Per trovare segni di vita su altri pianeti gli scienziati osserveranno “marcatori” di presenza di attività tecnologicamente avanzate.

 

Rispondere alla domanda “siamo soli nell’universo?” potrebbe essere più semplice di quanto previsto. Scienziati del Center for Astrophysics Harvard & Smithsonian e della University of Rochester, negli Stati uniti, hanno ricevuto una finanziamento dalla Nasa per cercare segni di vita aliena negli esopianeti ultimamente scoperti.

Poiché non è possibile scrutare la superficie di questi mondi con un telescopio, i cacciatori di alieni guarderanno invece se c’è la firma della presenza di una civiltà tecnologicamente evoluta. Spieghiamo. Poiché le leggi della fisica sono identiche in tutto l’Universo, si suppone che, indipendentemente dal tipo di forma di vita, una società aliena tecnologicamente evoluta produrrebbe gli stessi segni della sua presenza che noi lasciamo sulla Terra e facilmente identificabili: inquinamento dell’atmosfera, bagliori delle città illuminate, riflesso dei pannelli solari, megastrutture e sciami di satelliti artificiali in orbita.

Lo studio, chiamato Characterizing Atmospheric Technosignatures, si focalizzerà quindi all’inizio su due segni di presenza di civiltà tecnologiche: l’inquinamento atmosferico e i pannelli solari.

Per esempio la stella a noi più vicina, Proxima centauri, ospita un pianeta roccioso potenzialmente abitabile. Ma, siccome si ritiene che esso non ruoti su se stesso, presenta sempre una sola faccia verso la sua stella. “Una civiltà aliena avanzata potrebbe aver ricoperto la faccia perennemente illuminata con pannelli fotovoltaici, per trasferire energia e luce nell’emisfero oscuro” spiegano gli scienziati.

Osservare quindi il riflesso della stella sulla superficie del pianeta rivelerebbe la presenza di celle fotovoltaiche e quindi delle forme di vita che li ha installati.

Un altro segno rivelatore è rappresentato dai gas artificialmente prodotti e immessi nell’atmosfera. Oltre al metano, che si origina da forme viventi, altri composti difficilmente originabili da soli in natura, svelerebbero l’esistenza di alieni tecnologicamente evoluti, come per esempio i clorofluorocarburi, gas usati negli impianti di refrigerazione e che da noi sono stati immessi abbondantemente fino a quando si è scoperto che distruggevano lo strato di ozono che ci protegge dai raggi cosmici.

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