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L’infezione fungina procura “lesioni necrotiche invasive del naso e del palato, che causano dolore, febbre e secrezione nasale purulenta”.

 

Alla data odierna la pandemia di COVID-19 ha provocato quasi 160 milioni di infezioni “ufficiali” in tutto il mondo e 3,3 milioni di vittime (in Italia i contagi complessivi sono 4,1 milioni mentre i decessi 123mila). Tra i Paesi più colpiti in assoluto vi è l’India, attualmente al secondo posto per numero di infezioni (23 milioni) e al terzo per morti (250mila).

In queste ultime settimane il popoloso Paese asiatico sta affrontando il periodo più drammatico da quando il coronavirus SARS-CoV-2 ha iniziato a diffondersi, con circa 400mila nuovi contagi e 4mila morti al giorno, anche a causa della circolazione delle varianti indiane del patogeno. Sulla situazione sempre più complicata sta aleggiando anche lo spettro di un’infezione fungina chiamata mucormicosi o “fungo nero” che sta colpendo centinaia di pazienti COVID, sia attivi che guariti.

Come specificato dagli autorevoli manuali MSD per operatori sanitari, la mucormicosi è provocata da diversi funghi appartenenti all’ordine dei Mucorales, tra i quali specie dei generi Rhizopus, Rhizomucor, Mucor. I sintomi più frequenti dell’infezione sono associati a “lesioni necrotiche invasive del naso e del palato, che causano dolore, febbre, cellulite orbitaria, proptosi, e secrezione nasale purulenta”.

“Possono seguire sintomi del sistema nervoso centrale. I sintomi polmonari sono gravi e comprendono tosse produttiva, febbre elevata e dispnea. Un’infezione disseminata può verificarsi in pazienti gravemente immunocompromessi”, specificano i manuali MSD. I pazienti con sistema immunitario compromesso o debilitato, come chi soffre di diabete, cancro e AIDS, sono particolarmente esposti al rischio di mucormicosi, che viene innescata da spore presenti nel terreno, nei prodotti vegetali in decomposizione, nel letame, nelle piante e altrove, in particolar modo negli ambienti umidi che favoriscono lo sviluppo delle muffe.

“È onnipresente e si trova nel suolo e nell’aria e persino nel naso e nel muco delle persone sane”, ha dichiarato alla BBC il dottor Akshay Nair, un chirurgo oculista che lavora a Mumbai impegnato nel trattamento di alcuni pazienti.

L’associazione con la COVID-19, secondo gli esperti che stanno osservando l’anomalo aumento di casi, sarebbe legata al fatto che molti pazienti infettati dal coronavirus SARS-CoV-2 vengono trattati con farmaci steroidei che, pur abbattendo il rischio di mortalità (come il desametasone), hanno come effetto collaterale quello di abbassare l’efficacia del sistema immunitario, già alterato dalla presenza del virus.

Ciò spalancherebbe le porte al fungo, in grado di farsi strada da ferite, dal naso e dagli occhi fino ai polmoni e al cervello. Si tratta di una malattia con una mortalità elevata, attorno al 50 percento); spesso i medici sono costretti a intervenire con operazioni invasive, che prevedono la rimozione dei tessuti necrotici dal cavo orale e anche degli occhi, per evitare che il fungo possa attaccare il cervello.

Oltre alla compromissione immunitaria legata alla COVID-19 in sé e all’uso di steroidi, secondo gli esperti la diffusione della mucormicosi sarebbe favorita anche dal sovraffollamento degli ospedali. Molti pazienti si curano da soli a casa e assumono ossigeno in condizioni non sterili, favorendo il contatto con le spore responsabili. Come indicato, il diabete è una condizione altamente predisponente per l’infezione fungina.

“Il diabete abbassa le difese immunitarie dell’organismo, il coronavirus le esacerba e quindi gli steroidi che aiutano a combattere la COVID-19 agiscono come benzina sul fuoco”, ha dichiarato il dottor Nair. “È un fungo che ha una forte relazione con il diabete. Se la persona non è diabetica, è molto raro che sviluppi la mucormicosi”, ha affermato il dottor VK Paul, che guida la task force anti Covid in India.

In base a quanto rilevato dal New York Times, sarebbero oltre 200 i casi di mucormicosi tra i pazienti guariti dal coronavirus, mentre altri sono stati segnalati a Nuova Delhi e in altre regioni dell’India. A causa dell’aumento delle infezioni, che spesso coinvolgono anche giovani senza diabete, le amministrazioni locali stanno ordinando migliaia di dosi dell’antifungino amfotericina B, tra i principali farmaci utilizzati per trattare la condizione.

 

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