Cronostoria della diffusione del coronavirus nel mondo e in Italia.

 

 

Il 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi hanno notificato un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota nella città di Wuhan (Provincia deII’Hubei, Cina). Poiché molti dei casi iniziali hanno riferito una esposizione al Wuhan’s South China Seafood City market, inizialmente è stato sospettato un possibile meccanismo di trasmissione da animali vivi.

Il 9 gennaio 2020, il China CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie della Cina) ha identificato un nuovo coronavirus (provvisoriamente chiamato 2019-nCoV) come agente eziologico di questa patologia.

 

Fase di allerta

Il 14 gennaio 2020 l’0MS riportata nelle sue comunicazioni che l’evidenza della possibile trasmissione interumana del nuovo virus era limitata. Tuttavia, il 22 gennaio dopo una missione in Cina, l’OMS ha dichiarato che vi era evidenza di una trasmissione interumana deII’infezione, ma che sarebbero stati necessari ulteriori studi per verificarne l’estensione. Questo fatto ha determinato l’inizio della fase di allerta.

Il 22 gennaio 2020 è stata costituita in Italia dal Ministro della Salute una task force nazionale per contrastare COVID-19 coordinata dal Ministero della Salute (Direzione Generale della prevenzione e programmazione).

Tra le Istituzioni partecipanti si annoverano l’istituto Superiore di Sanità (ISS), il Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri (DPC), l’istituto Nazionale Malattie Infettive (INMI) L. Spallanzani (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, IRCCS), la rete degli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera (USMAF), i Nuclei Antisofisticazioni e Sanità deII’Arma dei Carabinieri (NAS), l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e Forze Armate e le Regioni/PA con il compito di:

  • allertare le strutture sanitarie competenti;
  • attivare controlli agli aeroporti;
  • riportare in Italia in sicurezza e/o in biocontenimento, connazionali provenienti dalla Cina e dal Giappone in contesti di elevata trasmissione di SARS-CoV-2;
  • diramare indicazioni operative per le norme di profilassi in caso di epidemia e di restrizione della mobilità delle persone;
  • verificare il Ioro avviamento e la rispondenza alle indicazioni internazionali (OMS, ECDC);
  • gestire i casi confermati in ltalia in collaborazione con tutti i Servizi Sanitari Regionali, Aziende Sanitarie Locali (ASL), Aziende ospedaliere e IRCCS.

Il 30 gennaio sono stati inoltre sospesi i voli diretti dalla Cina in Italia. Lo stesso giorno, il direttore generale deIl’OMS ha dichiarato il nuovo coronavirus SARS-CoV-2 una Emergenza di Sanità Pubblica Internazionale (PHEIC). Il 31 gennaio si è quindi riunito il Consiglio dei Ministri italiano che ha dichiarato Io stato d’emergenza sanitaria nazionale, inizialmente per la durata di sei mesi, successivamente prorogata, e Io stanziamento dei fondi necessari all’attuazione delle misure precauzionali conseguenti alla dichiarazione di emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale da parte deII’OMS, al fine di consentire l’emanazione delle necessarie ordinanze di Protezione Civile.

Il 3 febbraio, con l’ordinanza del capo del DPC n. 630, è stato istituito il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) con competenza di consulenza e supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell’emergenza epidemiologica dovuta alla diffusione di SARS-CoV-2. Nel mese di febbraio 2020, su indicazione del CTS, sono stati realizzati studi di previsione finalizzati alla classificazione del rischio e alla pianificazione sanitaria attraverso una collaborazione inter-istituzionale che ha coinvolto la Direzione Generale della Programmazione Sanitaria del Ministero della Salute, l’ISS e la Direzione Generale deIl’Azienda Regionale Emergenza Urgenza (AREU) della Lombardia e INMI Lazzaro Spallanzani, in rappresentanza della Conferenza Stato-Regioni, con il coinvolgimento multidisciplinare della Fondazione Bruno Kessler (FBK).

Durante questa fase sono state svolte attività finalizzate a rafforzare la capacità di identificare casi di C0VID-19 in Italia. In particolare, con la Circolare Ministeriale “Polmonite da nuovo coronavirus (2019-nCoV) in Cina” del 22 gennaio 2020 (16), è stata istituita una sorveglianza epidemiologica su casi gravi di malattia respiratoria acuta con storia di viaggio in zone di trasmissione di C0VID-19 o contatto con casi accertati di infezione da SARS-CoV-2, sulla base delle definizioni di caso predisposte daII’OMS e delle specifiche tecniche fornite daII’ECDC ai Paesi UE/SEE e al Regno Unito. Tutti i casi corrispondenti alla definizione di caso in Italia sono stati notificati entro 24 ore dalla rilevazione al Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione sanitaria (Ufficio 5, Prevenzione delle Malattie Trasmissibili e Profilassi Internazionale) e aII’ISS (Dipartimento di Malattie Infettive), tramite la registrazione su una piattaforma di sorveglianza online dedicata. Con l’inizio deII’epidemia nazionale da COVID-19, tale sorveglianza è stata convertita in un sistema di sorvegIianza adattato al contesto epidemiologico di trasmissione locale.

È stata inoltre definita, a seguito della stessa circolare, dal Ministero della Salute e dalle Regioni e PA, una rete di 31 laboratori con capacità diagnostiche per effettuare analisi di laboratorio per casi sospetti di infezione da SARS-CoV-2 secondo i protocolli indicati daII’OMS.

Contestualmente, è stato identificato, presso l’ISS il laboratorio di riferimento nazionale per la conferma e la segnalazione aIl’OMS di tutti i casi di infezione da SARS-CoV-2 identificati in ltalia. Con la Circolare Ministeriale n. 9774 del 20 marzo 2020 e quella n. 11715 del 3 aprile 2020, sono stati individuati più di 70 Laboratori Regionali abilitati per la diagnosi di COVID-19 che hanno a Ioro volta accreditato laboratori aggiuntivi individuati nelle Regioni stesse, secondo modalità concordate con l’ISS. La conferma di laboratorio è infatti necessaria per definire un caso COVID-19 positivo. Per questa ragione l’attività dei laboratori e in particolare dei laboratori di riferimento è alla base delle attività di monitoraggio per questa epidemia. Le reti coordinate a livello centrale sono una garanzia di uniformità e qualità.

Il 20 febbraio 2020, con l’identificazione del primo caso trasmesso sul territorio nazionale di COVID-19, si è passati da una fase di preparazione a una fase di risposta epidemica con Svalutazione rapida e continua del rischio e una attivazione delle misure previste nella precedente fase di pianificazione. Il 24 febbraio 2020, un team guidato daII’OMS con esperti provenienti daII’OMS e da ECDC è arrivato in Italia per supportare le autorità nella valutazione della situazione.

Dal 27 febbraio, con I’Ordinanza 640 della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento della Protezione Civile è stata disposta la sorveglianza epidemiologica, la sorveglianza microbiologica del virus SARS-CoV-2 e la sorveglianza delle caratteristiche cliniche di COVID-19. Le prime due sono state affidate alI’lSS, la terza alI’lNMI Lazzaro Spallanzani di Roma, in qualità di Centro collaboratore delI’0MS per la gestione clinica, diagnosi, risposta e formazione sulle malattie altamente contagiose, in collaborazione con l’ISS. Il rafforzamento della sorveglianza epidemiologica e microbiologica con istituzione di un sistema integrato nazionale di sorveglianza di tutti i casi confermati di infezione da virus SARS-CoV-2 sul territorio nazionale, in aggiunta ad un flusso di dati aggregati raccolti dal Ministero della Salute e pubblicati dalla Protezione Civile, ha permesso di sorvegliare l’andamento deIl’epidemia a livello nazionale e sub-nazionale.

 

Fase pandemica

L’11 marzo 2020, mentre l’ItaIia affronta la fase acuta deII’epidemia da SARS-CoV-2 dichiarando un lockdown nazionale, l’OMS dichiara COVID-19 una pandemia dando inizio alla fase pandemica. In questa fase tutti i Paesi hanno iniziato ad attivare misure per il contenimento, il ritardo e la mitigazione della trasmissione e dell’impatto di SARS-CoV-2. Lo stesso giorno, è stata istituita una collaborazione istituzionale tra l’OMS e il governo italiano con una presenza residenziale di un esperto dell’organizzazione internazionale nel CTS.

 

L’epidemia nazionale da COVID-19 in Italia può essere suddivisa a sua volta nelle seguenti fasi:

Fase acuta: dal 20 febbraio al 20 marzo 2020 (picco) con aumento rapido nel numero di casi, in particolare in popolazioni di età avanzata con co-morbidità. Il numero di casi ha rapidamente sovrastato le capacità territoriali di contact trading e isolamento/quarantena neII’epicentro deII’epidemia. Si è riscontrata una elevata mortalità e un rapido sovraccarico dei servizi assistenziali (in particolare ospedalieri) nelle Regioni maggiormente colpite.

Dal 23 febbraio, con l’introduzione delle prime misure di distanziamento fisico, e  dal 4 marzo  con le prime misure di chiusura su scala nazionale, in Italia è iniziata, infatti, la fase 1 della risposta aII’epidemia (rallentare la diffusione con misure di contenimento), culminata I’11 marzo 2020 con un lockdown nazionale, ovvero con la realizzazione di misure volte a ridurre drasticamente il rischio di assembramento e contatto interpersonale, quali la chiusura di esercizi commerciali, il divieto di eventi e manifestazioni, la limitazione della mobilità individuale, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, l’istituzione su vasta scala di lavoro agile dal proprio domicilio. Questa fase si è caratterizzata pertanto per una rimodulazione delle attività di mitigazione e controllo verso misure più stringenti (escalation) con adozione di misure straordinarie sull’intero territorio nazionale. Lo scopo della fase 1 è stato quello di rallentare la diffusione del virus.

L’analisi giornaliera dei dati provenienti dal sistema di sorvegIianza integrato COVID-19, coordinato daII’ISS e dei dati aggregati raccolti dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, ha permesso di sorvegliare l’andamento deII’epidemia a livello nazionale e sub-nazionale. Sono state inoltre adottate misure straordinarie volte al rapido potenziamento dei servizi assistenziali, per rispondere all’emergenza con assunzione di personale sanitario, approvvigionamento di strumentazioni, e materiali di consumo e realizzazione di misure volte a contenere gli effetti del disagio economico e sociale connessi al lockdown nazionale.

In termini di efficacia epidemiologica, il lockdown nazionale ha avuto successo nel realizzare un rallentamento importante della diffusione, documentato dai sistemi di sorvegIianza nazionali.

La trasmissibilità di SARS-CoV-2 prima deII’11 marzo (lockdown nazionale) è stata stimata a circa R0=3 in tutte le regioni con trasmissione sostenuta, con qualche variazione locale dovuta ad interventi localizzati e mirati. Questa è da intendersi come la trasmissibilità di SARS-CoV-2 in assenza di interventi (R0: numero di riproduzione di base). Dalla data del lockdown al 25 marzo la trasmissibilità è calata in tutte le regioni a valori compresi tra Rt=0,5 e Rt=0,7. In questo caso la trasmissibilità è stata calcolata nel tempo in presenza di interventi (Rt: numero di riproduzione netto).

Fase post-acuta: dal 21 marzo al 4 maggio 2020, nel contesto del lockdown nazionale in cui le misure di controllo e mitigazione straordinarie sono state mantenute, il sistema di sorveglianza integrato COVID-19 coordinato daII’ISS ha iniziato a registrare dapprima una stabilizzazione e in seguito una diminuzione dei nuovi casi di COVID-19 diagnosticati, con il graduale ripristino delle funzioni dei servizi sanitari territoriali e assistenziali.

In questa fase, sono state realizzate misure di potenziamento a livello nazionale dei servizi sanitari e un ulteriore ampliamento delle reti assistenziali, con approvvigionamento straordinario di strumentazione e materiali di consumo. Ai sensi deII’AIIegato 10 “Principi per il monitoraggio del rischio sanitario” al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 26 aprile (Gazzetta Ufficiale 108 del 27 aprile 2020) e del Decreto del Ministro della Salute del 30 aprile 2020, nel mese di maggio 2020 è stato avviato un sistema di monitoraggio settimanale sviluppato e realizzato daII’ISS e coordinato dal Ministero della Salute che permette di fornire settimanalmente ad ogni Regione/PA una classificazione quantitativa del rischio epidemico e della resilienza dei servizi territoriali/assistenziali, allo scopo di introdurre tempestivamente gli interventi correttivi necessari.

In termini di trasmissibilità, dal 25 marzo fino ad approssimativamente fine maggio (fine del lockdown nazionale) l’Rt è rimasto quasi costantemente nel range compreso tra Rt=0,5 e Rt=0,7 in tutte le Regioni/PA.

In questa fase, la necessità di adottare misure graduali per la ripresa delle attività lavorative, compatibilmente con la curva epidemiologica e nell’ottica della tutela della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori, si è concretizzata nello sviluppo, da parte di INAIL, di un approccio metodologico di stima del rischio occupazionale per settore di attività economica. Tale modello, che ha portato alla creazione di 4 classi di rischio (basso, medio-basso, medio-alto, alto), si è basato su tre parametri: esposizione, prossimità e aggregazione, ed è stato adottato dal CTS per la programmazione delle riaperture. La necessità di adottare misure graduali per la ripresa ha anche riguardato la riorganizzazione del sistema di trasporto pubblico terrestre.

Fase di transizione epidemica: dal 4 maggio 2020 fino alla data di pubblicazione di questo documento, sebbene globalmente sia ancora attiva la fase pandemica, l’ltalia è entrata nella fase 2 della risposta aII’epidemia (transizione con rimodulazione in senso meno stringente delle misure di contenimento). Questo ha comportato la riapertura progressiva (4 e 18 maggio e 3 giugno 2020) delle attività lavorative, commerciali e ludiche e il graduale ripristino della mobilità intraregionale, interregionale e internazionale, nonché una riapertura delle scuole limitata alle secondarie di Il grado per consentire l’effettuazione degli esami di stato in presenza. Il CTS in questa fase ha erogato, in base al modello sviluppato da INAIL nella fase precedente, indicazioni puntuali per Io svolgimento di attività sportive e ricreative.

In questa fase sono state rafforzate le attività di controllo deIl’infezione in ambito territoriale, ad esempio aumentando gli accertamenti diagnostici anche su casi con sintomatologia lieve e potenziando il contact trading. È stato messo a regime il sistema di monitoraggio settimanale che permette una classificazione del rischio e della resilienza dei servizi territoriali di ciascuna Regione/PA. È stata inoltre realizzata nel periodo 25 maggio-15 luglio 2020 una indagine di sieroprevalenza nazionale che ha evidenziato come in quel periodo in media 2,5% degli italiani era entrato in contatto con il virus. Questa fase si è caratterizzata in Italia e in altri paesi europei, per una iniziale diminuzione seguita da una sostanziale stabilità dei casi in condizioni di bassa incidenza (in Italia fino alla fine di luglio 2020) e poi da un lento e graduale aumento nel numero dei casi che, tuttavia, presentavano caratteristiche di una transizione epidemica rispetto alle fasi precedenti con assenza di segnali di sovraccarico dei servizi sanitari (in particolare assistenziali). Questo era in parte dovuto ad un interessamento di popolazioni di età più giovane in contesti di trasmissione associati anche a viaggi e attività ricreative.

In Italia, a partire dal mese di giugno 2020, si è notato un leggero ma costante incremento di Rt che ha superato la soglia di 1 nel suo valore medio intorno al 16 agosto 2020 con successive oscillazioni settimanali attorno al valore medio di 1 e evidente variabilità interregionale dovuta alla presenza di focolai anche di dimensioni importanti.

Durante la fase di transizione epidemica, le attività si sono focalizzate in previsione della stagione autunno-invernale 2020. Durante questa fase, il sistema di monitoraggio settimanale è stato operativo in modo continuativo, sono state emesse e adottate linee guida e documenti per la riapertura delle scuole (realizzata dal 14 settembre 2020) e per supportare i servizi sanitari ad un eventuale aumento nel numero di casi e delle ospedalizzazioni per COVID-19 in Italia. In linea con le evidenze in ambito internazionale, in Italia è stata data una estrema importanza alla preparazione verso la riapertura degli istituti scolastici e, in seguito, al monitoraggio dell’impatto di questa riapertura sull’andamento epidemico. Allo scopo di valutare le evidenze e indirizzare azioni di sanità pubblica, l’ItaIia ha proposto e ospitato insieme aIl’Ufficio europeo delI’OMS, il 31 agosto 2020, un aggiornamento di alto livello rivolto ai Ministri della Salute della Regione europea deIl’OMS intitolato “Schooling during the COVID-19 pandemic”.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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