nell’ambiente naturale. Fino ad oggi, infatti, era stato isolato soltanto nei mammiferi ospiti, tra i quali figurano anche gli esseri umani. Si tratta di un agente patogeno sotto stretta osservazione da parte delle autorità sanitarie per la sua spiccata resistenza agli antibiotici e agli antimicotici, ed è responsabile di epidemie in ambiente ospedaliero rilevate in varie parti del mondo.

A causa delle sue caratteristiche i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) americani lo considerano una grave minaccia per la salute globale. Aver trovato il fungo (di tipo lievitiforme) per la prima volta nell’ambiente naturale rappresenta una scoperta estremamente significativa per la ricerca e i potenziali rischi.

A identificare in natura il Candida auris è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Vallabhbhai Patel Chest Institute dell’Università di Delhi, India, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Biologia dell’Università McMaster (Canada) e del Dipartimento di studi oceanici e biologia marina dell’Università Pondicherry (Isole Andamane e Nicobare).

Gli scienziati, coordinati da Anuradha Chowdhary, docente presso il Dipartimento di Micologia Medica dell’ateneo indiano, hanno scoperto la presenza del fungo in campioni prelevati da una palude salmastra di una zona umida e da una spiaggia delle Isole Andamane, uno splendido arcipelago incastonato nel Golfo del Bengala. Chowdhary e colleghi hanno analizzato una cinquantina di campioni di suolo e una decina di acqua in tutto.

Nel campione estratto dalla zona umida a basso impatto antropico sono stati ritrovati e isolati due Candida auris, dei quali uno resistente ai farmaci. Nei campioni prelevati dalle spiagge, frequentate dall’uomo, sono stati trovati 22 isolati del fungo: tutti sono risultati multiresistenti ad antibiotici e antimicotici, in modo non dissimile dai ceppi osservati in ambito ospedaliero.

Attraverso le indagini genomiche gli scienziati hanno scoperto che gli isolati erano strettamente connessi con i ceppi patogeni rilevati negli ospedali del Sud Est asiatico. “Gli isolati identificati nell’area dove c’era l’attività umana erano più legati ai ceppi che vediamo in ambito clinico. Studi futuri potrebbero essere in grado di spiegare questa connessione”, ha dichiarato Chowdhary in un comunicato stampa. “Potrebbe provenire dalle piante o dalla pelle umana, che sappiamo che Candida auris può colonizzare. Dobbiamo esplorare più nicchie ambientali per il patogeno”, ha aggiunto lo scienziato, specificando che il suo team andrà a caccia del fungo anche altrove.

In precedenza, un altro team di internazionale di microbiologi aveva determinato che il fungo è in grado di resistere a un’ampia gamma di temperature e salinità, che ha avuto origine nelle zone umide e che la sua comparsa come agente patogeno negli esseri umani è legata all’impatto del riscaldamento globale su questi specifici ambienti.

Il fungo è stato scoperto recentemente, e sebbene i primi casi di infezione risalgano agli anni ’90, è stato classificato col suo nome scientifico soltanto nel 2009. È responsabile di epidemie ospedaliere verificatesi in ospedali asiatici, americani ed europei, e può persistere per mesi nei pazienti, nei quali può infettare il sangue, il sistema nervoso centrale, gli occhi, le ossa diversi organi. Le candidosi provocate dal fungo sono considerate particolarmente virulente – possono uccidere in 90 giorni – e come indicato sono caratterizzate da una elevata antibiotico-resistenza, l’aspetto che preoccupa di più gli esperti.

“L’isolamento di Candida auris dall’ambiente costiero tropicale suggerisce la sua associazione con l’ecosistema marino. Il fatto che C. auris vitale sia stato rilevato nell’habitat marino conferma la sopravvivenza di C. auris in zone umide remote. Tuttavia, resta da esplorare il significato ecologico di C. auris nelle paludi salmastre e nelle spiagge sabbiose per le infezioni umane”, spiegano gli scienziati nell’abstract dello studio. I dettagli della ricerca “Environmental Isolation of Candida auris from the Coastal Wetlands of Andaman Islands, India” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica mBio.

 

 

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