Il telescopio spaziale Hubble ha individuato un pianeta simile alla Terra attorno al quale si sta formando un’atmosfera a causa dei fenomeni di vulcanismo.

 

 

Qualche anno fa, attorno alla stella GJ 1132, una nana rossa a 40 anni luce da noi, è stato scoperto un sistema planetario con un membro molto simile alla Terra.

GJ 1132 b, questo il nome, ha infatti una massa pari a 1,6 volte quella terrestre e un raggio di circa 1,1 volte, il che lo rende di conseguenza di densità simile a quella del nostro pianeta.

Le somiglianze però terminano qui, dato che il pianeta orbita così vicino alla stella che compie un giro attorno ad essa in appena un giorno e mezzo e questo fa sì che GJ 1132 b rivolga sempre una sola faccia verso la superficie dell’astro, come fa la Luna con la Terra. Questo, oltre a far schizzare la temperatura superficiale a oltre cinquecento gradi, ha anche influenzato lo sviluppo della sua atmosfera.

Quella primordiale, composta per di più da idrogeno, è infatti stata strappata via dall’intense radiazioni emesse dalla stella nei primi milioni di anni di vita del pianeta, che gli astrofisici stimano avere un’età pari a quella della Terra, circa 4,5 miliardi di anni.

Tuttavia nuove osservazioni con il telescopio spaziale Hubble hanno rivelato che GJ 1132 b ha sviluppato una seconda atmosfera, ricca di idrogeno e dei suoi composti, come l’acido cianidrico, metano ed ammoniaca, tanto da avere adesso una pressione al suolo comparabile con la nostra. Come è stato possibile?

Gli astrofisici ritengono che le forze di marea della stella e degli altri pianeti del sistema di GJ 1132 giochino un ruolo cruciale in questo processo. Come sulla Terra all’inizio della sua formazione, la superficie del pianeta era ricoperta da magma incandescente che si è andato via via raffreddando, intrappolando in sé i gas dell’atmosfera primordiale.

Adesso questi gas vengono gradualmente rilasciati dall’attività vulcanica che ha sede sulla superficie di GJ 1132 b e gli consentono di avere un’atmosfera, anche se le radiazioni della stella la strappano di nuovo via lentamente, perché viene continuamente alimentata da nuove emissioni gassose dei vulcani.

Il vulcanesimo è l’effetto delle forze di marea esercitate dalla stella che “stiracchiano” il pianeta verso di essa quando gli si avvicina nel percorso della sua orbita e dagli altri pianeti del sistema nel senso opposto quando gli si allontana.

Il risultato è che l’interno del pianeta è mantenuto in uno stato di magma da tali forze che ne modificano la forma e la sua superficie si rompe come un guscio d’uovo durante queste escursioni, lasciando fuoriuscire i gas intrappolati al suo interno.

Si tratta quindi di vulcani un po’ come i Campi Flegrei, cioè non di montagne eruttanti come l’Etna, dato che l’estrema sottigliezza della crosta del pianeta e i movimenti a cui è sottoposta non consentono la formazione di catene montuose. Un meccanismo simile si verifica su Io, una delle lune di Giove.

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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