La ricerca, condotta in Spagna, mostra come sia associato a una riduzioni del peso corporeo, dell’IMC, della circonferenza della vita, delle concentrazioni di trigliceridi e della pressione sanguigna.

 

La sindrome metabolica (MetS) è un problema serio, che in Italia si stima interessi circa un quarto della popolazione. Nota anche come sindrome da insulino resistenza, identifica un gruppo di complicanze metaboliche dell’obesità tra cui eccesso di grasso addominale, valori di trigliceridi elevati, colesterolo HDL ridotto, pressione sanguigna e glicemia elevata, tutte condizioni associate a patologie tra le quali diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e steatosi epatica.

Nell’ambito del recente studio PREDIMED-Plus, sono stati valutati circonferenza della vita, livelli di colesterolo HDL, livelli di trigliceridi, glicemia a digiuno, pressione sanguigna e peso corporeo in eccesso, per determinare se – nel corso di un anno di follow-up – a cambiamenti nel consumo di frutta a guscio fossero associati cambiamenti nei sintomi della sindrome metabolica.

Dalla lettura dei dati è emerso che la portata dei sintomi della MetS e l’eccesso di peso erano inversamente proporzionali al consumo di frutta a guscio.

Tali risultati suggeriscono che un maggiore consumo di frutta a guscio, comprese le mandorle, può rivelarsi una strategia dietetica efficace per gestire il peso e incidere positivamente sui fattori della sindrome metabolica.

Questo nuovo risultato fa parte dello studio PREDIMED-Plus, uno studio clinico condotto in Spagna su 6.874 partecipanti, multicentrico, a gruppi paralleli, in singolo cieco, della durata di 6 anni, nato per valutare gli effetti a lungo termine su eventi cardiovascolari e mortalità di un programma intensivo di perdita di peso, basato su una dieta mediterranea a ridotto contenuto energetico\calorico, la promozione dell’attività fisica e il supporto comportamentale. Il gruppo di intervento viene confrontato con il gruppo di controllo che segue una dieta mediterranea senza restrizioni.

Anni di ricerche sulla salute cardiovascolare – tra cui una revisione sistematica e una meta-analisi – supportano l’inclusione delle mandorle nei piani alimentari salutari per il cuore.

Le mandorle sono adatte alla dieta mediterranea, che enfatizza il consumo alimenti vegetali, compresa la frutta a guscio, ed è raccomandata dalle autorità sanitarie, compresa l’OMS. Nello studio PREDIMED, considerato un punto di riferimento, le malattie cardiovascolari nei soggetti che seguivano la dieta Mediterranea erano ridotte di circa il 30% rispetto ai soggetti nella dieta di controllo.

Il loro profilo nutrizionale delle mandorle, che include proteine vegetali (6 g / 30 g), fibre (4 g / 30 g), grassi buoni e importanti vitamine e minerali come la vitamina E (7,7 mg / 30 g), magnesio (81 mg / 30 g) e potassio (220 mg / 30 g), le rende un’ottima alternativa per uno spuntino energetico e salutare.

Le mandorle contengono inoltre acido linoleico, acido grasso che contribuisce al mantenimento di livelli di colesterolo normali, un fattore importante per la salute del cuore.

 

Lo studio in breve:

 

Lo scopo di questo studio era determinare se a cambiamenti nel consumo di frutta a guscio nel corso di un follow-up di 1 anno siano associati cambiamenti nei sintomi della sindrome metabolica (MetS) negli adulti di mezza età e anziani spagnoli con alto rischio di malattie cardiovascolari. Con MetS ci si riferisce a un gruppo di complicanze metaboliche dell’obesità tra cui obesità addominale (determinata dall’aumento della circonferenza della vita), trigliceridi elevati, colesterolo HDL ridotto, pressione sanguigna e glicemia elevate.

Questo studio include quei partecipanti che hanno completato un questionario alimentare all’inizio dello studio e al follow-up di 1 anno. Sono state escluse le persone con un consumo energetico estremamente alto o basso, il che ha prodotto dati analizzati per 5.800 partecipanti (3.005 uomini e 2.795 donne, età 55-75 anni). I partecipanti erano in sovrappeso o obesi (BMI ≥ 27 e <40) e soffrivano di MetS.

Il consumo di frutta a guscio (mandorle comprese) è stato validato da un questionario alimentare condotto da dietisti ed è stata confermata l’aderenza alla dieta Mediterranea. Dal basale al limite di 1 anno, sono stati valutati i sintomi della MetS, tra cui circonferenza della vita, livelli di colesterolo HDL, livelli di trigliceridi, glicemia a digiuno, pressione sanguigna (sia sistolica che diastolica) e peso corporeo in eccesso (sia BMI che peso corporeo).

I ricercatori hanno quindi raggruppato i partecipanti in tre gruppi (terzili) determinando l’aumento del consumo di frutta a guscio durante questo periodo di tempo. Dopo 1 anno, le quantità di consumo medio di frutta a guscio per terzile 1, terzile 2 e terzile 3 erano le seguenti (P <0,001):

Terzile 1: 4 ± 14.4 g/ frutta a guscio al giorno

Terzile 2: 6 ± 11.2 g/ frutta a guscio al giorno

Terzile 3: 7 ± 18.9 g/ frutta a guscio al giorno

 

Risultati:

Sono stati osservati aumenti significativi nel consumo di olio extravergine di oliva e nell’aderenza alla dieta Mediterranea nei 3 terzili dal primo al terzo.

Dopo il follow-up di 1 anno, i gruppi con il maggior consumo di frutta a guscio (terzili 2 e 3) avevano un apporto calorico comparabile rispetto al basale, il che suggerisce che l’aumento del consumo di frutta a guscio non ha avuto un impatto significativo sull’assunzione calorica complessiva.

Quando i tre gruppi sono stati confrontati tra loro, è emerso che il gruppo che ha mangiato più frutta a guscio (terzile 3) è anche quello che ha incrementanto di più il consumo di olio extravergine di oliva EVOO e ha migliorato maggiormente l’aderenza al Mediterraneo.

Quando si valutano le caratteristiche della MetS e il cambiamento di peso, con ogni terzile di aumento dell’assunzione di frutta a guscio, la circonferenza della vita, le concentrazioni di trigliceridi nel sangue, la pressione sanguigna sistolica e il BMI sono diminuiti significativamente (P <0,05).

Per le donne, i livelli di colesterolo HDL aumentavano con ogni terzile di aumento dell’assunzione di frutta a guscio (P = 0,044).

Confrontando il gruppo che ha mangiato più frutta a guscio (terzile 3) con il gruppo che ha mangiato meno frutta a guscio (terzile 1), i partecipanti al terzile 3 hanno avuto maggiori diminuzioni della circonferenza della vita (solo uomini), del peso corporeo totale e dell’IMC (P < 0,05).

Non ci sono state variazioni significative tra ciascun gruppo nella glicemia a digiuno e nella pressione diastolica.

I ricercatori notano che questi risultati, ad eccezione dell’aumento del colesterolo HDL, sono coerenti con studi precedenti.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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