Pubblicato su Lancet un rapporto sui malati italiani.

 

Anche i bambini sembrano venire colpiti dal coronavirus. Non come gli adulti e gli anziani, non così tanti percentualmente, ma quelli in cui il nuovo coronavirus fa breccia si ammalano di una sindrome molto simile alla rara malattia di Kawasaki. Forse il virus la innesca o forse è così che si manifesta il Covid-19. Così sembra da un rapporto pubblicato su Lancet che analizza questi casi in Italia. E così sembra da quanto sta accadendo negli Stati Uniti, dove martedì 12 maggio il caso è emerso in modo preoccupante. Funzionari sanitari dello Stato di New York stanno indagando su circa 100 casi di una sindrome infiammatoria normalmente rara (se considerata la malattia di Kawasaki) e pericolosa che in tempi di pandemia improvvisamente non sembra più così rara. “Affligge i bambini e sembra essere collegata al coronavirus”, ha detto in conferenza il Governatore dello Stato Andrew M. Cuomo. Finora, tre morti nello Stato sono state collegate alla malattia che, nel dubbio, è stata diagnosticata come sindrome infiammatoria multi-sistemica pediatrica. Causa infiammazione potenzialmente letale in organi critici. Più della metà dei casi di sindrome infiammatoria pediatrica dello Stato di New York – il 57 percento – ha riguardato bambini dai 5 ai 14 anni.

Analisi dettagliate dell’epicentro dell’epidemia italiana COVID-19 descrivono un aumento dei casi di rara malattia simile a Kawasaki nei bambini piccoli, aggiungendo numeri a casi simili a New York, in altre zone degli USA e in Gran Bretagna, Inghilterra sud-orientale.

La sindrome è comunque finora abbastanza rara e gli esperti sottolineano che i bambini, in generale, sono solo minimamente colpiti dall’infezione SARS-CoV-2.

Medici in provincia di Bergamo in Italia hanno descritto, riporta Lancet, una serie di dieci casi di bambini piccoli con sintomi simili alla malattia di Kawasaki che si è manifestata dopo la comparsa della pandemia Covid-19 in Lombardia, nel Nord Italia. Zona dove prima del Covid-19 era stata diagnosticata questa malattia immunitaria a soli 19 bambini in ben cinque anni, cioè fino a metà febbraio 2020. Una media di meno di 4 casi l’anno. Poi, improvvisamente, ci sono stati 10 casi in due mesi, tra il 18 febbraio e il 20 aprile 2020. All’inizio non collegata al coronavirus, poi il sospetto è diventato forte. Negli ultimi rapporti si registra un aumento di 30 volte del numero dei casi, sebbene i ricercatori avvertano che è difficile trarre conclusioni definitive con numeri così piccoli. Però, otto dei 10 bambini portati in ospedale dopo il 18 febbraio 2020 sono risultati positivi al virus SARS-CoV-2 in un test anticorpale. Tutti i bambini dello studio sono sopravvissuti, ma quelli che si sono ammalati durante la pandemia hanno mostrato sintomi più gravi di quelli diagnosticati con Kawasaki nei cinque anni precedenti. E ora si aggiungono i casi americani e inglesi. Ma non solo, perché dopo la pubblicazione su Lancet potrebbero essere individuati in tanti più Paesi implicati nella pandemia.

La malattia di Kawasaki è una condizione normalmente rara che colpisce in genere i bambini di età inferiore ai cinque anni. Fa infiammare e gonfiare i vasi sanguigni. I sintomi tipici includono febbre ed eruzione cutanea, occhi rossi, labbra e bocca secche o screpolate, arrossamento sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi e ghiandole gonfie. In genere, circa un quarto dei bambini affetti presenta complicazioni cardiache, ma la condizione è raramente fatale se trattata in modo appropriato in ospedale. Non è noto cosa scateni la condizione, ma si ritiene che sia una reazione immunitaria anormale a un’infezione.  Lucio Verdoni, autore del rapporto dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dichiara: “Abbiamo notato un aumento del numero di bambini inviati al nostro ospedale con una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nel periodo in cui Covid-19 stava prendendo piede nella nostra regione. Sebbene questa complicazione rimanga molto rara, il nostro studio fornisce ulteriori prove su come il virus possa influenzare i bambini. I genitori dovrebbero consultare immediatamente un medico se il loro bambino non sta bene. La maggior parte dei bambini si riprenderà completamente se ricevono cure ospedaliere adeguate”.

Torniamo negli Stati Uniti. Poche ore prima dell’allerta di Cuomo, già il sindaco di New York Bill de Blasio aveva affermato che 52 casi della sindrome erano stati segnalati a New York City, con 10 potenziali casi in fase di valutazione. Tra i morti della settimana precedente c’erano un bambino di 5 anni, uno di 7 anni e una ragazza di 18 anni. Prime vittime per le quali è stata individuata la causa nella sindrome che sembra collegata al nuovo coronavirus. “Questa è una situazione davvero inquietante”, ha detto Cuomo nel suo briefing quotidiano del 12 maggio mattina. “E so che i genitori in tutto lo Stato e in tutto il Paese sono molto preoccupati per queste notizie, ed è giusto che lo siano”.

La nuova malattia pediatrica ha cominciato ad apparire nella regione nelle ultime settimane e medici e ricercatori stanno studiando come e perché colpisce i bambini. È come se il coronavirus si sia “ricordato” dei bambini finora abbastanza esenti dagli effetti del virus.

Il Connecticut ha riferito i suoi primi casi di sindrome lunedì 11 maggio. A partire da martedì, sei bambini dello Stato sono stati curati per il disturbo, hanno detto i funzionari. Altri tre bambini sono stati curati per la sindrome presso il Connecticut Child’s Medical Center di Hartford. Per due dei tre è stata confermata la malattia e la positività al coronavirus. Sempre lunedì, i funzionari sanitari del New Jersey hanno dichiarato che stavano indagando su otto potenziali casi della nuova sindrome pediatrica.

Nell’udienza del Senato, sempre martedì 12, il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, e il super consulente scientifico governativo Anthony Fauci hanno avuto uno scambio teso sul fatto che i bambini debbano tornare a scuola. Paul ha osservato che il tasso di mortalità nei bambini era basso e ha suggerito di riaprire le scuole per distretto. “Per quanto ti stimi, dottor Fauci, non credo che spetti solo a te prendere la decisione finale”, ha detto Paul. Fauci ha replicato: “Non mi sono mai reso conto che fossi quello che prende decisioni finali. Sono uno scienziato, un medico e un funzionario della sanità pubblica. Io consiglio in base alle prove scientifiche”. E ha avvertito che nel prendere decisioni sulla riapertura delle scuole, i funzionari non dovrebbero “pensare che i bambini siano completamente immuni dagli effetti deleteri” di Covid-19. Perché da qualche giorno sembra che non lo siano del tutto.

Scrivendo su Lancet un commento collegato al rapporto italiano, Russell Viner, presidente del Royal College of Pediatrics and Child Health della Gran Bretagna, scrive: “Sebbene l’articolo suggerisca una possibile sindrome infiammatoria emergente associata a Covid-19, è fondamentale ribadire, sia per i genitori sia per gli operatori sanitari, che i bambini in generale sono minimamente colpiti dall’infezione SARS-CoV-2. La comprensione di questo fenomeno infiammatorio nei bambini potrebbe fornire informazioni vitali sulle risposte immunitarie alla SARS-CoV-2 e sui possibili correlati di protezione immunitaria che potrebbero avere rilevanza sia per gli adulti sia per i bambini. In particolare, se si tratta di un fenomeno mediato da anticorpi, potrebbero esserci implicazioni per gli studi sui vaccini e potrebbe anche spiegare perché alcuni bambini si ammalano gravemente di Covid-19, mentre la maggioranza non è affetta o asintomatica”.

Gli autori dello studio italiano hanno effettuato una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche di tutti i 29 bambini ammessi alla loro unità pediatrica con sintomi della malattia di Kawasaki dal primo gennaio 2015 al 20 aprile 2020. Prima dell’epidemia di Covid-19, ogni tre mesi l’ospedale curava un caso di malattia di Kawasaki. Tra il 18 febbraio e il 20 aprile 2020, 10 bambini sono stati trattati per i sintomi della malattia. L’aumento non è stato spiegato da un aumento dei ricoveri ospedalieri, in quanto il numero di pazienti ricoverati durante quel periodo di tempo era di sei volte inferiore rispetto a prima che il virus fosse segnalato per la prima volta nell’area.

I bambini che presentavano sintomi ospedalieri dopo il 18 febbraio 2020 erano in media più grandi per l’età (età media 7,5 anni) rispetto al gruppo diagnosticato nei cinque anni precedenti (età media 3 anni). Sembravano inoltre manifestare sintomi più gravi rispetto ai casi passati, con oltre la metà (60%, 6 casi su 10) con complicanze cardiache, rispetto al solo 10% di quelli trattati prima della pandemia (2 casi su 19). La metà dei bambini presentava segni di sindrome da shock tossico, mentre nessuno dei bambini trattati prima del febbraio 2020 aveva questa complicazione. Tutti i pazienti, prima e dopo la pandemia, hanno ricevuto un trattamento con immunoglobuline, ma l’80% dei bambini durante l’epidemia (8 su 10) ha richiesto un trattamento aggiuntivo con steroidi, rispetto al 16% di quelli del gruppo storico (4 su 19).

Due soli dei 10 bambini trattati dopo il 18 febbraio 2020 sono risultati negativi per SARS-CoV-2 ad un test anticorpale. Gli altri 8 erano positivi. I ricercatori, peraltro, affermano che il test utilizzato non era accurato al 100% (sensibilità del 95% e specificità dell’85-90%), suggerendo che per i due bambini negativi il test abbia fallito dando due risultati falsi negativi. Inoltre, uno dei pazienti era stato recentemente trattato con un’alta dose di immunoglobulina, un trattamento standard per la malattia di Kawasaki, che avrebbe potuto mascherare eventuali anticorpi contro il virus.

Gli autori italiani dello studio su Lancet affermano che i loro risultati rappresentano un’associazione tra un focolaio di virus SARS-CoV-2 e una condizione infiammatoria simile alla malattia di Kawasaki nella provincia di Bergamo. I ricercatori affermano anche che i casi classificati come “malattia di Kawasaki” potrebbero essere correlati a Covid-19, poiché i sintomi erano diversi e più gravi nei pazienti trattati dopo marzo 2020. Tuttavia, avvertono che la loro segnalazione si basa solo su un numero limitato di casi e saranno necessari studi più ampi per confermare l’associazione. Avvertono anche che altri Paesi colpiti dalla pandemia di Covid-19 potrebbero aspettarsi un aumento simile di casi di malattia di Kawasaki. Ed è quanto sta accadendo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Il vero tema politico è riaprire ora le scuole o rinviare a tempi migliori? Il dibattito negli Stati Uniti è questo, con Fauci che chiede di lasciarle ancora chiuse e i politici che vogliono un ritorno rapido a una sorta di normalità. In Italia, per ora, il problema non si pone fino a settembre.

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