Negli animali è un comportamento istintivo isolare ed evitare altri esemplari malati o infetti.

Lo fanno le formiche raccoglitrici, lo fanno i pipistrelli vampiri, lo fanno i guppy o pesci milione e lo fanno i mandrilli. Molto prima che gli esseri umani venissero a conoscenza e iniziassero a “allontanarsi socialmente a causa del COVID-19”, gli animali in Natura praticavano istintivamente il distanziamento sociale quando uno di loro si ammalava.

In una nuova recensione pubblicata su Science, Dana Hawley, docente di scienze biologiche presso il Virginia Tech College of Science e i suoi colleghi dell’Università del Texas ad Austin, dell’Università di Bristol, dell’Università del Texas a San Antonio e dell’Università del Connecticut hanno evidenziato solo alcune delle molte specie non umane che praticano il distanziamento sociale, così come le lezioni apprese dai loro metodi per fermare la diffusione di infezioni batteriche, virali e parassitarie.

“Osservare gli animali può dirci qualcosa su cosa fare come società umana quando gli individui si ammalano e occorre proteggere sia loro sia la comunità”, dice Dana Hawley, che è anche membro del Global Change Center e del Center for Emerging, Zoonotic, and Artropod-Borne Pathogens, entrambi ospitati all’interno del Fralin Life Sciences Institute.

“Stare a casa e limitare le interazioni con gli altri è una risposta comportamentale intuitiva quando ci sentiamo male – ed è quella che vediamo in molti tipi di animali in natura – ma gli esseri umani spesso sopprimono questo istinto, con un grande potenziale danno per noi stessi e le nostre comunità, a causa delle pressioni per continuare a lavorare o frequentare le lezioni anche da malati “, aggiunge Hawley.

Abbiamo tutti avuto esperienza con una malattia. Ci si può sentire letargici e non riuscire a raccogliere le energie per alzarsi dal letto o uscire con gli amici. Senza rendersene conto, si sta praticando una forma di allontanamento sociale. Dal momento che non è scelta consapevole ma istintiva reazione alla malattia, Hawley e coautori della recensione su Science si riferiscono a questo come “allontanamento sociale passivo”. Naturalmente, è quanto osservato anche in specie non umane.

I pipistrelli vampiri, che si nutrono esclusivamente del sangue di altri animali, sono stati ben studiati perché sono altamente sociali, rispetto ai loro parenti pipistrelli che mangiano frutta e insetti. Poiché il sangue non è nutritivo ed è difficile da trovare quasi tutti i giorni, i pipistrelli formano forti legami sociali condividendo cibo e leccandosi il pelo a vicenda.

Per saperne di più sul loro “comportamento da malati” o su come il loro comportamento cambi in risposta all’infezione, i ricercatori iniettano ai pipistrelli un piccolo frammento di membrana cellulare di un batterio gram-negativo, un lipopolisaccaride batterico. La sostanza innocua innesca una risposta immunitaria e i loro comportamenti di malattia, come diminuzione dell’attività sociale e diminuzione della toelettatura, senza esporli effettivamente a un agente patogeno.

“La distanza sociale passiva nei pipistrelli vampiri è un ‘sottoprodotto’ del comportamento da malati”, spiega Sebastian Stockmaier, che ha guidato la revisione per l’Università del Texas ad Austin. “Per esempio, i pipistrelli vampiri malati potrebbero essere più letargici in modo da poter deviare l’energia verso una più efficace risposta immunitaria. Abbiamo visto che questo letargo riduce il contatto con gli altri e che i pipistrelli vampiri malati si puliscono meno a vicenda”.

I mandrilli mostrano anche comportamenti di cura per mantenere i loro legami sociali, così come la loro igiene. Tuttavia, questi primati altamente sociali sono strategici nei loro comportamenti di allontanamento sociale. Poiché i loro comportamenti di cura sono importanti per mantenere la loro posizione nella società, evitano compagni di gruppo contagiosi, aumentando occasionalmente il rischio di infezione solo per continuare ad accudire i loro parenti stretti infetti.

Ancora, molti tipi di formiche praticano una forma di allontanamento sociale attivo. Nel corso dell’evoluzione, alcune specie di formiche si sono adattate ad abbandonare i loro gruppi affiatati quando si sentono male. In questi casi, il sacrificio dell’individuo infetto è visto come un atto di bene pubblico per proteggere il resto della colonia e portare avanti i geni che manterranno fiorente la colonia strettamente correlata in futuro.

Ma ci sono altri casi in cui gli animali sani fanno di tutto per escludere membri malati dal gruppo o per evitare del tutto il contatto con loro. Le api sono un altro gruppo di insetti sociali il cui obiettivo principale è fare tutto per il bene maggiore dell’alveare e della loro regina. Quindi, quando le api infette vengono individuate all’interno dell’alveare, le api sane non hanno altra scelta che escludere le api infette, espellendole in modo aggressivo dall’alveare. Cacciate via.

In altre specie, gli individui sani sono quelli che lasciano il gruppo per proteggersi dalle malattie, ma spesso a caro prezzo. Per ridurre il rischio di contrarre o trasmettere un virus, le aragoste spinose caraibiche sane abbandonano la loro tana quando rilevano un membro del gruppo infetto. Non soltanto questo si traduce nella perdita di protezione all’interno del gruppo e della loro tana, ma le espone anche a predatori mortali nell’oceano aperto. Corrono il rischio pur di evitare un virus altamente letale.

Sebbene non tutti i casi siano così gravi, la riduzione delle interazioni sociali comporta sempre conseguenze di qualche tipo, inclusa la perdita di calore o avere maggiori difficoltà a trovare il cibo.

Sfortunatamente, gli esseri umani hanno acquisito fin troppa familiarità con i costi e i benefici dell’allontanamento sociale dall’inizio della pandemia Covid-19. Ma la Hawley dice che in realtà ci sono molti modi in cui abbiamo modificato il nostro comportamento nel bel mezzo della malattia, senza nemmeno rendercene conto.

“Covid-19 ha davvero evidenziato i molti modi in cui usiamo il comportamento per affrontare la malattia – sottolinea la scienziata -. Penso che tutti noi abbiamo inconsciamente utilizzato questi tipi di comportamenti per tutta la nostra vita, e solo ora si sta mettendo a fuoco l’importanza che questi comportamenti sono utili a proteggerci dalle malattie infettive. Se sei seduto su un aereo e qualcuno accanto a te tossisce, potresti essere meno propenso a voler parlare con lui, o potresti sporgerti da un lato del sedile allontanandoti da chi tossisce. Ci sono così tanti modi in cui stiamo alterando il nostro comportamento per ridurre al minimo il rischio di malattia e lo facciamo tutto il tempo senza pensare perché è evolutivamente radicato in noi”.

Con la comparsa di nuovi mutanti del virus SARS-Cov-2, gli esseri umani dovranno continuare a indossare mascherine e a mantenere un distanziamento sociale per proteggere sé stessi e gli altri. A differenza degli animali in natura, gli esseri umani hanno sviluppato tecnologie per creare connessioni sociali e ponti mentre si trovano isolati e distanziati fisicamente dagli altri. Hawley ha anche esplorato la tecnologia virtuale come mezzo per compensare i costi di allontanamento sociale negli esseri umani in una recensione pubblicata in The Royal Society Proceedings B.

Che tu sia una formica raccoglitrice, un’aragosta caraibica o un essere umano, è chiaro che l’allontanamento sociale è un comportamento che avvantaggia sia noi come individui che la comunità che connette gli uni con gli altri. Pertanto, dobbiamo prenderci cura di noi stessi e degli altri praticando un comportamento ora più imperativo che mai: l’allontanamento sociale attivo.

 

 

 

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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