Il dilagare dei contagi mette in evidenza l’impreparazione dei governi al ritorno del coronavirus.

 

Anche oggi si assiste all’inesorabile crescere del numero di contagiati da coronavirus. Più contagi significa più ricoveri, più terapie intensive, più morti. L’arrivo della seconda ondata in Europa e nel mondo ha trovato i governi di tutti i Paesi, il nostro in primis, impreparati.

Eppure lo sapevano, da maggio, che ci sarebbe stato un ritorno del virus; gli esperti ammonivano. Adesso entrano in vigore nuove regole, divieti e imposizioni, ma tutto ha un po’ il sapore di aver chiuso la stalla quando i buoi sono già scappati.

Infatti in questi ultimi sei mesi qualcosa in più si poteva fare. Sì, ma cosa? Magari affrontare l’emergenza cambiando il paradigma: se non si riesce ad arrestare l’avanzata dei contagi, almeno predisponiamo le strutture ospedaliere ad accogliere un maggior numero di pazienti, per esempio.

Fondi straordinari, commissari speciali per aggirare la burocrazia, impiego di risorse umane: si sarebbero potuti approntare nuovi padiglioni dedicati al Covid negli ospedali, aumentare i posti letto, creare nuove strutture di accoglienza per i malati o affittare locali ad hoc.

Perché, parliamoci chiaro, l’unica strategia per bloccare significativamente il dilagare dei contagi è un nuovo lockdown. Ma non ce lo possiamo permettere, nessuno Stato può farlo senza rischiare un tracollo economico dei ceti produttivi.

Pensiamo ai ristoratori, giusto per fare un esempio significativo: la normativa, assurda, già impone loro di chiudere a mezzanotte, facendo perdere introiti; una chiusura generale significherebbe per loro, già provati da quella primaverile, la bancarotta. Sarebbe bastato invece limitarsi a vietare le consumazioni da asporto dopo le 21, cosa che avrebbe di fatto impedito gli assembramenti di giovani fuori dai locali con birra e cocktails in mano.

Anche nelle città, grandi e piccole, si sarebbe potuta incentivare la mobilità coi mezzi propri, al fine di evitare l’ammassamento su autobus e metrò. Convincere i sindaci ad aprire le zone interdette alla circolazione, aumentare i parcheggi, togliere i divieti in quelli adiacenti uffici e posti di lavoro, così da permettere ai lavoratori maggiore libertà di movimento. E usare gli agenti della polizia locale non come sceriffi, ma per facilitare la circolazione sulle strade. In fondo l’aumento del traffico e ciò che ne comporta è il male minore nell’economia danni-benefici della pandemia.

Invece si continua a puntare il dito sulla gente: indisciplinata, non obbedisce alle regole, anarchica. Così si pensa siano gli italiani. O almeno lo pensa il Governo. Quindi vietare le cene tra amici, il cinema, i teatri. Perdura lo stigma del popolo “caciaro”, festaiolo, imprudente. E invece i dati ci dicono che in tutta Europa, e nel mondo, la situazione contagi è molto peggiore che da noi.

Significa che, come già detto, non si riesce a limitare la pandemia se non a costo di un altro lockdown. E allora, ribadiamo: perché non si è arrivati preparati a questo inesorabile appuntamento con maggiori risorse per curare i malati? Perché non si sono creati posti letto anche nei piccoli ospedali di provincia? Restiamo in attesa delle risposte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *