Alcuni cambiamenti biologici legati al morbo di Parkinson potrebbero essere presenti prima dell’insorgenza dei sintomi clinici e potrebbero potenzialmente aiutare a identificare individui nelle fasi iniziali dello sviluppo della malattia.

 

 

 

Cambiamenti nella composizione di circa un quarto delle specie microbiche intestinali in persone con una variante del gene GBA1 — associata a un rischio aumentato di morbo di Parkinson — potrebbero indicare che questi individui hanno maggiori probabilità di sviluppare la malattia, secondo uno studio pubblicato su Nature Medicine. 

I risultati suggeriscono che alcuni cambiamenti biologici legati al morbo di Parkinson potrebbero essere presenti prima dell’insorgenza dei sintomi clinici e potrebbero potenzialmente aiutare a identificare individui nelle fasi iniziali dello sviluppo della malattia.

Il morbo di Parkinson è una condizione neurodegenerativa caratterizzata da sintomi motori e non motori, che spesso si manifestano solo dopo una significativa perdita neuronale.

Sempre più evidenze suggeriscono che i cambiamenti del microbioma intestinale accompagnano sia il morbo di Parkinson consolidato sia la fase prodromica — il periodo durante il quale sintomi sottili possono precedere la diagnosi.

Comprendere questi cambiamenti può offrire nuove opportunità per l’identificazione precoce degli individui a rischio elevato.

Anthony Schapira, Stanislav Dusko Ehrlich e colleghi hanno analizzato dati clinici e fecali provenienti da partecipanti provenienti dal Regno Unito e dall’Italia: 271 persone con morbo di Parkinson, 43 portatori della variante GBA1 (un fattore di rischio genetico) senza sintomi clinici e 150 partecipanti controllati sani.

Hanno trovato 176 specie microbiche che differivano tra individui sani e affetti dalla malattia, con oltre un quarto del microbioma intestinale che cambiava abbondanza tra i due gruppi.

Di queste specie, 142 sono cambiate costantemente tra individui sani e coloro che portano la variante GBA1 ma non presentano sintomi di morbo di Parkinson.

Nei portatori della variante GBA1 senza la malattia, questa componente del microbioma somigliava a un modello intermedio tra quello dei gruppi sani e quelli colpiti, e la sua estensione era correlata con i primi sintomi.

Gli autori hanno osservato schemi microbici simili in tre coorti esterne negli Stati Uniti, Corea e Turchia, per un totale di ulteriori 638 casi di morbo di Parkinson e 319 partecipanti sani di controllo.

Questi risultati identificano un modello batterico intestinale distinto in persone che portano una variante genetica GBA1 ma non presentano ancora sintomi, indicando cambiamenti biologici precoci legati al morbo di Parkinson.

Gli autori osservano, tuttavia, che si trattava di uno studio trasversale e quindi non può determinare se i cambiamenti del microbioma siano predittivi di future malattie.

Saranno necessari studi longitudinali che seguano gli individui nel tempo per stabilire se il microbioma possa identificare in modo affidabile coloro che hanno maggiori probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson.