Vediamo nel dettaglio cosa vuol dire l’espressione HER2 positiva e perché è difficle la cura.

 

 

Come già scritto la statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha approvato ENHERTU (fam-trastuzumab deruxtecan-nxki – già noto come DS-8201), un farmaco anticorpo-coniugato (ADC) anti-HER2, per il trattamento di pazienti adulte con carcinoma mammario HER2-positivo non operabile o metastatico, già sottoposte a due o più terapie anti-HER2 per la malattia metastatica.

Questa indicazione è stata approvata tramite richiesta di valutazione accelerata, sulla base della percentuale della risposta del tumore e della durata di tale risposta al farmaco, dimostrate dai dati presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) e pubblicati online sul The New England Journal of Medicine.

L’approvazione definitiva per questa indicazione può essere condizionata alla verifica e descrizione dei benefici clinici forniti da un trial confermativo. Nel 2020 la richiesta di approvazione sarà sottoposta anche all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA). Il farmaco è firmato Daiichi Sankyo e AstraZeneca.

HER2 è la sigla di recettori cellulari per il fattore 2 di crescita epidermica. Proteine HER2 si trovano sulla superficie delle cellule del seno. Sono coinvolte nella normale crescita cellulare, ma possono diventare “sovraespresse”: questo significa che i livelli della proteina sono più alti del normale.

Se c’è sovraespressione nel tumore tutto è molto più complicato per la cura e per la facilità a metastatizzare. In questo caso è HER2 positivo, se invece risulta ai test HER2 negativo ha tutta un’altra strada terapeutica.

La scienza da tempo sta lavorando sui tumori difficilmente curabili, in questo caso il positivo. E ogni passo avanti è fondamentale. HER2 è stato scoperto nel 1980. I ricercatori hanno stabilito che la presenza di un eccesso di proteina HER2 potrebbe causare il cancro, favorirne la crescita e la diffusione più rapida e “cattiva”. Dalla scoperta il massimo impegno è stato dedicato alla ricerca sul come rallentare o modificare la crescita di questo tipo di cellule tumorali.

Circa il 25 per cento dei casi di cancro al seno sono HER2-positivo.

Negli ultimi 20 anni, sono stati compiuti progressi significativi nelle opzioni di trattamento per il cancro al seno HER2-positivo. Ma una volta che le pazienti affette da carcinoma mammario metastatico HER2-positivo subiscono la progressione della malattia, nonostante almeno due terapie anti-HER2 somministrate senza esiti positivi per la malattia metastatica, restano rare possibilità di trattamento. ENHERTU sembra avere il potenziale per rispondere subito positivamente in questi casi refrattari a tutto quanto fino a ieri esistente.

Lo studio che ha portato all’approvazione FDA ha valutato ENHERTU in monoterapia (5,4 mg/kg) in 184 donne affette da carcinoma mammario HER2 positivo metastatico. I risultati dimostrano una risposta oggettiva confermata del 60,3%, una risposta completa del 4,3% e una parziale del 56%. Al primo agosto 2019, la durata mediana della risposta è stata di 14,8 mesi (95%) e la sopravvivenza mediana libera da progressione di 16,4 mesi (95%), sulla base della durata mediana di follow-up di 11,1 mesi.

Qualcuno dirà: ma come? tutto ciò per guadagnare un anno, un anno e mezzo di sopravvivenza in più? Leggiamo tra le righe, questi risultati si sono avuti su pazienti già sottoposte inutilmente a più trattamenti e per le quali ormai non c’erano alternative. Le pazienti arruolate in DESTINY-Breast01 sono state sottoposte a una mediana di 5 precedenti terapie (range: 2 -17) nella malattia localmente avanzata/metastatica. Tutte le pazienti avevano precedentemente ricevuto trastuzumab, ado-trastuzumab emtansine, e il 66% di esse aveva ricevuto precedentemente pertuzumab.

E che quella parola mediana rispetto alla sopravvivenza va tradotta banalmente in chi ha risposto con una sopravvivenza per esempio di 12 mesi e chi di oltre 24 mesi. Peraltro, lo studio è ancora in corso, per questo approvazione immediata sperando anche che queste pazienti della sperimentazione, praticamente terminali, a 5 anni siano ancora con malattia stabilizzata.

E che cosa potrebbe accadere se il nuovo farmaco venisse somministrato all’inizio, prima di ogni altra cura? Questo va ancora sperimentato. Le premesse ci sono. E alcuni decessi nella sperimentazione sono dipesi da altra patologia, per esempio una malattia polmonare interstiziale sotto osservazione.

Il termine sopravvivenza, poi, seppur scientifico, suona veramente male a chi è colpito da questo tipo di tumore perché si aspetterebbe termini ben più speranzosi… Sia chiaro a tutti che oggi guadagnare mesi in buona qualità di vita e senza nuove metastasi o ritorno di quelle eliminate è molto più di una sopravvivenza. E guadagnare tempo per la scienza vuol dire anche arrivare in tempo affinché la speranza diventi realtà.

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Foto crediti: Envato Elelents (ove non diversamente specificato)

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