La struttura su larga scala del cosmo si dipana come i filamenti di un organismo unicellulare.

 

 

Cos’hanno in comune il Physarum polycephalum, un fungo mucillaginoso unicellulare e l’universo dove viviamo? Entrambi hanno una struttura su larga scala quasi identica.

Spieghiamo meglio. Circa 40 anni fa cominciò a insinuarsi nella mente degli astrofisici la domanda: che forma ha l’universo? O, in altre parole, come sono disposte in esso le galassie che lo compongono?

Grazie a osservazioni di galassie e ammassi di galassie sempre più lontani e con l’ausilio dei potenti telescopi spaziali e terrestri, si è giunti a capire la struttura su larga scala del cosmo.

Gli ammassi di galassie si aggregano in filamenti che intrecciano nell’universo una specie di ragnatela in 3D, con dei nodi dove convergono tali strutture filiformi lasciando dei vuoti (dove non ci sono galassie) che comunicano tra loro.

Volendo fare un’approssimazione, la materia nel cosmo si aggrega come in una spugna, dove ci sono spazi vuoti comunicanti tra loro circondati da filamenti intrecciati.

A scolpire questa ossatura cosmica è la forza di gravità. Tuttavia questi filamenti costituiti da ammassi di galassie, lunghi centinaia di milione di anni luce, non sono sempre visibili, perché lontano dalle galassie sono composti da gas e materia oscura.

Il primo è troppo poco luminoso per essere osservato e la seconda, come dice il nome, è invisibile ai telescopi. E qui entra in gioco il fungo unicellulare.

Per sopperire alla mancanza di tati osservativi per ricostruire i filamenti della struttura dell’universo, scienziati dell’università della California hanno elaborato un algoritmo che si basa sul fungo.

Infatti questo costruisce elaborati filamenti per andare alla ricerca di cibo; una rete complessa ma efficiente per trovare sempre il percorso ottimale per connettere diverse posizioni.

Copiando e facendo elaborare al computer il comportamento del fungo gli scienziati hanno così ricostruito le parti mancanti della ragnatela cosmica. Usando i dati di 37.000 galassie è stato così possibile produrre una mappa 3D dell’universo che le racchiude.

E, come descrivono su Astrophysical Journal Letters, sono rimasti sorpresi nel constatare che il gas intergalattico si trova a grandi distanze dagli ammassi galattici che collega, anche a oltre 10 milioni di anni luce.

Hanno altresì scoperto che la “firma” nell’ultravioletto del gas è molto intensa nelle zone più dense dei filamenti ma poi scompare. Questo significa che ci sono interazioni fortissime tra le galassie, così vilente che il gas diventa troppo incandescente per essere visto.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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